L’uomo in Irpinia tra Paleolitico e Mesolitico

Fonte Immagine: avig

Perché ci chiamiamo Irpini? E cos’è questo toponimo, oramai, se non un comodo sostantivo per designare una provincia della Campania? Però un tempo gli Irpini erano un popolo che ben si differenziava dagli altri, noi lo siamo? O la differenza tra province, regioni e Stati non è che meramente giurisdizionale e artificiale? Si conservano differenze culturali? Ed etniche? O l’Occidente è un unico grande monolite?

Credo che questa ed altre mille domande abbiano accompagnato, almeno una volta nella vostra vita, alcune vostre riflessioni circa la natura eziologica dell’onomastica, della cultura e dell’antropologia della vostra comunità, da quella più prossima a quella più remota.

Ed è proprio per cercare di rispondere a questi interrogativi che vi proporrò, nei limiti in cui le varie scienze lo concedano, una serie “in più puntate” della storia di noi Irpini in conclusione della quale scoprirete, contrariamente a quanto i moderni scientismi e le moderne settorializzazioni delsapere ci inducano a credere, chenon solamente vi sia un continuumsociologico, antropologico, storico, culturale, etnico tra noi e gli Irpini che furono (ché di fatti, cosa saremmo se non una di loro palingenesi?), ma altresì che vi sia un continuum empirico, tecnico, matematico e fisico fraciascuna branca dello scibile così come v’è un continuumlogico, teologico e teleologicotra lo spazio, il tempo e la sostanza nel cosmo e, infine, v’è un continuum simpatetico (nel senso stoico del termine) tra il cosmo e le innumerevoli parti di cui si compone.

In questo primo articolo mi occuperò di enunciare, seppur in maniera sintetica, quanto in nostro sapere nelle epoche più remote della vita umana, ovvero disquisendo del Paleolitico e del Mesolitico, per giungere in futuro a parlarvi della nostra storia più prossima, magari della società irpina all’epoca degli anni d’oro del Lupo in Serie A, passando per tutto ciò che la storia offra nel mezzo: del resto, historia magistra vitae.

Le particolari condizioni morfologiche e idrografiche dell’Irpinia hanno reso la nostra terra un’importante via di mezzo per gli uomini paleolitici, parimenti a quanto accaduto in età storica.Le predette condizioni resero possibili i primi transiti all’interno dell’Irpinia già durante il Paleolitico inferiore (2,5milioni-300mila anni fa), tant’è che resti di industrie litiche e di strumenti in selce sono stati reperiti presso le Cave di Gesualdo, ascrivibili alle facies dell’Acheulano (750mila-120mila anni fa) e caratterizzati dalla tecnica clactoniano-tayaziana: è questa difatti la testimonianza più antica di presenza umana in Irpinia che conferma l’esistenza di nomadi, capaci di cacciare qualsiasi tipo di selvaggina. Ancora a questo periodo sono ascrivibili di fatti altri resti di industrie litiche (chopper, bifacciale, scheggia di selce) reperite tra Frigento ed Andretta, le “Mandorle di Chelles” rinvenute a Montella e Sant’Angelo e dei manufatti litici reperiti in località Terme di San Teodoro presso Villamaina: quest’ultime, in particolari, mostrano una certa continuità con le fecies tipiche del Gargano. A questo punto, l’archeologia e la paleoantropologia riescono a ricostruire un primo quadro socioeconomico di questi cacciatori, i quali si desume vivessero in accampamenti stagionali e fossero indotti allo spostamento dai movimenti della selvaggina. Oltreché di caccia, costoro si cibavano pure di frutti spontanei offertidalla natura. È interessante notare come Fedele reputi i reperti di Frigento dei ritrovamenti d’eccellenza per importanza paleontologica e paleoantropologica, malgrado attualmente non nutrano di una considerazione così notevole, in quanto capaci di offrire a livello internazionale una buona conoscenza circa il rapporto tra uomo e materie prime nel Paleolitico: difatti, la sommità sulla quale oggidì sorge il centro storico di Frigento, grazie all’abbondanza inestimabile di materiale reperito in termini osteologici,si desume sia stato un punto d’osservazione strategico naturale per avere il controllo a 360° tanto del territorio più vicino quanto degli spostamenti più lontani, da dove potevano controllare il transito delle mandrie così come di eventuali invasori. Inoltre la copiosità idrica - sfruttata dai Romani in epoca storica con la creazione di numerose cisterne - unitamente alla naturale presenza di pietre idonee alla creazione di utensili primordiali furono indubbiamente elementi fondamentali per la scelta che gli uomini preistorici fecero del sito.

Gli scavi archeologici condotti presso Montemiletto invece hanno restituito illustri testimonianze del Paleolitico medio (300mila-35mila anni fa): sono emersi, oltre ai resti di fauna quali cervidi, rinoceronti e selvaggina, altresì una copiosa quantità d’industria litica riconducibile al Musteriano (120mila-35mila anni fa) lavorati con tecnica levalloisiana; la paleontologia ha da questo scavo evinto che il clima dell’avellinese abbia risentito in quegli anni di un passaggio da temperato umido ad una fase più arida. Ritrovamenti analoghi sempre riconducibili al Paleolitico medio si sono avuti, seppur di più modesta mole, presso Paternopoli, Avella, Frigento, Mirabella Eclano, Atripalda, Grottaminarda e Montoro Superiore. Importanti testimonianze della presenza umana del Paleolitico superiore (40mila-10mila anni fa) ci sono offerte dagli scavi di Sala di Serino, dai quali emerge un’abbondanza di industria litica risalente al Proto-aurignaziano (31mila-30mila anni fa) e la presenza di un accampamento di cacciatori che soleva appiccare fuochi con legno di betulla e pino.

Sensibilmente più scarni sono invece i ritrovamenti archeologici ascrivibili al Mesolitico (12mila-10mila anni fa), sinora rinvenuti solamente presso Montoro e che hanno riportato alla luce numerosi pezzi di industria litica in selce e calcare consistenti in raschiatoi, coltellini in quarzite, lamelle, grattatoi; il rinvenimento di fossili appartenenti ad elementi della fauna quale ovini, capre selvatiche, marmotte e stambecchi fa pensare ad una tendenza proto-pastorale che diverrà poi più consistente nel neolitico, del qual periodo possediamo una notevole ed interessantissima mole d’informazione, di cui vi parlerò nella prossima puntata…

 

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