Oh Capitan c’è un vulcan in fondo al mare..!

Fonte Immagine: maredolce

Centinaia di migliaia di anni fa, in un attimo di respiro della nostra Terra, nel fondo della piana abissale del Mar Tirreno, difronte le coste campane e calabro siciliane, si formò uno dei vulcani più grandi d’Europa, il Marsili.

Questo vulcano con i suoi 3000 metri detiene il primato del più alto tra i sommersi nell’area mediterranea, il Marsili però non è solo, ad esso si affiancano altri vulcani sommersi come il Magnaghi, il Vavilov, il Sisifo, l’Eolo ed altri ancora.

Il Marsili fu scoperto nel 1920 dal Geologo Luigi Marsili (1658 - 1730) ma studi dettagliati sul suo comportamento, composizione e struttura iniziarono solo nel 2005 grazie la coperazione di scienziati del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) con l’ausilio di sofisticate strumentazioni; a tutt’oggi tali ricerche però non sono state ancora completate.

Orograficamente parlando il Marsili fa parte dell’arco vulcanico delle Isole Eolie, la sua bocca si trova “appena” a circa 450 dal livello del mare.

Le prime eruzioni risalgono a circa 1 milione di anni fa, l’ultima sembra essersi verificata nella storia recente, ossia tra 2000 e 7000 anni fa. La profondità alla quale è presente il vulcano comporta difficoltà sostanziali sul suo studio, difficoltà ovviamente legate al posizionamento di strumentazioni fisse e necessarie per il suo monitoraggio. Gli scienziati sono comunque d’accordo nell’affermare che un’eruzione esplosiva del Marsili, che ricordiamo essere un vulcano attivo, difficilmente potrebbe generare uno tsunami provocando danni alle aree costiere vicine; bensì il rischio probabile di uno tsunami potrebbe essere legato al collassamento della struttura in grado di generare onde di grande ampiezza.

Infatti, le ultime ricerche evidenziano la presenza di numerosi smottamenti sulle pareti del vulcano, ciò potrebbe significare un’imminente ripresa dell’attività eruttiva. Il collasso della caldera potrebbe mettere in movimento milioni di metri cubi di materiale in grado di generare uno tsunami di ampiezza enorme. Oltre questi smottamenti anche le onde sismiche generate da terremoti potrebbero a loro volta ampliare ulteriormente le onde di tsunami, le quali con enorme potenza e nel giro di pochi minuti, si abbatterebbero sulle coste campane, calabresi e siciliane con effetti devastanti. Questo scenario per le coste italiane non è del tutto nuovo gia che nel passato si sono verificati oltre 70 tsunami.

Il fatto preoccupante è che le aree costiere italiane a rischio tsunami sono ben note e peraltro già conosciute anche a livello istituzionale, purtroppo sino ad ora nessuno ha provveduto a munirle di sistemi di sorveglianza attivi nè ad organizzare specifici e dedicati piani di evacuazione includendo strutture serie e ben organizzate di protezione civile. Il dato preoccupante è costituito dal fatto che nonostante i numerosi tsunami verificatisi nel passato, quasi tutti nel periodo estivo quando migliaia di bagnanti affollavano le spiagge, ancora si tarda a prendere seri provvedimenti e introdurre tutte le precauzioni necessarie onde evitare disastri.

In caso d’eruzione del Marsili, l’unico segno visibile sulla superficie del mare sarebbe rappresentato dalla presenza di bolle di gas emesso dal vulcano oltre ad un aumento della temperatura dell’acqua; la presenza altresì di frammenti di roccia pumicea galleggiante testimonierebbe l’eruzione in corso.

Ad ogni modo gli scienziati sono concordi nell’affermare che, allo stato attuale e dai risultati degli studi effettuati, l’eventualità di un’eruzione è abbastanza improbabile e comunque essa comporterebbe pochi rischi. Tuttavia, nel caso di crolli delle pareti vulcaniche del Marsili, ovviamente la situazione potrebbe precipitare provocando onde di tsunami di non piccola entità; purtroppo la mancanza di dati scientifici a suffragio del comportamento di questo vulcano impediscono che previsioni attendibili sul suo comportamento possano essere effettuate.