La geopolitica del covid

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Con l’annuncio di Pfizer prima e Moderna poi, è cominciata ufficialmente la corsa al vaccino anti covid 19. Ha inizio la terza fase della pandemia, dopo la scoperta del virus con le sue nefaste conseguenze ed il tentativo più o meno maldestro di conviverci, quella che porterà alla soluzione del problema? Da un punto di vista clinico, probabilmente sì, ma la partita che si sta giocando nel mondo sulla pelle degli ignari cittadini, è molto più importante, anzi storica. La pandemia avrà come effetto più duraturo e dirompente il cambiamento della leadership economica mondiale ed anche una rivoluzione geopolitica. La Cina, paese dal quale è arrivata la tragedia, è stata anche la prima ad uscirne, grazie alla strategia delle 3T: testare, tracciare, trattare. Un modello che l’Oms aveva caldeggiato per bloccare i contagi, ma che poi è stato totalmente ignorato. In questo modo l’impero del dragone ha accumulato un vantaggio temporale che si è trasformato ben  presto in un beneficio economico.

Lo scorso 19 ottobre l’Ufficio nazionale di Statistica cinese ha sancito che la crescita economica del paese ha invertito il proprio trend da negativo a positivo, e ha registrato un aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Secondo stime del Fondo Monetario Internazionale, la Cina sarebbe oggi la prima economia al mondo e avrebbe superato gli USA. Nello specifico, il PIL cinese, dopo aver registrato una perdita del 6,8% nel primo trimestre dell’anno rispetto al 2019, nei tre mesi successivi è tornato a crescere con un aumento del 3,2%, ed ha invertito il trend in diminuzione. Tale tendenza è stata poi confermata nel trimestre luglio-settembre, quando il PIL ha avuto un aumento del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Secondo il “World Economic Outlook Report”, rilasciato dal FMI, nel 2020, l’economia mondiale registrerà una contrazione del 4,4% e la Cina sarà l’unica grande economia ad avere una crescita positiva. Secondo le stime elaborate sia dal FMI, sia dalla CIA, l’economia cinese sarebbe ad oggi la maggiore economia mondiale e avrebbe superato quella degli Stati Uniti di 1/6, attestandosi a 24,2 trilioni, contro i 20,8 trilioni degli USA.

La crescita dell’economia e del PIL hanno consentito alla Cina di aumentare costantemente il budget destinato alla spesa militare, rendendo le proprie forze armate una potenza di bilanciamento regionale. Inoltre, nel 2020 la spesa in ricerca e sviluppo supererà quella degli USA. Alla luce di tali considerazioni, la Cina sta diventando un attore geopolitico ancor più autorevole nel contesto globale.

L’annuncio dell’efficacia dei primi vaccini è finora un’eccellente notizia solo per i paesi ricchi. Quasi tutte le dosi che le aziende prevedono di produrre nel 2021 sono già state prenotate da Usa, Europa e Giappone. Le nazioni più povere del mondo rimangono, invece, ancora alla finestra e guardano con speranza ai vaccini prodotti dalla Cina e dalla Russia, che nella risposta alla pandemia trovano così un’occasione formidabile per espandere la loro influenza in aree come l’africa e il sud est asiatico.

Vladimir Putin ha già  annunciato che Mosca è pronta a fornire ai paesi più bisognosi i vaccini che sta sviluppando. Quello nello stadio più avanzato della sperimentazione è lo Sputnik V dell’istituto Gamaleya, che sembrerebbe efficace al 90%.

Anche se la Russia, prima di poter aiutare gli altri, ha bisogno di assicurarsi abbastanza dosi per poter vaccinare la propria popolazione. Questo spiegherebbe perché la Russia sia una delle poche nazioni a non fare ancora parte di Covax, l’iniziativa lanciata dall’Oms per garantire un’equa distribuzione del vaccino nel mondo. Il piano Covax, al quale solo gli Usa non hanno aderito preventivamente, stabilisce che le nazioni più ricche donino fondi per consentire la distribuzione dei vaccini ai 92 Paesi a basso o medio reddito, che altrimenti non potrebbero approvvigionarsi. Non si conosce l’importo della donazione della Cina, ma si sa l’obiettivo di due miliardi di dollari è stato raggiunto e superato grazie all’adesione di Pechino.

La vera differenza la faranno le dosi fornite direttamente ai bisognosi, ed è qua che il dragone ha un’occasione unica per espandere la propria leadership globale, una volta che sarà riuscito a mettere sul mercato una quantità sufficiente di vaccini.

Infine, oltre a Russia e Cina, bisognerà guardare anche all’India che, tra le nazioni che hanno prenotato più dosi, si candida al ruolo di futuro benefattore. Infatti, ci sono vaccini che si stanno sviluppando in India, i cui prezzi, data la grande capacità produttiva, potrebbero scendere molto velocemente, assicurandone la disponibilità alle nazioni a medio e basso reddito.