La fortuna di avere un'Amica geniale

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Tutte le epoche televisive, non frazionabili in vere e proprie ere geologiche ma in blocchi di palinsesto, hanno il loro indiscusso dominatore. La RAI, che da qualche anno a questa parte ha iniziato a sfornare prodotti sempre più appetibili per un pubblico variegato, vede adesso il successo incontrastato de L’amica geniale, la fiction diretta da Saverio Costanzo.

Probabilmente, stando anche alle molteplici interviste delle attrici principali della serie, nessuno avrebbe pronosticato una presa così serrata sull’audience nostrano e non. Al di là infatti degli alti numeri fatti registrare in patria, la serie ha saputo imporsi anche al di fuori del Belpaese, risvegliando l’interesse di molti: i giornalisti del New York Times l’hanno definita un «intimo poema epico», mentre parecchi dei siti web più rinomati per la recensione di lungometraggi riportano valutazioni di tutto rispetto per The brilliant friend (95% di voti positivi su Rotten tomatoes e 8.5 su 10 su Metacritic).

D’altronde la produzione alle spalle è di tutto rispetto: Fandango si è occupata della distribuzione in Italia, mentre la HBO (per intenderci, il colosso alle spalle di Game of thrones nonché la più anziana emittente televisiva degli States) ha provveduto al travalicamento dei confini nazionali.

Mamma Rai ci ha abituato, negli anni addietro, ad una programmazione basata su serie tv ad episodi che strizzavano l’occhio al giallo (Don Matteo, Il commissario Montalbano e con lui tutta la vagonata di suoi omologhi) o che si attestavano su trame da soap opera in cui gli intrecci venivano srotolati e raggomitolati all’infinito (Un posto al sole, Il paradiso delle signore). L’amica geniale non solo capovolge questa normalità, ma si presenta come vero e proprio fenomeno internazionale. Uno dei principali fattori di riuscita è la derivazione dell’opera dalla straordinaria tetralogia di Elena Ferrante dal titolo omonimo. I testi dell’autrice candidata allo Strega nel 2015 rapiscono il lettore e lo catapultano in una pulsante e credibilissima periferia napoletana del secolo scorso, in un contesto logorato dalla povertà e dalla violenza. Costanzo e Alice Rohrwacher (autrice di Lazzaro felice e co-direttrice de L’amica) sono stati molto attenti a non stravolgere le intenzioni della “sceneggiatura” letteraria da cui hanno attinto, ereditandone sviluppo e temi. Un altro focus essenziale va fatto sulle attrici: vista la predominanza delle voci femminili nello svolgimento della trama, basata sull’amicizia (come da titolo) intessuta tra Lenù Greco e Lila Cerullo, il cast principale risulta formato da ragazze talentuose e giovanissime. Rispettivamente Elisa del Genio e Margherita Mazzucco nei panni di Lenù bambina e adolescente, cui corrispondono Ludovica Nasti e Gaia Girace nel ruolo di Lila. Una nuova leva di interpreti femminili che non sfigurano affatto, anzi: riescono perfettamente a reggere il peso di due personaggi per nulla mansueti né accondiscendenti verso le rigide e ingiuste norme patriarcali del loro periodo, dotate di un intelletto raffinato e di una sensibilità fuori dal comune.

Il miscuglio nato da un bestseller di prim’ordine, una ben orchestrata opera di direzione e distribuzione, una messinscena magistrale e tramite i caratteristi giusti ha – giustamente – trascinato L’amica geniale nell’albo delle migliori serie tv italiane di cui si abbia memoria, affiancabile forse al solo The young pope di sorrentiniana matrice per l’eco generata a livello mondiale. La serie approfondisce tematiche profondamente attuali pur riuscendo agevolmente nel suo intento di intrattenere e mantenere col fiato sospeso gli spettatori. Lila e Lenù si fanno prima vittime, quindi artefici in prima persona di una sorta di rivoluzione rosa che parte dal Rione nei pressi di Piazza Garibaldi (Napoli) in cui la prima parte della storia è ambientata per poi propagarsi a tutto il resto della città, e chissà se più in là ancora. Il racconto assume significato su più piani, sollecitando chi guarda ad accogliere i diversi messaggi che ciascun episodio vuole comunicare: l’osservazione delle fasi più o meno comuni che si susseguono in una mai semplice relazione personale tra individui tanto sovversivi quanto complessi e delicati come appare evidente dalla caratterizzazione delle due protagoniste; la quantomai difficile esistenza in un momento storico dominato dall’indigenza e dalla rinuncia, momento in cui persino lo studio veniva interpretato come un ozio che non ci si poteva concedere, un puro trastullo per ricchi; il profondo gap manifestatosi tra uomini e donne, rigorosamente separati e distanti in quanto a desideri e possibilità future e fin da subito consapevoli dei loro obblighi nei confronti della famiglia e della società. A partire dalla terza stagione, tra l’altro, a questi già ampi contenuti viene a sommarsi una sempre più centrale riflessione politica, ultimo tassello verso la completa emancipazione del genere femminile, stanco di dover assistere da bordocampo al divenire storico.

È forse questo insieme di pregni significati che fa de L’amica geniale uno dei must della produzione “cine-episodica” nostrana e non. Un ulteriore stimolo alla visione? Il set napoletano e – piccola nota campanilistica – ischitano che la fanno da padrona.