Mussolini in Irpinia

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Uno dei momenti apicali del Regime mussoliniano fu quello delle grandi manovre militari dell’anno XIV dell’Era Fascista (24-31 agosto 1936), che si svolsero nella piana del Dragone a Volturara, alla presenza del Duce – venuto ad Avellino con tutti i gerarchi -, e del re Vittorio Emanuele III. Fu l’apoteosi del Fascismo e dell’Impero, conquistato due mesi prima, con un discorso di Mussolini carico di enfasi che, come un antico tribuno romano, arringò la folla entusiasta, interrotto da fragorosi applausi e da grida del popolo in delirio.Il “Corriere della sera” pubblicò alcuni articoli per esaltare l’importantissimo evento, raccontando tutto il viaggio del Capo del governo in maniera meticolosa. Il Duce raggiunse l’Irpinia il 28 agosto proveniente da Napoli; egli raccontò la sua esperienza nel diario di viaggio, dove descrisse una provincia rurale e laboriosa, felice e dedita al culto dello Stato. Il Capo del Fascismo descrisse i paesi e l’ambiente circostante in maniera precisa e apparentemente sincera, col suo abituale stile giornalistico, secco e tagliente. Il primo giorno egli vide Avellino e attraversò i borghi di San Potito, Parolise, Salza, sino a raggiungere Volturara.Dalle pagine del suo diario emerge quanto Mussolini fosse stato piacevolmente colpito dalla città: “Lascio Avellino particolarmente suggestiva. La città vecchia mi piace, fra strade e vicoli emerge il duomo vetusto, solenne, mentre la città nuova è tutta ridente fra il verde”. Egli narra della prima salita a Volturara, descrivendo i borghi attraversati e soffermandosi sul fenomeno idro-geologico della piana: “In invero la Conca del Dragone raccoglie le acque che sorgono dal terreno per le falde loriche sotterranee e per le fiumane che si rovesciano dalle alture circostanti e si trasforma in un lago ma in primavera le acque per un fenomeno carsico si ritirano, scompaiono e la valle si trasforma in una zona erbosa fiorita invitante al pascolo ai numerosi greggi”.Quel giorno, l’autocolonna di Mussolini si fermò per una frugale merenda a Ponteromito, nei pressi di un gigantesco castagno. Tornato in città, egli visitò alcune istituzioni del Regime, in particolare le organizzazioni giovanili, assistendo alle marce dei balilla, alle evoluzioni degli avanguardisti e delle giovani italiane nel campo sportivo di piazza d’Armi, dove tenne una breve orazione.Il giorno successivo il Duce salì a Montevergine, restando affascinato dalla magia del luogo e dalla vita del monastero: “Vi si giunge per una strada impervia fra le selve e la dura salita del Partenio. Ad Ospedaletto d’Alpinolo la via è cosparsa di lauro e di mirto! […] Visito attentamente il Santuario riccamente adorno di marmi e di affreschi e custode di leggende e di lontane memorie. […] Pare che gli Osci vi avessero eretto un tempio a Cibele che Virgilio vi salisse per apprendere dai sacerdoti della Dea le profezie sibilline”.La mattina del 30 agosto, nella piana di Volturara Irpina, oltre 60 mila uomini sfilarono davanti al Duce e a Vittorio Emanuele III, re d’Italia e imperatore d’Etiopia, offrendo “uno spettacolo grandioso di forza e di spirito guerriero” come riportava in prima pagina “Il Popolo d’Italia”. In complesso, furono presenti sei divisioni di fanteria, con brigate motomeccanizzate, 200 carri armati, 2280 automezzi, 355 mortai, 400 pezzi d’artiglieria e 6900 fra cavalli e muli. Vessilli al vento, fra squilli di trombe e musiche marziali, le superbe Divisioni del Regio esercito si susseguirono nella massa dei fanti e degli artiglieri, dei bersaglieri e dei granatieri di Sardegna, degli alpini e dei carabinieri. Sfilarono anche quattro battaglioni di Camicie Nere, tributando onori impareggiabili a Mussolini, che aveva fortemente voluto l’aggressione all’Abissinia, facendo “rinascere l’Impero sui colli fatali di Roma”.Alle grandi manovre assistettero ministri e gerarchi fascisti di ogni ordine e grado (Ciano, Starace, de Bono, Balbo), ufficiali del Regio esercito (fra i quali il Maresciallo d’Italia Badoglio e il sottosegretario alla Guerra, generale Baistrocchi), addetti militari stranieri (le cronache ne riportano ben 61) e giornalisti accreditati. Oltre al Re, a rappresentare Casa Savoia c’erano Umberto principe di Piemonte, il duca Amedeo d’Aosta e la duchessa Anna d’Orléans, sua moglie. Una presenza autorevole ed esotica fu quella del principe ereditario dell’Afghanistan, Mohammed N. Shah, che, la mattina presenziò alle esercitazioni e la sera ascoltò il discorso mussoliniano “di pace armata”, tenuto nell’affollatissimo corso Vittorio Emanuele.Di ritorno dalla rivista, verso mezzogiorno, Mussolini in città inaugurò la lapide, sistemata sulla facciata principale di palazzo del Governo, che ricordava l’evento, le parole pronunciate dal Duce in quei giorni e l’affetto manifestatogli dal popolo irpino.A conclusione delle grandi manovre, Mussolini tenne il gran rapporto delle Forze Armate, con un discorso solenne. Alla sera, alle 19, il Capo del Governo parlò al popolo d’Irpinia, radunato nella città di Avellino dalle campagne più lontane e dai villaggi. Ascoltato alla radio da tutta Italia, egli suscitò un entusiasmo frenetico fra gli ascoltatori presenti e in quelli lontani, destando un impeto d’orgoglio e di commozione in tutta la nazione. Egli fece il punto sugli sviluppi seguiti alla recente conquista abissina, riaffermando l’opera compiuta da tutto il popolo italiano e aggiungendo la ferma promessa di continuare nello stesso stile “del tirar diritto”, che aveva portato alla vittoria contro le sanzioni e alla rinascita dell’Impero.Il viaggio in Irpinia terminò il 31 agosto, con una visita alle miniere di zolfo a Tufo e una sosta ad Altavilla Irpina: “Non sono ancora le sette quando esco da Avellino […] – così annotò il Duce nel suo diario – Dopo la visita alle miniere di zolfo mi compiaccio di una sosta sotto un folto di castagni […] Colazione a sacco. Dalle auto vengono recate delle provviste. È il tocco passato quando il viaggio riprende sotto un sole infuocato verso Potenza”. Così Mussolini salutava la provincia irpina.