Parole, parole, parole…

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Cari lettori e care lettrici, nell’appuntamento precedente vi abbiamo lasciato con il fiato sospeso.

Dopo aver viaggiato per il mondo, alla scoperta del nostro ricco patrimonio linguistico, abbiamo accennato a un ulteriore modello classificatorio delle lingue storico-naturali: l’approccio tipologico.

Lingue afferenti alla medesima famiglia, possono appartenere a tipi linguistici diversi.

Lo studioso, per individuare somiglianze e differenze tra le lingue, ha la possibilità di scegliere tre prospettive:

- Tipologia linguistica: il confronto si fonda su principi generali ricorrenti     (gli universali linguistici).

- Tipologia morfologica: i tipi linguistici sono individuati a partire dai meccanismi di formazione delle parole.

- Tipologia sintattica: prendendo in considerazione il livello sintattico, si indaga sulla disposizione degli elementi nella frase.

Ci soffermeremo sulla tipologia morfologica, che può risultare più “stuzzicante” per un pubblico di non specialisti.

Prima però, dobbiamo introdurre il concetto di morfema. In linguistica, la parola si divide in morfemi. Il morfema è la minima combinazione di elementi dotati di significato, dalla cui somma si ricava il significato complessivo della parola.

Per farla breve: il significato della parola “cane” è dato dalla somma del morfema lessicale “can”, che fa riferimento al significato referenziale, più il morfema grammaticale “e”, che veicola l’informazione grammaticale e cioè il fatto che il lessema sia un maschile singolare.

Ci sarebbe un’altra questione da affrontare: il problema della definizione di parola. Tuttavia, i linguisti ancora non ne sono venuti a capo e rischieremmo di impelagarci inutilmente, quindi, sappiate solo che quanto stiamo per mostrarvi potrebbe mettere in discussione la vostra idea di parola.

Sulla base del numero di morfemi individuati nelle parole (indice di sintesi), le lingue del mondo sono raggruppate in quattro tipi morfologici.

1. Lingue isolanti

La struttura della parola è semplicissima, perché costituita da un solo morfema (la radice lessicale). Mentre in una lingua flessiva come la nostra, una singola parola contiene più significati - come abbiamo visto per “cane” - le lingue di questo tipo sono formate da un unico morfema che coincide con la parola stessa (parola monomorfematica). Ciascuna parola è isolata in blocchi inscindibili e invariabili e per questo motivo tali lingue sono state chiamate isolanti. 

Non esistono declinazioni né flessioni, i nomi non variano in genere e numero, i verbi non si coniugano e gli aggettivi non hanno gradi comparativi e superlativi. «Fortunati i parlanti delle lingue isolanti!» starete pensando.

Ebbene, anche se in queste lingue la morfologia quasi non esiste, ciò non significa che siano più facili da imparare.

Tant’è vero che nella categoria rientra il cinese, una delle lingue che più fa tremare gli studenti di lingue e chiunque tenti di avvicinarsi! Nello specifico, il cinese è una lingua sillabica: i caratteri, che graficamente rappresentano le sillabe, si uniscono per formare una parola complessa.

Siete piuttosto confusi? Facciamo chiarezza con un esempio ricorrente nei libri di testo. 

Zì  “sé stesso”

Xíng  “Movimento”

Chē  “Veicolo”

自行车 zì xíng chē  “Veicolo che si muove da solo”: BICICLETTA.

Altre lingue isolanti sono il vietnamita, il thailandese, l’hawaiano… ma anche l’inglese e il francese manifestano caratteristiche isolanti. Nulla di cui stupirsi: le lingue possono presentare tratti afferenti a più tipi morfologici.

2. Lingue flessive

Questo è il tipo morfologico che ci riguarda da vicino. Le parole sono mediamente complesse: si formano con una base lessicale, alla quale vengono aggiunti diversi affissi flessionali (di caso, numero, genere, tempo…). I morfemi possono essere cumulativi (cioè veicolare più significati contemporaneamente) e vanno spesso incontro a fenomeni di allomorfia e fusione che li amalgamano e li fondono tra di loro al punto da rendere difficile la separazione dei singoli elementi; per questo motivo tali lingue vengono chiamate anche fusive.

In linea di massima, sono lingue flessive quelle appartenenti alla famiglia indoeuropea: il latino, il greco, l’italiano, lo spagnolo, il russo ecc.

