La stazione

Fonte Immagine: ibs

La Stazione fa parte di una raccolta di ballate, Controcorrente, di Pietro Vincenzo Capaldi, composte al ritmo di quelle degli antichi trovatori, nelle quali si cantano le gesta invisibili di sconosciuti eroi che non si rassegnano alla desacralizzazione della vita in atto nel pianeta, decretata da un proteiforme pifferaio di Hamelin, che crudelmente si impossessa del corpo e dell’anima dei suoi abitanti.

Un’antologia di archetipi, simile a quella descritta da Lee master nella sua Spoon River, che non sanno rinunciare al loro gioioso destino, che si snoda di sconfitta in sconfitta lungo le pieghe dell’eternità, in uno scenario deprimente nel quale i morti sono i vivi, destinati a non risvegliarsi forse mai più.

Un canto corale puro e beffardo, di chi non ha più nulla da chiedere perchè ha già riconosciuto al termine di ogni battaglia persa, come riflesso in uno specchio, il senso luminoso delle loro esistenze che si protraggono al di là dello spazio e del tempo, e che nessuno potrà mai oscurare e cancellare.

 La stazione

Nell’atrio vuoto di una stazione,

Si era appoggiato un viaggiatore,

Aspettava l’una per partire,

Con lo zaino in spalla e poche lire.

Aveva gli occhi sui binari,

E con la testa tra le mani,

Si immaginava il Sol Levante,

Un luogo ameno e sorprendente.

E lo osservava un vagabondo,

Anche lui in partenza ma per il tramonto,

Con la sua vita dentro un sacco,

E poche sigarette nel suo pacco.

Senza treno per viaggiare,

Senza letto per dormire,

Senza l’arte di nessuno,

Per fare a botte col futuro.

Era arrivato anche un soldato,

Dall’aria stanca e preoccupato,

Che di esplorare l’altro mondo,

Non si sentiva in quel momento.

E lo noto’ il vagabondo,

Che nella testa girava il mondo,

E cerco’ di dirgli con gli occhi stanchi,

Che si muore meglio con pochi rimpianti.

Quel soldato lo capi’ e con la testa fece di <>,

Perché ancor prima di partire,

s’immaginava di tornare.

Poi si rivolsero al viaggiatore,

Che si avvicino’ e porto’ da bere:

<< Facciamo un brindisi ai nostri viaggi,

Di stenti, paure, e di buoni presagi..>>

Finalmente si rilassarono,

E per un momento non si sentirono,

Come si sente un condannato, 

Prima d'essere impiccato.

E sorvegliava la stazione, 

Con il suo sguardo di speranza,

Con il suo odore di partenza,

Offri' le mura per riposare,

E spedi' una preghiera per farli tornare.