La situazione carceraria italiana

Fonte Immagine: web

Prendendo le mosse dall’ultimo rapporto Antigone, associazione per i diritti e le garanzie dei detenuti, relativo ai primi mesi del 2021, numerato come XVII rapporto, possiamo tracciare un quadro chiaro, lampante ed oggettivo, di quella che è la situazione nelle carceri italiane e analizzarne le criticità peculiari.

La prima cosa che immediatamente balza all’attenzione del lettore riguarda alcuni luoghi comuni che da anni sono immediatamente connessi, in primis, circa la composizione della popolazione carceraria. Si crede erroneamente che la stragrande maggioranza della popolazione ristretta in carcere sia costituita da extracomunitari o comunque da immigrati e solo una minima parte da italiani. I dati numerici, da anni, smentiscono questa falsa convinzione dato che gli stranieri, in toto, sia provenienti dall’area europea che extra europea, rappresentano solo il 32,5% del totale della popolazione detenuta, con un calo sensibile se paragonati ai dati del 2019 che si attestavano attorno al 37%.

Altro mito da sfatare, assolutamente non secondario, riguarda l’opinione pubblica che considera la magistratura italiana particolarmente clemente, ma la criticità precipua riguarda la “vexata quaestio” circa l’endemico sovraffollamento delle carceri. E’ doveroso ricordare che nel 2013 l’Italia è stata condannata, con sentenza all’unanimità, dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Cedu che proibisce apertis verbis, il trattamento disumano o degradante, definito dalla stessa giurisprudenza della Corte di Strasburgo come principio fondamentale delle società democratiche. La Corte di Strasburgo, nel caso di specie, aveva accolto le istanze di ricorso di sette detenuti che lamentavano la carenza e il mal funzionamento di quei dispositivi minimi per condurre una vita dignitosa, in primis la mancanza di acqua calda, ma soprattutto uno spazio vitale “adeguato” dato che in questo caso lo spazio si attestava a 9 mq per tre persone compreso anche il volume del mobilio in dotazione. Da questa storica sentenza Torreggiani poco o nulla concretamente è cambiato nelle carceri italiane in tema di una migliore vivibilità. Il vulnus è dovuto sia ad una carenza cronica di organico sia soprattutto per carenze strutturali che richiederebbero o la conversione di istituti già esistenti nel patrimonio dello Stato o nella costruzione ex novo di strutture carcerarie più moderne e funzionali. Per meglio comprendere la portata del fenomeno è opportuno citare di nuovo i numeri. Al febbraio del  2021, la popolazione carceraria è di circa 53700 detenuti.

E’ necessario ulteriormente sottolineare che di questi 53700 detenuti totali sono inclusi sia condannati con pena definitiva sia persone in attesa di giudicato. Questo è un dato non trascurabile anzi un dato da analizzare, particolarmente significativo che va a collegarsi e a scontrarsi con la lungaggine del processo penale. Attualmente quasi il 16,5% dei ristretti in carcere è in attesa di giudizio. Il quadro della situazione carceraria italiana si completa estrapolando pochi altri dati cruciali. Il numero delle carceri è di 189 strutture, per una capienza attestata sui 50500 posti circa e il tasso di sovraffollamento toccherebbe picchi del 115%, mentre tra le strutture penitenziarie più affollate troviamo al primo posto Taranto, seguito da Brescia, Lodi e Lucca. Per quanto concerne il grado di scolarizzazione tra i detenuti, questo, risulta essere piuttosto basso. Solo uno su ogni dieci detenuti ha un diploma o una  laurea.

Un altro dato emergente riguarda il luogo di provenienza, in un ambito regionale, dei detenuti evidenziando la Calabria, la Campania, la Sicilia e la Puglia, seguite da Sardegna e Lazio. Interessante risulta anche capire quali sono i reati più frequenti. Anche su questo argomento, squisitamente di impronta criminale, i numeri fanno cadere miseramente diversi luoghi comuni legati alla prevalenza, secondo l’opinione pubblica, dei reati legati alla malavita organizzata e in particolare allo spaccio di stupefacenti.

I numeri invece attestano che al primo posto si collocano tutti i reati contro il patrimonio come furto, rapina, ricettazione, usura, truffa poi tutti i reati contro la persona, come omicidio, lesioni personali percosse e solo dopo i reati ascrivibili e connessi allo spaccio di stupefacenti. Per i reati più gravi puniti con l’ergastolo, si contano attualmente 1784 soggetti. Il problema del sovraffollamento carcerario ha interessato ed interessa politica, dottrina e giurisprudenza in particolare. E’ necessario un approccio esecutivo più concreto ed incisivo, garantendo un equo processo in tempi ragionevoli, senza trascurare l’integrità del contraddittorio, nel pieno rispetto del principio di legalità, in una visione assiologicamente orientata volta al rispetto dei principi costituzionali che devono essere guida, emblema ed indirizzo di uno stato democratico di diritto.

Attualmente la vita nelle carceri sembra essere terreno di indagine solo per gli addetti ai lavori e la società civile, tranne rare eccezioni, non risulta essere particolarmente sensibile alla tematica, ma dobbiamo essere guidati anche questa volta dai principi costituzionali, per cui la pena deve essere esclusivamente volta alla rieducazione e risocializzazione del detenuto, affinchè  espiata la pena, il detenuto ne esca  come homo novus, rigenerato e pronto a svolgere la sua parte in una società sempre più confusa. Soprattutto la pena detentiva deve necessariamente essere irrogata quale extrema ratio, quando le diverse misure alternative non riescono a garantirne il reinserimento del reo nella società. Soprattutto è anche dal sistema carcerario, rectius dall’efficienza e vivibilità nelle carceri che si misura il grado di civiltà e integrazione raggiunto da una nazione.