Lo zaffiro ed il manto di Madonna

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Lo zaffiro chiamato dagli antichi gemma delle gemme o gemma sacra era ritenuta pietra di grande durezza e di straordinaria colorazione. Anche allo zaffiro si attribuivano virtù medicali come a quasi tutte le pietre preziose. Galeno afferma che lo zaffiro, tenuto in bocca, preserva dal morso degli scorpioni e Dioscoride asserisce che lo zaffiro, pure tenuto in bocca, guarisce le piaghe intestinali. Rimedio contro le infiammazioni, calmante dei disordini amorosi, lo zaffiro era ritenuto utilissimo ai sacerdoti ed a tutti coloro che facevano voto di castità. Anche Plinio parla dello zaffiro, ma nella sua descrizione sembra che lo confonda con il lapislazzuli, giacché accenna a punti d’oro splendenti nella pietra, caratteristica appunto di quest’ultimo minerale. Secondo una leggenda singalese “gli zaffiri sono nati da due occhi di Daitya e, caduti nelle acque dei fiumi indiani, si sono moltiplicati preziosamente”.

Per il suo colore azzurro, lo zaffiro era ritenuto dagli antichi simbolo di magnanimità, di bontà d’animo, di fedeltà e ancora più anticamente quale simbolo di comando e sommo sacerdozio; infatti il Gran Sacerdote Egiziano che doveva distinguersi soprattutto per il suo amore alla giustizia ed alla verità, portava al collo una catena con incastonato un magnifico zaffiro chiamato la Verità.
Nella religione cristiana lo zaffiro era ritenuto simbolo della volta celeste e del “mantello blu” che la Regina dei Cieli, la Vergine Maria, stende con gesto materno su tutti i credenti nonché sui peccatori.
Per questo motivo lo zaffiro divenne l’emblema della Madre di Dio.
Anche lo zaffiro appartiene alla famiglia del corindone, un minerale costituito principalmente da ossido di alluminio; nel commercio è considerata tra le pietre di maggior valore. Infatti non sono rari gli esemplari che per la loro splendida colorazione e lucentezza superano, come per il rubino, persino il valore dei diamanti. A differenza del rubino, nel quale la colorazione rossa è dovuta alla presenza di cromo, nello zaffiro il colore blu, nelle sue diverse tonalità e gradazioni, è dovuto alla presenza del titanio e del ferro.
Tra gli zaffiri celebri si ricorda un esemplare di 951 carati rinvenuto nel 1827, altra pietra celebre, del peso di 136 carati è custodita nel museo mineralogico di Parigi. All’American Museum of Natural History di New York è custodito la Stella di Mezzanotte (Star of Midnight), una splendida pietra con taglio ovale e del peso di 115 carati.
In Sri Lanka, nella collezione privata di Macon & Marker, è conservato il Gigante Blu dell’Oriente (Blue Giant of the Orient), una magnifica gemma del peso di oltre 500 carati.
Lo zaffiro, a differenza del rubino, si trova nei diversi giacimenti in maggiore abbondanza. I giacimenti più importanti si trovano in Birmania (oggi Myanmar), in Thailandia, nello Sri Lanka, nel Madagascar e nel Kashmir. Il Kashmir, in particolare il distretto di Zanskàr e le aree limitrofe, è particolarmente famoso per fornire le gemme più pregiate, dal magnifico colore blu vellutato con sfumature tendenti all’azzurro fiordaliso; da questi giacimenti provengono le gemme note con l’appellativo di “Manto di Madonna”, rare e di incomparabile bellezza.

Nel cristianesimo acquistò importanza dopo che Papa Innocenzio III fece incastonare nell’anello pastorale uno zaffiro dello stesso blu del mantello con cui viene solitamente raffigurata la Madonna (e che poi diede il nome a uno dei colori più ricercati dello zaffiro, il color “Manto della Madonna” appunto).

