Pasolini e la morte della cultura popolare

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Così scriveva Pasolini nelle Lettere luterane: “L’Italia di oggi è distrutta esattamente come l’Italia del 1945. Anzi, certamente la distruzione è ancora più grave, perché non ci troviamo tra macerie, sia pur strazianti, di case e monumenti, ma tra ‘macerie di valori’: ‘valori’ umanistici e, quel che più importa, popolari”.

Parole che fotografano perfettamente la realtà del suo tempo e, a maggior ragione, anticipavano la nostra. Oggi più che mai, infatti, ci troviamo tra macerie di valori, tra rovine spirituali: la disumanizzazione dell’umanità e la svalorizzazione dei valori sono giunte a compimento, nei tetri perimetri di un mondo che ha fatto della vita stessa una merce tra le merci. Aveva ragione Pasolini: le classi dominate, un tempo, non lo erano sul piano dei valori e delle identità. Avevano una loro cultura popolare, intrisa di folklore e di dialetti. La civiltà dei consumi ha posto in essere un vero e proprio genocidio culturale, che ha dissolto i valori e le culture sottoproletarie e popolari. Ha, contestualmente, generato una falsa “democratizzazione consumistica”, realizzando l’omologazione in luogo dell’uguaglianza. La cultura dei ceti popolari non esiste più. Esiste solo l’economia dei ceti popolari, sfruttati e dominati.

Ancora con le grammatiche delle Lettere luterane: “il potere, creato in conclusione da noi, ha distrutto ogni cultura precedente, per crearne una propria, fatta di pura produzione e consumo e quindi di falsa felicità. La privazione dei valori vi ha gettato in un vuoto che vi ha fatto perdere l’orientamento, e vi ha umanamente degradati”. Non è più, ovviamente, il potere clerico-fascista, repressivo e autoritario. 

È, au contraire, il potere edonista e consumista, che abbatte ogni autorità e ogni limite: il potere consumista non ha bisogno di sudditi, ma solo di consumatori. Di soggetti, cioè, privi di identità e tali da rapportarsi al mondo della vita sempre e solo per il tramite della forma merce: nella civiltà dei consumi, tutto deve essere possibile, a patto che si sia nelle condizioni di poterselo permettere economicamente.