Pane, amore e… linguistica

Fonte Immagine: culturificio

«La lingua è un'impronta, l'impronta maggiore della nostra condizione umana» recitava il premio Nobel Octavio Paz, sostenendo una verità apodittica.

Cosa contraddistingue l’uomo dagli animali? Il pensiero. E come lo si esplica? Mediante la lingua. O meglio ancora, come evidenziava Heidegger, le parole sono la condicio sine qua non del pensiero, poiché riusciamo ad elaborare un pensiero limitatamente alle parole delle quali disponiamo.

La lingua è il mezzo grazie al quale gli esseri umani comunicano tra loro, si autodefiniscono, riflettono sulla realtà esterna ed esprimono le proprie emozioni.  

Anche gli altri esseri animati e persino quelli inanimati possiedono una capacità comunicativa, ma in questo caso si parla più genericamente di “linguaggio”.

È un linguaggio quello di programmazione dei computer, quello dei segni, quello della musica, quello del cinema… qualsiasi sistema capace di esprimere e comunicare un qualcosa è etichettabile come linguaggio.

Questa macrocategoria si bipartisce in:

- Linguaggio verbale: la lingua umana;

- Linguaggio non verbale: i linguaggi animali e artificiali.

Badate bene ad usare correttamente il termine “lingua”, dal momento che lo si impiega esclusivamente per identificare e distinguere la manifestazione concreta della facoltà verbale umana, ossia le lingue storico-naturali nate spontaneamente per rispondere alle esigenze quotidiane della civiltà.

La lingua è un codice molto complesso, costituito da un sistema convenzionale di segni astratti orali e scritti che significano mediante l’uso dei verbi (da qui la scelta dell’aggettivo “verbale”). Quando ci hanno insegnato a svolgere l’analisi logica, erroneamente ci hanno lasciato credere che l’elemento più importante della frase fosse il soggetto; ma il vero nucleo frasale è il verbo. Attorno ad esso si dispongono e si adattano gli altri elementi linguistici. La capacità dell’uomo di proiettarsi e collocarsi nel tempo tramite il sistema verbale è unica. Il linguaggio verbale è una facoltà innata dell’homo sapiens ed è il più raffinato e duttile dei sistemi di comunicazione esistenti.

La lingua è oggetto di studio della linguistica, una disciplina scientifica di formazione relativamente recente. La curiosità verso l’origine del linguaggio e delle parole è insita nel genere umano sin dall’antichità, ma per un ampio lasso di tempo, la ricerca linguistica non è stata regolata da criteri empirici e oggettivi.

Nella fase “pre-scientifica”, alcuni intellettuali si distinsero dalla massa, elaborando riflessioni linguistiche pregevoli – come Dante nel De Vulgari eloquentia o Leibniz nel suo monumentale lavoro di raccolta etimologica – ma fu solo nel XIX secolo che la materia venne sistematizzata ed elevata al rango di scienza.

Diversi fattori condussero alla nascita della linguistica come scienza nell’800; fra tutti:

- L’ideale romantico della nazione che portava come conseguenza alla rivalutazione delle lingue quali collanti e marchi identitari.

- La scoperta del sanscrito: atavica lingua indù, la quale presentava numerose e sorprendenti somiglianze con le lingue europee, specie con il latino e il greco, lasciando così supporre che in passato fosse esistita una fonte comune poi estintasi.  

L’impulso di cimentarsi nella titanica ricostruzione della lingua perduta fece fiorire un filone storico-comparativo che non si limitava al confronto fra le lingue, come negli esperimenti precedenti, ma che indagava i legami parentali tra esse vigenti.

Il 1821 è assunto come simbolica data di nascita della linguistica, poiché in quell’anno, presso l’Università di Berlino, venne istituita la prima cattedra dedicata alla materia, retta dal Professore Franz Bopp. Bopp, Schlegel, von Humboldt, Rask, Grimm, Schmidt… sono solo alcuni dei nomi dei primi linguisti “di professione”.

L’approccio diacronico, improntato cioè sull’evoluzione storica di una lingua, fu la strada maestra sulla quale la linguistica mosse i primi passi.

Quando parliamo di “linguistica”, ci riferiamo per lo più alla linguistica generale - punto di partenza imprescindibile per gli altri rami - che si occupa di capire e spiegare che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue. Questa si articola in quattro livelli di analisi:

- La fonetica e la fonologia: la prima analizza l’aspetto fisico e concreto dei suoni articolatori prodotti dall’apparato fonatorio umano (foni); la seconda stabilisce l’inventario fonologico di una lingua, individuando la funzione astratta di ciascun fonema (i fonemi sono rappresentati graficamente dalle lettere).

- La morfologia: dal greco morphé “forma” e logía “studio”. Si focalizza sulla struttura della parola, composta da segmenti chiamati “morfemi”.

- La sintassi: studia la frase e i suoi elementi.

- La semantica: esplora il significato dei segni linguistici.

Lungo il suo cammino la disciplina ha assunto varie forme, intraprendendo percorsi alternativi e insondati, espandendosi e ramificandosi in numerose sottocategorie, arrivando ad inglobare altri campi dello scibile umano. 

Ha incontrato la geografia e ha dato vita alla geolinguistica; si è imbattuta nella tradizione popolare e ha dato luogo alla dialettologia; si è unita alla sociologia e ha generato la sociolinguistica; si è soffermata sulle lingue di ciascuna nazione (linguistica e storia della lingua italiana, inglese, spagnola ecc.) e sui fenomeni strutturali comuni (tipologia linguistica); è entrata nelle aule dei tribunali (linguistica forense); si è adattata alle nuove tecnologie (linguistica computazionale); si è insinuata tra le righe dei testi (linguistica testuale).

Lo studioso di lingua può scegliere tra svariati approcci di metodo che, chiaramente, implicano diverse premesse teoriche. Giusto per citare i più noti: si può abbracciare lo strutturalismo di Ferdinand De Saussure e seguaci, secondo cui la lingua è un sistema nel quale tutti gli elementi sono tra loro collegati; oppure il funzionalismo della Scuola di Praga che pone piuttosto l’accento sulle funzioni di ciascun elemento; o ancora il generativismo di Noam Chomsky, il quale concepisce la lingua come un insieme di regole limitate sulla base delle quali il parlante può costruire infinite frasi.

L’elenco delle vie solcate dalla linguistica e delle sue varie correnti di pensiero potrebbe proseguire oltre, ma non vogliamo rischiare di far addormentare i nostri lettori.

È impossibile riassumere in poche battute una scienza tanto sterminata. Il primo approccio con la linguistica è innegabilmente ostico (gli studenti universitari di lingue e lettere lo sanno bene!), però vi assicuriamo che una volta superate le difficoltà iniziali, ai vostri occhi si aprirà un mondo nuovo e affascinante, un portale di accesso ai meccanismi che regolano le attività di base della vita e della mente umane. Inoltre, studiare la lingua, penetrandone il funzionamento dall’interno, è un modo efficace per impiegare al meglio questo strumento.

Esplorando il linguaggio umano, quante cose che impariamo!

Vi sentite pronti ad affrontare insieme questo viaggio? Allora non perdetevi i prossimi appuntamenti della nuova rubrica La Torre di Babele”.