Di dubbia origine etimologica, con scuole di pensiero che attribuiscono il nome al greco “sappheiros” - “azzurro” in contrasto con altre che ritengono che l’origine sia ebraica, da “sappir” - “la cosa più bella del mondo”, è certo che nell’antichità venivano riconosciuti nella pietra miracolosi poteri terapeutici capaci di curare addirittura ferite di scorpione
L’etimologia della parola zaffiro ci offre informazioni preziose riguardo alla sua fama magico-religiosa. In sanscrito zaffiro è sanipriya, ovvero caro a Saturno, in greco sappheiros, in latino saphirus, in arabo safir, o in ebraico sapphir - la cosa più bella.
Gli Egizi la chiamavano pietra delle stelle perché ritenevano muovesse gli astri in configurazioni favorevoli: essi la assimilavano a Maat, dea dell’esattezza e della verità.
Presso i Parsi, seguaci della religione di Zarathustra, lo zaffiro era la pietra del vero e della veggenza.
I greci la dedicarono a Giove, il padre degli Dei e la offrivano agli oracoli. Per i Buddisti lo zaffiro simboleggiava la verità, l’amicizia, l’amore, l’umiltà e il mistico fiore di loto, centro di energia sottile, ponte fra il materiale e il trans-umano.
Prima di adornare l’anello dei prelati della Chiesa, lo zaffiro era l’ornamento del magico Anello di Re Salomone, sovrano sapiente che sapeva incantare i demoni, dialogare con gli animali, e viaggiare senza corpo in altre dimensioni. Lo stesso Abramo, padre degli Ebrei, ne portava uno al collo come amuleto contro la malattia; si narra inoltre che di zaffiro, la quinta pietra del razionale, fossero le Tavole della Legge ricevute da Mosè.
Questa pietra è dunque emblema del divino per eccellenza, della permanenza, della fedeltà e della saggezza. Anticamente era simbolo di sommo sacerdozio e imperio. Significa anche allegria, concordia, castità, fama, fortuna, giustizia, pace, pietà, gentilezza ed innocenza.
Le pietre provenienti dal Kashmir, regione dell’Himalaya indiano, sono particolarmente apprezzate e quindi danno un valore superiore a queste pietre rispetto ad altre varietà. Provengono originariamente dalle miniere della catena dello Zanskar sull’Himalaya, notoriamente una località di difficile accesso.
Gli zaffiri più pregiati sono stati rinvenuti tra il 1880 e il 1950 nel Kashmir (India) in un giacimento oggi esaurito. La maggior parte dei Kashmir in circolazione è presente sul mercato come gemme da collezione o incastonate su gioielli antichi. Il colore è blu-violetto, detto blu fiordaliso, e la pietra ha il tipico aspetto vellutato che tanto lo fa apprezzare dagli intenditori.
Zaffiri di notevole bellezza provengono anche dal Myanmar (ex Birmania) dalle miniere di Mogok, sono caratterizzati dal colore blu intenso con tonalità più scure del Kashmir.
Partiamo dal nome, esistono infatti due teorie sull’etimologia del nome zaffiro, entrambe davvero entusiasmanti. La prima sostiene che lo zaffiro si chiami così per via del suo colore blu intenso, che in latino è noto come sappheiros. Altri sostengono che alla base dell’etimologia del termine sappheiros si trovi la parola sanscrita sanipriya, che significa votata a Saturno, non è infatti un caso che lo zaffiro sia indicato proprio come la pietra rappresentante questo pianeta. Per quanto concerne le caratteristiche fisiche, lo zaffiro è una pietra appartenente alla famiglia dei corindoni, reso speciale da quel blu molto intenso che può ovviamente cambiare tonalità, a seconda della tipologia di zaffiro, per esempio, tra i più noti al mondo si trova lo zaffiro del Kashmir, con una tinta che ricorda molto da vicino il fiordaliso. Gli zaffiri classici, comunque, tendono ad essere caratterizzati da una colorazione cangiante, se illuminati, infatti, diventano violacei.
Non da ieri, il blu dello Zaffiro ha ispirato sentimenti e pensieri di purezza e perfezione.
Nelle visioni della gloria di Dio, Ezechiele vide due volte “la somiglianza di un trono” che era “simile alla pietra di Zaffiro”.
Oggi sappiamo che lo Zaffiro appartiene alla famiglia del corindone e si presenta in una vasta varietà di colori: rosa, arancione, verde, giallo, viola e nero ma il blu intenso è il più pregiato ed è la colorazione che maggiormente è stata protagonista di leggende e antiche credenze che si perdono nella notte dei tempi.
Nella Bibbia, il colore incantevole degli Zaffiri fu usato figurativamente per descrivere le visioni della gloria di Dio: “sotto i piedi di Geova (Dio) c’era ciò che sembrava come un’opera di lastre di Zaffiro e per purezza come i cieli medesimi”. Sempre per il suo colore, lo Zaffiro fu collegato al concetto d’infinità dell’universo. L’antico popolo dei Persiani amava definire lo Zaffiro “lazvard”, letteralmente “che ha il colore del cielo sereno” essi ritenevano infatti che la terra fosse appoggiata su un enorme Zaffiro, il cui riflesso blu dava il colore al cielo, tanto da far chiamare la pietra anche “l’occhio del cielo”.
Una antica fiaba persiana ci racconta che i figli del re di Serendip (antico nome dello Sri Lanka) furono mandati in viaggio per sperimentare la realtà del mondo. Per caso i tre giovani Principi scoprirono cose meravigliose, tra queste una miniera di zaffiri. Da questa leggenda nasce l’origine del concetto inglese di “Serendipity” ossia la fortuna strepitosa nel trovare inaspettatamente cose di valore mentre si sta volgendo l’attenzione a tutt’altro.
Effettivamente, anticamente questa gemma proveniva esclusivamente dalle miniere dello Sri Lanka, ancora oggi la fonte mineraria di zaffiri più importante al mondo. L’area di maggior produzione si trova, infatti, nella parte sud orientale della grande isola cingalese a circa 60 chilometri da Ratnapura (“città delle gemme”).
Lo Sri Lanka non fu l’unica fonte mineraria famosa dall’antichità: ce ne furono infatti altre, come la regione del Kashmir in cui si trova una miniera rinomata in passato per la qualità cromatica delle sue gemme (il famoso “blu fiordaliso del Kashmir“), oggi quasi totalmente esaurita.

