La mentha pulegium nella Valle dell’Ufita

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Valorizzare il territorio significa eviscerarne tutte le diverse potenzialità latenti e portarle all’attenzione di quante più persone possibili, affinché possano essere spunto d’indagine particolareggiata e settoriale. Il territorio irpino eccelle per una spiccata biodiversità che si traduce in una varietà di flora e fauna. 

Il termine scientifico mentha pulegium viene corrotto nella distorsione dialettale “pulieio” italianizzato in puleggio. Dall’etimologia, pulejum deriva da pulex, pulce. La Mentha pulegium è una pianta erbacea perenne conosciuta anche come “menta o mentuccia romana”. Più semplicisticamente il pulieio è una varietà di menta selvatica, in rapporto di species a genus, rectius è una specificità o diversità della famiglia della menta e più in particolare delle Lamiaceae.

La particolarità che la contraddistingue facendone un “unicum” è il caratteristico odore aromatico molto intenso. Il pulieio non è una scoperta recente ma il suo utilizzo era già noto nell’ antichità classica ai romani che la utilizzavano contro i disturbi respiratori. Si può trovare in abbondanza in tutta l’Irpinia fino ad un’altitudine di 1000 metri ma la zona più vocata è la Valle dell’Ufita. Il periodo di fioritura è da maggio a settembre e può raggiungere un’altezza anche di 30/40 cm. Cresce nei luoghi più disparati, prediligendo zone ombreggiate e umide. Il pulieio è stato storicamente definito anche "mentuccia" per le sue foglioline molto piccole rispetto alle foglie della menta comune, più colorito è l’appellativo di "menta della pulce", così come riporta Plinio.

Per diversi secoli, il pulieio è stato utilizzato come insetticida naturale per allontanare i parassiti, in particolare la pulce ma anche scarafaggi ed insetti nocivi. Utilizzato anche come rimedio abortivo, ad alte concentrazione l’olio essenziale di pulieio poteva indurre delirio o anche narcosi ma soprattutto aveva natura psicotropa. Secondo alcuni studiosi, anche se è opinione molto discorde, il pulieio era l’ingrediente segreto utilizzato insieme ad altre sostanze durante i misteri eleusini. Non solo in epoca classica ma anche nel Medioevo il pulieio aveva molteplici impieghi. Rimedio contro le contratture, espettorante unito al miele, potente afrodisiaco, depurativo, infuso contro l’impotenza, antidepressivo, utilizzato per lenire il dolore del parto o come decotto per favorire le mestruazioni, lenitivo contro le punture di insetti, antisettico con proprietà vermifughe, veniva somministrato ai bambini contro i parassiti intestinali.

Anche la magia popolare non disdegnava di utilizzare il pulieio unito ad altri ingredienti mediante rituali, sia per ingraziarsi i favori di una donna sia per legarla all’amato. In Irpinia viene preparato il sugo con il pulieio che contraddistingue il primo piatto con un gusto inequivocabile, intenso, deciso che rimanda alla cucina contadina, povera e genuina di un tempo. L’abbinamento inscindibile per eccellenza   è il pulieio   con i “cecatiell” ossia i cavatelli freschi, pasta incavata   per essere più digeribile. I “cicatiell co lo pulieio” costituiscono attualmente il piatto tipico irpino per antonomasia. In più occasioni chef stellati se ne sono interessati e la curiosità di un primo piatto così semplice ma così sui generis ha carpito anche l’attenzione e lo stupore di trasmissioni televisive nazionali che più volte sono giunte in Irpinia per mostrare le varie fasi della preparazione fino al piatto finito. Soprattutto in estate ci sono diverse manifestazioni gastronomiche sparse in diversi paesi irpini che propongono questo primo piatto. In primis Grottaminarda, Montecalvo Irpino, Bonito, Melito Irpino, Montemiletto, Mirabella Eclano, Torre le Nocelle, Frigento hanno valorizzato molto questa tradizione culinaria. Oltre ai ”cicatiell con pulieio”, altra pasta sempre rigorosamente fatta a mano che si sposa bene con il pulieio sono “le laine” (tagliatelle).