Trascriviamo due casi della prima declinazione latina. Il tema resta invariato e la parola viene “flessa” dalla desinenza.

Rosă                                                                   Rosae

Ros      -      a                                                     ros       -      ae

“rosa”  -   sing.nominativo di1ᵃdecl.               “rosa” -   plur.nom.1ᵃdecl.

Rosae                                                                   Rosārum    

Ros     -     ae                                                        ros       -     arum

“rosa” -   sing.genitivo1ᵃdecl.                              “rosa”  -     plur.gen.1ᵃdecl.       

In questo gruppo tipologico rientra il sottotipo introflessivo, che si differenzia leggermente, poiché i fenomeni di flessione avvengono all’interno di una radice triconsonantica (transfissi vocalici).

Prototipo di lingua introflessiva è l’arabo:

Radice: D-R-S  dars “lezione”; tadrīs “insegnamento”; dirāsa “studio/lo studiare”.

3. Lingue agglutinanti

Saliamo di grado nella scala di complessità. Le parole si presentano come catene di morfemi (radice lessicale + affissi grammaticali). Ciascun morfema è facilmente individuabile e ha funzione univoca; il contrario di ciò che accade per i morfemi cumulativi delle lingue fusive.

Sono lingue agglutinanti: il turco, l’ungherese, il finlandese, il basco, il giapponese, il coreano, le lingue bantu, l’esperanto.

Durante i corsi di linguistica, i professori ci lanciarono una sfida: attraverso un ragionamento induttivo, dovevamo indovinare i meccanismi di formazione delle parole di lingue a noi completamente estranee. Un esercizio sadico se vogliamo, ma ottimo per stimolare l’intuizione e lo spirito critico (ve lo consiglio!).

Quando mi sono ritrovata vis à vis con il turco, dopo essermi scervellata per un bel po’, ho capito che le parole funzionano come una costruzione lego, nella quale i pezzettini si montano gli uni dopo gli altri seguendo un ordine preciso.  

Vi riporto un esempio, molto più esplicativo di qualsiasi altra spiegazione verbale.

Köylerim “il mio villaggio”:

   köy     -       ler   -   im        

“villaggio”    pl.     poss.1ᵃ.sing. 

 Ellerinde “nelle mie mani”:

   el      -      ler     -    im       -     de

“mano”    plurale    poss.1ᵃ.sing.  locativo

4. Lingue polisintetiche

Come in un gioco a livelli di difficoltà, l’ultimo gruppo tipologico è il più complicato.

Le lingue polisintetiche formano le parole in maniera simile alle agglutinanti - tramite giustapposizione di morfemi - con la differenza che compaiono più radici lessicali in una singola parola. Ciò vuol dire che tali lingue riassumono in una parola concetti che, in altre, sarebbero espressi da un’intera frase. Esattamente per questa ragione, sono state definite “polisintetiche”. Isolare i singoli morfemi diventa un’impresa; l’indice di sinteticità è al massimo.

Esempi dal groenlandese (tratti da Gatano Berruto, Massimo Cerruti, LA LINGUISTICA. Un corso introduttivo. Seconda edizione., De Agostini SpA, Novara, 2017, p.252.):

 illuminiippuq “è a casa sua”:

  illu    -         mi           -           nii(p)      -     puq

“casa”    poss.3ᵃsing.plur.   “essere in”   3ᵃsg.ind.

Illusananiqarsimaqqaarpuq “(la) casa fu costruita per prima”:

   illu   -    sana     -    niqar   -    sima    -     qqar     -        puq

“casa”   “costruire”  passivo    perfetto    “primo”  3ᵃsg.indicativo

Per noi parlanti di una lingua flessiva, parole del genere sembrano degli scioglilingua impronunciabili. Farebbero arrotolare la lingua persino ad attori e speaker navigati!   

Eppure, per altri parlanti questa è la normalità… ecco cos’è il relativismo culturale! Sono lingue polisintetiche: le amerindiane (il gruppo eschimese), molte lingue australiane e quelle della famiglia paleosiberiana.   

Abbiamo semplificato al massimo distinzioni che in realtà sono molto più sottili e si arricchiscono di dettagli ed eccezioni. Ciononostante abbiamo tentato di fornire un quadro completo della tipologia morfologica.

Quante parole, parole, parole…

La rubrica #latorredibabele persegue il suo obiettivo: rendere gli argomenti linguistici alla portata di tutti e far conoscere il mondo attraverso un’altra prospettiva.