L'ignoranza è la forza

Fonte Immagine: ilblogdimadrugada

Ebbene sì, questo che vi accingete a leggere non è un pezzo per tutti.

Esso sarà profondamente, inequivocabilmente, tragicamente scorretto, politicamente e culturalmente. Per tale motivo, a chi è abituato ai soliti blog marcatamente inquadrati in un’ottica puramente convenzionale, in una società che preferisce pecore ai più che opportuni soggetti pensanti, suggerisco di non immergersi in quella che sarà l’intuibile visione irriverente di un jobsiano foolish. A chi, invece, sceglierà di inoltrarsi in questa lettura schietta e reazionaria, consiglio di rilassarsi con un fresco Vesper Martini e della buona musica, in perfetto stile POLITICALLY COCKTAIL.

Oggi voglio proporvi un argomento basato sulla più grande scoperta degli ultimi decenni: internet. Il web rappresenta, senza alcun dubbio, l’invenzione più rivoluzionaria dell’intero dopoguerra; un’intuizione geniale capace di ridurre le distanze e le barriere, mediante una valanga di notizie e attività multimediali che hanno stravolto la quotidianità dell’intero genere umano, tanto da far parlare addirittura di un’era pre e post internet.

Cerchi una notizia? Internet è la risposta!

Intendi acquistare oggetti senza spostarti da casa? Usi un’app.

Vuoi contattare un parente a migliaia di chilometri di distanza? La rete te lo fa addirittura vedere, in una sorta di videoconferenza futurista ed immediata. E praticamente gratis.

Questa nuova tecnologia, però, non considera solo insindacabili vantaggi. Perché, se tale conquista ha indubbiamente prodotto idee relazionali importanti, come possono essere i social, bisogna ammettere che ci ha consegnato, addirittura esaltandola, una fetta rilevante della peggior specie umana, né richiesta né tantomeno utile: l’esercito degli haters. Tali soggetti – odiatori, dall’idioma inglese - riescono a disquisire della scissione dell’atomo con la medesima semplicità con cui noi, gente della plebe, beviamo un caffè la mattina, appena svegli. Non si risparmiano per alcuna materia o problematica corrente: passano dalla politica internazionale al complotto farmaceutico-nucleare con una nonchalance invidiabile. Sono coloro che riempiono di insulti chicchessia, per poi tornare alla propria ordinarietà, senza batter ciglio; sono coloro che scrivono su Facebook come se stessero scrivendo sul proprio “caro diario”, nella propria stanza, al buio delle proprie menti contorte, inspiegabilmente ignari che a leggere possano essere, molto probabilmente, migliaia di conoscenti e non; sono coloro che proiettano la propria squallida esistenza, pigiando i muti tasti di un imperturbabile smartphone.

E’ questa la realizzazione pratica dello slogan orwelliano “IGNORANCE IS STRENGTH”: un’ignoranza imperante sfoggiata con orgoglio, basata sulla certezza di non avere dubbi, una magione incrollabile che si poggia su pile di libri non letti, palesata mediante una supponenza drammaticamente pericolosa, sicuramente incline alla censura (altro che l’intercalare storico di Lino Banfi, “porca puttena”!!!).

Sono figli della stupida logica dell’uno vale uno, quella innaturale teoria che consentirebbe ad un rispettabile analfabeta di sentirsi in dovere di controbattere un premio Nobel sullo stesso argomento per cui quest’ultimo ha studiato per anni, fino al sudato raggiungimento dell’ambito traguardo. Quell’abominio pseudo-filosofico che partorisce quelle ambizioni illimitate secondo le quali un dignitosissimo dipendente dello stadio San Paolo possa tranquillamente divenire ministro degli esteri, senza la minima preparazione istituzionale. Non ci si meravigli, poi, se la democrazia francese diventi millenaria, piuttosto che Pinochet un presidente venezuelano.

E mi scusino lor signori - in netto contrasto rispetto all’illogico ragionamento che nega, de facto, un invece auspicabile ritorno al merito ed alle competenze - se, nonostante le mie innegabili lacune, il mio voto non possa continuare ad avere la stessa valenza di quello di colei che rispose “è un momento differente”, alla legittima e prevedibile domanda di quel giornalista che le faceva notare la sua acclarata ipocrisia. Era un momento differente, certo, per il tempestivo ed irrazionale lievitare del reddito di una rispettabilissima segretaria di poliambulatorio che, calpestando le promesse di un popolo senza alternative, diveniva inspiegabilmente vicepresidente del senato. Si, l' ignoranza è davvero la forza!