Nero chiaro quasi bianco…quanto vale una vita umana?

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“Il valore di una vita, o di una sua componente, dipende da una pluralità di variabili che contribuiscono a formarne il prezzo: l’età, il lavoro, le prospettive di vita, il sesso. Il profondo realismo nell’analisi del capitale umano delle compagnie assicurative ha determinato che la vita media di un uomo vale molto di più di quella della donna. La vita di un giovane vale molto di più rispetto a quella di un vecchio. Quella di un professionista ha un valore maggiore di quella di un disoccupato. Tirando le somme, è stato stimato che il valore medio di una vita è di trecentoventiquattromila euro, centesimo più centesimo meno.”

L’avvocato Oreste Ferrajoli, con la j, attenzione, non con la i, perché la j "conferisce un tono regale a un cognome che si eleva da un contesto nazional-popolare affollato di Esposito, Russo e Ferraioli, appunto”, vive a Napoli e ha un’unica grande passione: gli insetti. Degli insetti si prende cura, parla con loro, confida loro ogni segreto e probabilmente sono gli unici a conoscerlo davvero. Tutti gli altri, inclusa la moglie, non sanno niente della menzogna in cui vive e che ha meticolosamente costruito attorno a sé. L’avvocato Ferrajoli è, nelle parole di Maurizio de Giovanni, "Avido, disincantato, appassionato di insetti e truffatore. Per di più napoletano".

Nero chiaro quasi bianco è un romanzo originale, brillante, con un protagonista anomalo nel senso più ampio del termine, un romanzo che ci traccia la descrizione di una città, Napoli, in cui esistono regole diverse dal resto del mondo. Oreste Ferrajoli fa l’avvocato ma è diverso da qualsiasi altro avvocato, soprattutto da quelli che si vedono nelle serie in TV. È ambizioso, spietato, cinico e non si ferma davanti a nulla pur di guadagnare. La sua attività preferita è la truffa ai danni del Comune di Napoli, tra finti incidenti e cadute ricostruite. A questa attività affianca la truffa assicurativa: non sono poche le persone talmente disperate da rendersi disponibili a subire un infortunio in cambio di soldi. Tra denti e ossa rotte, parti più o meno importanti del corpo a cui questi disperati rinunciano, l’avvocato Ferrajoli accresce la sua ricchezza e il suo giro di affari. A un certo punto però questo meccanismo ben oliato: la morte di uno dei clienti/collaboratori di Oreste con il conseguente ritrovamento del cadavere porta a una serie di scoperte che cambieranno le carte in tavola. In questo romanzo non c’è la contrapposizione tra bene e male ma la perfetta descrizione di dinamiche in cui chi lotta per la supremazia incontra chi lotta per la sopravvivenza trovando un punto di aggancio che possa essere vantaggioso per entrambe le parti. L’avvocato Ferrajoli non è simpatico, non è un personaggio gradevole, non è la persona che vorremmo incontrare in alcun luogo, tanto meno in tribunale. Eppure in tutto il corso della lettura, fino ad arrivare all’inaspettato finale, si sviluppa in chi legge una sorta di crescente pietà per questo uomo ambizioso e disperato al tempo stesso, cinico e privo di scrupoli, eppure come tanti, come tutti, forse, solo preda delle sue emozioni.

Pippo Zarrella è avvocato e scrittore salernitano, impegnato nell’associazionismo e nel sociale. Alcuni suoi racconti sono stati premiati in diversi concorsi nazionali. Nel 2017 ha vinto il contest “Buon compleanno commissario” per il lancio del romanzo "Rondini d’inverno" di Maurizio De Giovanni.

Tu sei avvocato, impegnato nell'associazionismo e nel sociale. Quando è nato il desiderio di scrivere?

Ho cominciato a scrivere una decina d’anni fa. Ho iniziato con i racconti. I primi li ho raccolti nel mio primo lavoro “AVANZI: storie straordinarie di ordinario disagio”: la storia di una spazzina che anziché raccogliere rifiuti, raccoglieva storie di rifiutati dalla società, di avanzi appunto. Mi piaceva l’idea di dare voce e dignità a storie borderline. Affondare la penna e le mani in un’umanità che esisteva ma che sembra essere nascosta agli occhi distratti dei nostri giorni. 

Nel tuo lavoro di avvocato hai incontrato qualche "avvocato" Oreste Ferrajoli?

Non esiste un avvocato Oreste Ferrajoli, o forse sì. Tutti però hanno un pezzetto, un brandello di Oreste. Esiste l’avvocato Oreste Ferrajoli anche quando si agisce sotto il più elevato profilo deontologico. Esiste in “negativo”. Questo perché gli avvocati (quelli veri) dal un lato devono prendere le distanze dall’avv. Ferrajoli e dall’altro possono utilizzarlo come modello di ispirazione come il negativo di una foto, appunto. Tutto quello che è l’avv. Oreste Ferrajoli, non devono essere loro ed io. Quindi, da un lato o dall’altro esistono molti più avvocati Ferrajoli di quelli che tu possa immaginare.

Nel tuo libro affronti il tema del valore della vita umana, secondo le tabelle assicurative che consentono di calcolare gli eventuali premi e rimborsi. Oggi, secondo te, quanto vale una vita umana? Quanto questa cosa di voler dare un prezzo a tutto (a tutti) sta sfuggendo di mano?

Se si attribuisce valore alla vita umana, si attua un meccanismo mentale tale che in qualche modo la si sminuisce ontologicamente, a prescindere di quanto possa essere elevato il valore alla vita attribuito. La vita umana assume in alcuni contesti un livello davvero basso. Alcune vite umane sembrano valere meno di altre, basta pensare quelle degli uomini e delle donne che attraversano il mare alla ricerca di una vita in Occidente. E questa mortificazione della vita umana è un qualcosa di istituzionalmente accettato, un chiaro esempio sono i vergognosi accordi dell’Italia con la Libia o quelli con la Turchia in tema di immigrazione.

Quali progetti per il futuro?

Tanti. Per ora mi sto concentrando su un eventuale sequel dell’avv. Oreste Ferrajoli e di Nero chiaro quasi bianco. Il personaggio sembra piaciuto ai lettori e quindi è anche giusto che continui a vivere in altre pagine. Poi ho un’altra storia totalmente differente rispetto a Nero chiaro quasi bianco, che al momento è solo un’idea sfocata. Speriamo bene.