Non è domenica

Fonte Immagine: ilfaroonline

Milano, Stadio Giuseppe Meazza 16 maggio 2004, al minuto 85 di Milan-Brescia i presenti sugli spalti si alzano in piedi nessuno escluso per un motivo molto particolare, quello di rendere omaggio ad uno dei calciatori in campo che esce viene sostituito per l’ultima volta prima di appendere gli scarpini al chiodo, il nome di quel calciatore è Roberto Baggio, per molti il "Divin Codino", "Raffaello" per l’avvocato Agnelli.

Roberto Baggio nasce a Caldogno (Vicenza), sin da piccolo si dimostra un talento smisurato palla al piede tanto da essere notato da molte squadre minori del vicentino le quali si fanno la guerra pur di accaparrarsi le prestazioni della nuova promessa del calcio italiano.

Dopo l’esordio precoce con la maglia del Lanerossi Vicenza all’età di diciotto anni durante incontro valevole per l’ultima giornata del campionato di serie C contro il Rimini allenato da Arrigo Sacchi, (l’allenatore che più di tutti influenzerà la sua carriera in nazionale) subisce un devastante infortunio al ginocchio destro che lo costringe ad un’operazione devastante per l’epoca.

Il risultato dell’intervento è devastante: 220 venti punti di sutura, la ferita richiusa con le graffette e 12 chili di peso corporeo persi.

In quella situazione molti avrebbero gettato via la spugna dicendo addio alle proprie ambizioni di gloria, ma lui no, dopo due lunghi e dolorosi anni di riabilitazione fa il esordio con la Fiorentina e segna il suo primo goal in massima serie il 10 maggio del 1987, altra data storica per il calcio italiano e cioè quella della conquista del primo scudetto del Napoli.

Di lì in poi la carriera di Roberto Baggio con annesse vittorie e sconfitte è nota a tutti ed intenzione di chi scrive è quella di parlarvi di Roberto Baggio come simbolo, come musa d’ispirazione per molti artisti come i cantautori Lucio Dalla, Tiziano Ferro e Cesare Cremonini.

Contemporaneamente un’intera generazione di bambini ed adolescenti (molti dei quali dotati del codino è cresciuta incollata agli schermi televisivi e per i più fortunati direttamente dagli spalti ammirando le gesta tecniche del loro beniamino: dribbling fulminanti, giocate eccezionali, goal ed assist al bacio e tanto altro.

Ma la cosa che più ha fatto innamorare del Divin Codino gli appassionati di questo sport è stato il suo amore per la nazionale, un amore tormentato, spesso non corrisposto per via di tanti infortuni che ne hanno condizionato la carriera e soprattutto pe colpa di alcuni commissari tecnici che ossessionati dal culto della personalità avevano il timore che le giocate del fenomeno di Caldogno potessero oscurare i propri meriti e le proprie idee.

L’assenza di titoli con la maglia azzurra, anche e soprattutto per il suo errore decisivo dal dischetto in finale del Campionato del mondo contro il Brasile non ha scalfito minimamente l’affetto della gente nei suoi confronti portandolo ad essere tra i calciatori più amati di sempre tra quelli che hanno indossato la maglia della nazionale, anche di più rispetto a molti campioni di Spagna 1982 o Germania 2006.

Roberto Baggio è simbolo di un calcio che non c’è più, che ha lasciato sempre più spazio alla tattica ed alla fisicità a discapito della tecnica, considerato noioso e privo di enfasi da molti addetti ai lavori li cui esempio più significativo è racchiuso nelle parole del mitico telecronista Bruno Pizzul il quale ad un’intervista alla Gazzetta dello Sport dice espressamente: ”Roberto Baggio, il giocatore, che ha ricoperto il ruolo di attaccante e centrocampista, mi ha conquistato la voglia di giocare a calcio per divertirsi e per divertire i tifosi. Perciò eleggo lui a mio preferito”.

Oggi molte partite annoiano - continua Bruno Pizzul -, e i calciatori sembrano omologati, nessuno tenta di uscire dagli schemi è un calcio muscolare e tattico, il talento è difficilmente esprimibile. Il calcio che ho commentato io si muoveva su ritmi più conciliabili con l’estro, l’imprevedibilità e quindi produceva quasi sempre spettacolo”.

Un altro aneddoto curioso è quello raccontato dal suo ex allenatore al Brescia, Carletto Mazzone che racconta «Con Baggio c’era un patto. Non mi piaceva che quando si andava in trasferta i tifosi invadevano l’albergo e lui non aveva un attimo di respiro. Un giorno gli dissi: “Quando sei stanco di firmare autografi, ti tocchi la testa e io intervengo”. Ma lui non si toccava mai la testa e allora sbottai: “Aho, ma non ce l’hai una testa?”, la risposta del fuoriclasse fu emblematica “Mister, c’è gente che fa centinaia di chilometri solo per incontrarmi ed io come faccio a deluderli” ».

Dal giorno del suo ritiro fatta eccezione per un breve periodo come collaboratore in FIGC dove in quella veste ha tentato inutilmente di apportare delle modifiche ad un sistema calcistico che precipitava sempre di più verso il baratro, tentativo rimasto inascoltato dagli addetti ai lavori ha deciso di sparire totalmente dal mondo del calcio, un mondo che secondo una sua recente dichiarazione non rispetta più i suoi valori.

Attualmente sembra aver trovato la sua ragione di vita nell’agricoltura ed iconica è la fotografia postata dalla figlia Valentina che lo ritrae caricare al limite del collasso una Panda 4x4 pronto per un’altra giornata di duro lavoro.

L’ex fantasista anche in questa circostanza non riesce però a dire di no ai suoi ammiratori mostrandosi sempre disponibile ad uno scambio di battute con tutti coloro che a conoscenza della sua abitazione bussano incuriositi e speranzosi di poter incontrare il proprio beniamino.

Roberto Baggio se potesse essere paragonato ad un Presidente della Repubblica potrebbe essere accostato a Sandro Pertini passando alla storia come “il più amato dagli italiani”.

Campione, rimarrai sempre un uomo capace di farci divertire emozionare e commuovere come pochi, anzi come nessuno.