In epoca medievale questa gemma era indicata come “pietra del vescovo” poichè leggenda voleva che nel blu dello Zaffiro risiedessero i più alti e nobili valori spirituali dell’uomo e che la gemma fosse in grado di infondere saggezza, equilibrio di giudizio, giustizia e lealtà.
Di fama giunta sin ai nostri giorni, è lo Zaffiro di Sant’Edoardo gemma che appartiene tutt’oggi ai gioielli della corona inglese. Leggenda narra che il Re Edoardo la incastonò nel suo anello reale. Un giorno venne affiancato da un mendicante e non trovando denaro da donare al povero, il Re si sfilò il prezioso anello dal dito e lo diede all’uomo che, ringraziando, se ne andò. Anni dopo Edoardo ricevette la visita di due pellegrini che gli riportarono di aver visto in apparizione san Giovanni l’Evangelista. Il Santo disse loro che, travestito da mendicante, aveva ricevuto l’anello con lo Zaffiro dal re tanti anni prima, che desiderava gli fosse ora restituito e che lo avrebbe rivisto in paradiso di lì a breve. Così fu, il Re Edoardo il Confessore morì sei mesi dopo. Oggi la gemma è incastonata sulla sommità della Corona Imperiale.
Uno degli zaffiri più famosi della storia è incastonato in una superlativa collana chiamata Blue Belle dell’Asia, che riporta come pietra centrale il quarto più grande zaffiro della storia da 392,5 carati. Il gioiello è stato venduto all’asta da Christie’s nel 2014 a 17,3 milioni di dollari.
A giorni Sotheby’s metterà all’asta il più grande zaffiro mai rinvenuto nelle miniere del Kashmir. Con 55,19 carati, questa gemma spettacolare è montata su una spilla in cui presenzia come co-protagonista un altro zaffiro del Kashmir di ben 25,97 carati. A rendere ancor più esclusiva l'asta è la rarità della pietra preziosa: si ritiene infatti che sono solo 10 le gemme di oltre 20 carati battute all'asta dal 2015 ad oggi.
Leggenda vuole, che le tavole su cui furono scritti i dieci comandamenti fossero fatte di zaffiri!
Solo una mano divina avrebbe potuto inciderle. Solo una forza non comune avrebbe potuto spezzarle!
L’associazione al divino rimane a lungo presente nella cultura ebraico cristiana.
Il celebre re Salomone portava un importante zaffiro, che ne rappresentava la saggezza infusa da dio stesso. Qualcuno azzarda che la Stella a Sei punte (stella di David) sia stata ispirata dallo zaffiro stellato.
Nel Medioevo gli zaffiri rimangono appannaggio di pochi eletti, fra cui le alte sfere ecclesiastiche.
Si accostava l’immagine del cielo al mantello della Madonna. Si identificavano con queste gemme le virtù teologali.
Ad onor del vero, accanto a questa immagine mistica, c’è una tradizione più profana, che attribuisce agli zaffiri sconcertanti poteri fascinatori.
Apollodoro narra che la bella Elena, moglie di Menelao, indossasse un grande zaffiro. Si credeva che la gemma fosse la chiave della sua desiderabilità, e motivo per cui Paride ne restò così soggiogato da rapirla..causando la celebre guerra di Troia.
In realtà anche l’anello di Salomone pare servì per ammaliare la regina di Saba.
Scorrendo ancora un po’ la storia, troviamo un bel riferimento alle nostre pietre nella figura di Carlo Magno, che possedeva un amuleto sacro in cui tra due zaffiri aveva inserito una reliquia della Croce.
Donare gioielli con zaffiri era anche un modo per attribuire ruoli importanti nella gerarchia del potere. In un noto libro di G.F. Kunz, Rings for the Finger (Dover Jewelry and Metalwork), si trova citato il gesto emblematico del pontefice Innocenzo III, che regalò al re Riccardo I d’Inghilterra (cuor di leone) quattro anelli, fra cui uno con zaffiro, che rappresentava la speranza nella fede.
Molti altri personaggi come Ivan il Terribile, Rodolfo II, Caterina di Russia, imposero l’uso degli zaffiri nel loro corredo regale, come simbolo di potere non solo terreno ma anche temporale.
Il sovrano dell’ Impero Mogul, Shahbuddin Mohammed Shah Jahan (colui che volle l’edificazione del Taj Mahal) aveva addirittura un trono tempestato di zaffiri (Peacock Throne o trono del Pavone).