La tregua di Natale

Fonte Immagine: avig

Era una guerra, diversa dalle precedenti perché coinvolse nazioni di tutto il mondo: era la “Grande Guerra”.
Più di 15 milioni di uomini donarono la propria vita alla causa, 20 milioni furono i feriti. Le stime più alte arrivano addirittura a 65 milioni di vittime tra militari e civili. Come se un’intera nazione fosse sterminata, estinta. Fu il più sanguinoso evento bellico della storia.

Impensabile che durante una strage di tale portata potesse trovare spazio un piccolo ma significante raggio di luce. Eppure fu così. Nonostante boicottaggi e censure da parte dei comandi di Germania e Francia, la storia ci consegna la memoria di un evento simbolo della vera indole dell’uomo, quella che ci distingue da ogni altro essere vivente: l’umanità. E parlare di umanità, in un contesto del genere, è drammaticamente rivoluzionario. Lettere e foto di soldati in trincea testimoniano che, durante la vigilia di Natale del 1914, vi fu una tregua spontanea tra militari tedeschi, inglesi e francesi. Alcuna autorizzazione era stata accordata dalle rispettive autorità, le quali vietarono categoricamente altre manifestazioni in tal senso. Fu un atto di disobbedienza, al fine di assecondare un riscoperto principio di fratellanza che nemmeno la guerra poteva insabbiare. Era un vero miracolo di Natale, degno di un racconto di Dickens.

Tom era uno dei soldati inglesi che scrisse alla sorella Janet dell’atipico, insperato accadimento: << (…)Ma quando la sera è scesa sulla vigilia, la sparatoria ha smesso interamente. Il nostro primo silenzio totale da mesi! Speravamo che promettesse una festa tranquilla, ma non ci contavamo. Di colpo un camerata mi scuote e mi grida: “Vieni a vedere! Vieni a vedere cosa fanno i tedeschi!”. Ho preso il fucile, sono andato alla trincea e, con cautela, ho alzato la testa sopra i sacchetti di sabbia. Non ho mai creduto di poter vedere una cosa più strana e più commovente. Grappoli di piccole luci brillavano lungo tutta la linea tedesca, a destra e a sinistra, a perdita d'occhio. “Che cos'è?”, ho chiesto al compagno, e John ha risposto: “Alberi di Natale!”. Era vero. I tedeschi avevano disposto degli alberi di Natale di fronte alla loro trincea, illuminati con candele e lumini. E poi abbiamo sentito le loro voci che si levavano in una canzone: “Stille nacht, heilige nacht…”. Il canto in Inghilterra non lo conosciamo, ma John lo conosce e l'ha tradotto: “Notte silente, notte santa”. Non ho mai sentito un canto più bello e più significativo in quella notte chiara e silenziosa. Quando il canto è finito, gli uomini nella nostra trincea hanno applaudito. Sì, soldati inglesi che applaudivano i tedeschi! Poi uno di noi ha cominciato a cantare, e ci siamo tutti uniti a lui: “The first nowell the angel did say…”. Per la verità non eravamo bravi a cantare come i tedeschi, con le loro belle armonie. Ma hanno risposto con applausi entusiasti, e poi ne hanno attaccato un'altra: “O tannenbaum, o tannenbaum…”. A cui noi abbiamo risposto: “O come all ye faithful…”. E questa volta si sono uniti al nostro coro, cantando la stessa canzone, ma in latino: “Adeste fideles…”. Inglesi e tedeschi che s'intonano in coro attraverso la terra di nessuno! Non potevo pensare niente di più stupefacente, ma quello che è avvenuto dopo lo è stato di più. “Inglesi, uscite fuori!”, li abbiamo sentiti gridare, “voi non spara, noi non spara!”. Nella trincea ci siamo guardati non sapendo che fare. Poi uno ha gridato per scherzo: “Venite fuori voi!”. Con nostro stupore, abbiamo visto due figure levarsi dalla trincea di fronte, scavalcare il filo spinato e avanzare allo scoperto. Uno di loro ha detto: “Manda ufficiale per parlamentare”. Ho visto uno dei nostri con il fucile puntato, e senza dubbio anche altri l'hanno fatto ma il capitano ha gridato: “Non sparate!”. Poi s'è arrampicato fuori dalla trincea ed è andato incontro ai tedeschi a mezza strada. Li abbiamo sentiti parlare e pochi minuti dopo il capitano è tornato, con un sigaro tedesco in bocca! Nel frattempo gruppi di due o tre uomini uscivano dalle trincee e venivano verso di noi. Alcuni di noi sono usciti anch'essi e in pochi minuti eravamo nella terra di nessuno, stringendo le mani a uomini che avevamo cercato di ammazzare poche ore prima. Abbiamo acceso un gran falò, e noi tutti attorno…>>.
Seguirono canti e scambi di poveri ma preziosi doni. Si organizzarono persino partite di calcio.

Oggi, centosei anni dopo, non siamo in guerra, non ci troviamo nelle trincee piene d’acqua a causa dell’incessante pioggia a svuotarle con pentole e padelle. Il fango non ci sporca e il gelo non ci fa paura. Viviamo in calde case, con ogni comfort e tecnologia. Non patiamo la fame e non temiamo gli spari nemici. La nostra situazione, in quanto a condizioni oggettive, non è minimamente paragonabile a quella del 1914.

Ma risulta tutto così insopportabilmente ipocrita. Non possiamo rinunciare al valore del Natale solo perchè un agglomerato di abusivi oligarchi ci impone di non rispettare la nostra tradizione più simbolica, in compagnia di genitori e figli.
Il cashback, che si traduce in assembramenti prevedibili nei negozi, era da evitare; il bonus vacanze, che diventa un affollare le spiagge italiane, sprovvisti di dispositivi di sicurezza imposti dalla legge e dal buonsenso, era da scongiurare. Il Natale è solo da onorare! Cenare o pranzare in compagnia del proprio padre, come del proprio figlio, non deve essere un reato. Il criminale, semmai ce ne fosse uno, è chi concepisce una prepotenza del genere e poi la rende giurisprudenza, mediante un decreto dai tratti schizofrenici e totalitari.

"Una legge ingiusta rende ingiusto uno stato", affermava Gandhi. Io dico che oltre all’ingiustizia evidente, vi è anche una volontà palese di estirpare i nostri valori più caratterizzanti: il tutto è semplicemente innaturale. Se quei soldati, trasgredendo volontariamente agli ordini specifici dei loro superiori, hanno ritrovato il coraggio necessario per poter affermare che il Natale è sacro, noi non abbiamo scuse per non seguire il loro esempio.

"La disobbedienza civile è necessaria quando le leggi sono contro la democrazia e la libertà. (Margherita Hack)