Netto aumento dei compensi mensili dei politici: lo sapevate?

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Il potere logora chi non ce l’ha”: aforisma che esprime, in totale fedeltà, una legge di vita, quasi naturale, che regolamenta ogni punto di qualsivoglia struttura ordinamentale, da quello più alto al più plebeo e quotidiano. Dura lex sed lex, non scritta e sempre meno palesata in termini formali, ma che sottopone alla cinica realtà chi crede, invece, nel rispetto della persona ancor prima del ruolo che essa svolge.

Ed è in virtù di quel potere, il quale risulterebbe derivante da una sorta di mal concepita onnipotenza, legittimata (si fa per dire!) dalla posizione verticistica rispetto alla subalterna controparte, che si adottano scelte più o meno incomprensibili quanto sfacciate (eufemismo!).

Questo dovuto preambolo per introdurre l’argomento del giorno, che non riguarda l’inflazionato intreccio thriller afferente la nomina del neo-residente del Colle, mediante i soliti “giochini di palazzo”, bensì riferito a coloro i quali adottano tali impropri ludici passatempi per tutelare, in massima segretezza, i propri interessi. Ed è davvero squallido che si sia atteso un momento tanto solenne - seppur manovrato da discutibilissimi meccanismi egemonici - quale l’elezione del Capo dello Stato, la qual cosa determinerà le politiche nazionali ed internazionali per i prossimi sette anni, al fine di introdurre una normativa totalmente incongruente rispetto alle acclamate logiche concernenti il taglio dei costi della politica.

Intendiamoci: ho sempre sostenuto - e continuo a farlo! – che, affinché l’Italia cominci a risolvere i propri problemi intrinseci e cronici, non bisognasse intervenire sugli stipendi (chiamateli pure “indennità”…) dei propri politici bensì sulla qualità di questi ultimi;  però, in un momento di crisi, quale quello attuale, in cui la stravagante ripresa al 6% non è stata per nulla percepita dal popolo italiano - se non da una classe dirigente in costante e perenne crescita economica - , colpita addirittura da un tangibile (quello sì!) ed onerosissimo aumento dei prezzi relativi ai prodotti di prima necessità nonché alle materie energetiche, era proprio necessario dare la possibilità agli amministratori di potersi autodefinire un lauto incremento delle proprie, già importanti, indennità?

Quella che è passata in sordina nell’ultima Legge di Bilancio, approvata in via definitiva dal Parlamento il 29 dicembre, utilizzando le Quirinarie come il classico “specchietto per le allodole”, rappresenta un vero e proprio schiaffo alle tantissime famiglie italiane che non riescono a sopperire nemmeno alle spese necessarie al sostentamento minimo mensile. Per semplificare, i sindaci di città metropolitane con numero di abitanti inferiore a 50mila vedranno triplicarsi, in soli due anni, il proprio “salario”, percependo da 3.718 euro a 9.660 euro mensili. E lo stesso varrà – in proporzioni differenti – per i vari vicesindaci, assessori etc…

In quest’ultima (solo per questioni cronologiche) pagina discutibile della storia repubblicana apparentemente democratica, confermando la biasimevole adozione in un momento sicuramente difficile, c’è da evidenziare, volendo autoconvincerci della bontà del provvedimento in questione, un’ulteriore stortura insita nella disposizione. Tale misura conferma (sbagliando clamorosamente!) la solita concezione per cui, in un Comune ospitante un numero relativamente basso di cittadini, il lavoro dell’amministratore locale sia più semplice e, quindi, non investendo gran parte del proprio tempo, gli si concede un indennizzo nettamente inferiore, in termini economicamente reali, a quello di un omologo in città più grandi. Niente di più concretamente falso ed ignobilmente discriminante: chi concepisce la politica come servizio, ottenuto il consenso del popolo, la interpreta in maniera pressoché apostolica, detraendo tempo al lavoro, alla famiglia e soprattutto a sé stesso. Tale convinzione mi porta a ritenere indecoroso riconoscere ad un assessore di un piccolo comune, che svolga il proprio compito con estrema dedizione, un aumento di poche decine di euro a fronte delle migliaia che percepirà un analogo dirigente.