Note sparse sull’attuale governo

Fonte Immagine: corrierenazionale.it

L’attuale governo Draghi mi sembra un case study davvero interessante, un’occasione per riflettere su come la politica abbia ancora la capacità di rovesciare il tavolo da gioco, di rimettere cioè in discussione schieramenti, ideologie, alleanze. Questo ovviamente se ci si pone a un minimo di distanza critica; se, al contrario, prevalesse l’atteggiamento da fanatico ideologizzato o il suo gemello rovesciato, cioè l’approccio opportunistico e cinico, allora le possibilità di comprensione di quel che sta accadendo, a mio parere, scemerebbero immediatamente. Insomma, per tentare di capire bisogna tenersi lontani da chi liquida l’attuale governo col classico ‘sono tutti eguali’ (mettendoci in mezzo anche la Meloni, accusata di rappresentare un’opposizione ‘farlocca’), che è poi la classica tesi ideologica di chi vuole in tal modo sottolineare la sua propria assoluta alterità rispetto al sistema di potere vigente, col risultato o di rinchiudersi in una delle tante ‘sette’ che trovano la loro ragion d’essere in una sterile autonarrazione d’incontaminata purezza, o di prendere il 30% dei voti come i 5stelle, salvo poi conoscere una delle più grottesche parabole politiche dell’intera storia politica italiana, dovuta a un inarrivabile mix di incompetenza assoluta e di trasformismo finalizzato all’unico scopo di rimanere ben saldi al potere. Ma bisogna tenersi lontani anche da chi, equiparando tout court la politica alla gestione del potere, perverta il necessario realismo in mera spregiudicatezza rotta a tutti i compromessi possibili. Insomma, ci si trova di fronte a due posizioni, solo apparentemente antipodiche, ma in effetti l’una il rovescio speculare dell’altra, in quanto entrambe ‘solidali’ nel negare alla radice ciò che Weber chiamava etica della responsabilità, ovvero il giusto mezzo cui dovrebbe tendere chiunque faccia politica, vale a dire, in estrema sintesi, coniugare un sano realismo prudenziale con la ricerca e la difesa dell’interesse nazionale.

Ultima premessa necessaria: l’abbondare in spericolate profezie non credo testimoni mai a favore della credibilità delle proprie analisi; piuttosto, almeno in questo caso, sarebbe bene seguire il vecchio adagio del ‘guru di Treviri’, sull’essere molto parchi nello scrivere ricette per le osterie dell’avvenire. Infatti, il lanciarsi in profezie, solitamente assai fosche (ma vale anche per quelle gioiosamente ottimiste), non ci dice quasi mai nulla su come concretamente andranno le cose, ma, in compenso, ci dice moltissimo su come il ‘profeta’ si voglia autorappresentare agli occhi di chi lo legga o lo ascolti, ossia come il classico tizio ‘che la sa lunga’, che non si fa ‘prendere in giro’, e che, già solo per questo, si può candidare a guida, morale oltre che politica, di chi voglia seguirlo su questa strada da ‘duri e puri’. Di conseguenza, in merito agli scenari futuri, sarebbe buona norma al più avanzare semplici ipotesi dotate di un minimo di capacità previsionale.

Entrando, adesso, in argomento, ho apprezzato la posizione coerente e coesa del centrodestra di chiedere le elezioni, unica vera soluzione democratica alla crisi. Non premiando, però, i sondaggi il duo 5stelle/PD, il presidente della repubblica, oramai da anni non più semplice figura di garanzia, ha more solito pilotato la crisi dando l’incarico a Draghi. A quel punto, il centrodestra, si è sciolto nelle sue componenti, che hanno adottato ognuna una sua propria strategia. Quella di Forza Italia, di immediata, e direi entusiastica, adesione al ‘progetto Draghi’, si spiega, a  mio parere, con l’ansia di smarcarsi almeno in parte da un’alleanza che la vedeva da anni subalterna, alla ricerca di nuova visibilità e di una più autonoma linea politica. Che questo si traduca in un definitivo allontanamento da Lega e Fratelli d’Italia è tutto da vedere. Fratelli d’Italia, in parte in ragione del suo essere il partito del centrodestra maggiormente caratterizzato in senso ideologico, ha invece scelto la strada dell’opposizione solitaria, pur se non pregiudiziale, il che è importante. È una scelta che potrebbe essere decisamente pagante in caso di fallimento conclamato del governo Draghi, ma che, comunque, anche in presenza di esiti diversi, non credo potrebbe costare in termini di consenso, visto che il partito della Meloni potrebbe fungere comunque da catalizzatore di tutto il malcontento sociale e di tutti gli scontenti delle politiche governative, potendo vantare il ruolo di unica opposizione nei confronti del governo. Anche qui, inoltre, mi sembra avventata e assai affrettata la profezia sul canto del cigno dell’alleanza sovranista Fratelli d’Italia/Lega. E veniamo a quest’ultima; come detto da molti commentatori, un partito in fondo post-ideologico e largamente rappresentativo dei ceti produttivi del Nord, quale la Lega, difficilmente avrebbe lasciato campo libero all’alleanza PD/5stelle (con Forza Italia comunque minoritaria), col rischio concreto di rimanere fuori dai giochi sino al 2023 e di scontentare la sua base produttiva . Certo, mi sembra anche plausibile ipotizzare che se cedesse su temi caldi come l’immigrazione, e quindi incominciasse a venire meno sul piano identitario/nazionalista/sovranista, la Lega salviniana potrebbe perdere molti consensi a vantaggio di Fratelli d’Italia, ma in ogni caso la decisione di partecipare al governo Draghi credo avesse pochissime alternative concrete, tanto più che la casella dell’opposizione è stata, sin da subito, occupata dalla Meloni. Inoltre, in questo modo la Lega non solo ha fatto esplodere una serie di contraddizioni nell’asse PD/5stelle, che, non dimentichiamolo, ha (aveva?) la sua principale ragion d’essere nel contrasto a Salvini, ma ha pure ottenuto l’importante risultato di spingere sempre più i pentastellati verso l’irrilevanza politica; al riguardo, basti già solo confrontare la presenza grillina nel primo governo Conte con quella odierna. Insomma, si tratta di una scelta che ha dalla sua delle buone ragioni e di conseguenza non penso sia condannabile a priori. Ovviamente, al netto di un futuro per sua natura imprevedibile…

 

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