La leggenda di Rocky Balboa

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"Non è importante come colpisci, l'importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti." Questa affermazione rappresenta il fil rouge dell'intera saga: vinci solo se sai resistere, senza arrenderti mai.

Ed è anche la peculiarità che rende il personaggio di Rocky molto più tangibile, reale, andando persino a confondersi con il proprio ideatore, Sylvester Stallone. Come il suo prodotto cinematografico, Sly, agli inizi degli anni '70, era un emarginato, escluso da una società in perenne movimento, per nulla empatica, che "può metterti in ginocchio e lasciarti senza niente per sempre, se glielo permetti". Ma egli era un combattente, affrontava la quotidianità con "gli occhi della tigre". Ed è proprio "Eye of the tiger" la colonna sonora che vi consiglio, mentre vi accingete a leggere questo pezzo, una sorta di dovuta celebrazione di un eroe moderno, che ha ispirato le vite di intere generazioni, magari sorseggiando il famoso, intramontabile bibitone iperproteico costituito da cinque uova crude, la celeberrima colazione pre-workout dello Stallone Italiano.

 Personalmente, non sono solo un fan di Rocky, piuttosto un discepolo di un modo coraggioso di affrontare l'esistenza, rappresentato magnificamente da un pellicola che, pur vantando quasi mezzo secolo di storia, rimane sempre attuale: nevergive up!

E nel lontano 1975, Stallone aveva ogni motivo per gettare la spugna: la moglie era incinta, una carriera che non era mai decollata, solo 106 dollari in banca. Fu addirittura costretto a vendere il cane, un Bullmastiff di nome Butkus, per la cifra di 40 dollari (in seguito lo riacquisterà per ben 15mila dollari). Ma Sylvester sceglie di combattere, di andare avanti, con tenacia e dedizione. Il risultato diventa una sceneggiatura che gli farà vincere ben tre premi oscar, addirittura uno come miglior film dell'anno.

Eppure i presupposti erano tutt'altro che promettenti, il budget ammontava a circa 950mila dollari, cifra irrisoria e ridicola per Hollywood: gli abiti di scena erano vestiti personali degli attori; c'era un solo camper per tutti, quindi, un solo bagno ed un solo spogliatoio; le riprese dell'intero film furono realizzate in un mese soltanto, nel novembre del 1975, per penuria economica. Esemplificativa rimane la vicenda legata alla colonna sonora, "Gonna FlyNow", una delle più famose e riadattate musiche di tutti i tempi: il budget di 25mila euro non consentiva repliche, fu realizzata in sole tre ore e fu creata senza guardare le scene girate, perché non potevano permettersi l'acquisto di un proiettore. L'unico ad accettare l'incarico fu Bill Conti (in seguito anche autore della colonna sonora di karate kid ma di tanti altri successi cinematografici), in quel periodo disoccupato, viveva del lavoro della moglie, allora semplice segretaria.

 

Rocky non è solo un film sul pugilato, come in molti presumevano, ma è soprattutto una meravigliosa, normalissima, storia d'amore, in cui una fantastica Talia Shire dà vita, in un modo semplicemente sublime, all'amatissima Adriana Pennino, compagna di vita dello Stallone Italiano, sempre pronta a sostenerlo e a comprenderlo. La scena del loro primo appuntamento, che si svolge in una vuota pista di pattinaggio, nel giorno del ringraziamento, esprime esaustivamente il rapporto tra la coppia: due anime smarrite che si sostengono l'un l'altra, a vicenda, per il resto dei propri giorni.

 

Paulie Pennino, interpretato da Burt Young, all'origine fu, invece, concepito come personaggio femminile, la madre ebrea di Adriana: Stallone modificò il copione in un secondo momento, attribuendogli il ruolo del fratello di lei. Egli, con la medesima estrazione sociale di Rocky, amico di vecchia data di quest'ultimo, divenuto poi suo cognato, rappresenta ciò che Balboa sarebbe potuto diventare, se non avesse raggiunto il successo: un uomo depresso e costantemente arrabbiato, che nel terzo capitolo viene definito dallo stesso Stallone Italiano "invidioso e con l'animo del pezzente". E' indiscutibilmente "l'altro" compagno di vita di Rocky, "un fratello matto", parte integrante di una storia che ha beneficiato di un contributo fondamentale dal fedele, non sempre affidabile, amico di sempre del protagonista.

 Balboa, nel corso dei vari film, affronta vari pugili, progressivamente più forti, più veloci, più cattivi. Metaforicamente, possono rappresentare gli ostacoli che incontriamo durante il nostro cammino, giorno dopo giorno. E, come Rocky, abbiamo il dovere di affrontarli, con dignità ed impegno, consci che la vittoria non sta nel superarli puntualmente bensì, in caso di fallimento, nel riprovarci, tenacemente, senza mai mollare.

Dopo l'uscita, nel novembre del '76, il film fu stroncato dalla critica, la più spietata quella del New York Times, ma fu subito amato dal pubblico, che, nelle sale, applaudiva euforico all'evento a cui aveva appena assistito. Dalla famosa frase finale di Creed "Non ci sarà rivincita!", replicata dal repentino consenso liberatorio di Balboa "E chi la vuole!", seguiranno ben cinque sequel, con un incasso totale superiore ad un miliardo e duecento milioni di dollari. Un vero e proprio successo mondiale, che ancora oggi riveste prepotentemente il ruolo guida di tanti giovani che si rivedono in Rocky, nel suo modo di intendere la vita, nonostante tutto. Si, perché Stallone ha davvero previsto ogni forma di prova per il suo Stallone Italiano, compresa la perdita degli affetti più cari, Apollo, Mickey, la stessa Adriana. Ma, in un'ottica "the show must go on", egli riesce a continuare a sopportare, con estrema forza d'animo, ogni avversità. Accompagnato da una fede cristiana incrollabile, la primissima scena del primo Rocky si apre con un primo piano su un dipinto di Cristo, come ad inaugurare la leggenda; Balboa non inizia nessun incontro se non riceve la benedizione del suo parroco, padre Carmine, "così stasera se quello mi rompe almeno qualcosa mi rimane"; quando Adriana è in coma, per complicazioni post parto, Rocky si ritira in preghiera nella cappella dell'ospedale, giorno e notte, finché la sua amata non si risveglierà.

Nelle innumerevoli imprese, Rocky non è mai solo ma sempre sostenuto dai suoi compagni di viaggio. Oltre alla immancabile Adriana, c'è Apollo, lo spavaldo campione del mondo, il suo primo, vero rivale, l'ancora di salvezza, dopo la pesante sconfitta subita contro Clubber Lang, che comporterà la morte del suo manager. Il personaggio di Creed si ispira all'immortale Muhammad Alì e alla massima "Vola come una farfalla, pungi come un'ape", dalla guardia pressoché inesistente, mostra tutta la propria sicurezza nell'affrontare gli avversari, persino Ivan Drago, colui per mano del quale perderà la vita.

 Mickey Goldmill, interpretato dal grandissimo Burgess Meredith, già Pinguino nella serie televisiva Batman degli anni sessanta, è il manager di Rocky, la sua guida, colui che, considerandolo un figlio, lo porta sulla retta via quando nota un comprensibile smarrimento, trasformando, di fatto, un escluso in un eroe del popolo: "COME SAREBBE NON POSSO? NON CI SONO NON POSSO, NON ESISTONO!"