Perché il neoliberismo non tramonta?

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Colin Crouch, nel suo prezioso studio The Strange Non-Death of Neoliberalism, pone una domanda degna della massima attenzione, che non possiamo assolutamente trascurare: perché il neoliberismo è uscito rafforzato dalla tellurica crisi dei subprimes del 2007? Dinanzi a un così palese fallimento di sistema, sarebbe stato del tutto plausibile, ancor prima che auspicabile, un crollo del sistema che aveva prodotto il cataclisma del 2007.

E invece no, tutto il contrario: il liberismo non ha rallentato la propria marcia. Si è, anzi, potenziato, trasformando la dinamite in cemento. Perché ciò è potuto accadere? Nel loro studio Guerra alla democrazia, Dardot e Laval prospettano una risposta: le élites turbofinanziarie sono riuscite a far apparire la crisi come causata dalle inefficienze del pubblico e dal debito dello Stato, al quale hanno scelto di far ripagare la crisi stessa: hanno fatto rimborsare la crisi a salariati e pensionati, come se da loro dipendesse il fallimento del sistema finanziario. Salvare le banche era il nuovo, indecente motto, che ancora oggi impunemente echeggia nel dibattito pubblico.

I padroni del discorso e i circenses mediatici hanno scelto, more solito, di ribaltare la realtà, attribuendo la responsabilità della crisi della finanza privata allo Stato, potendo poi così aggredirlo frontalmente. Hanno rimodellato mediaticamente la realtà, per indurre l’opinione pubblica ad accettare di buon grado e con ebete euforia lo smantellamento del pubblico e dello Stato: hanno, appunto, potenziato il criminale sistema liberista, indebolendo ulteriormente le sole difese che potessero ancora, almeno in parte, contrastarlo. È stato l’appesantirsi del debito pubblico – si è detto – a causare la crisi del 2007, quindi occorreva rivalersi sullo Stato e sulla sfera del pubblico. I cataclismi della finanza speculativa non dovevano invece essere oggetto di dibattito. E, infatti, non lo furono.

Ciò peraltro è la prova che, come ricordano Dardot e Laval, nel neoliberismo ogni ostacolo si capovolge in opportunità: la crisi finanziaria è stata cavalcata per condurre l’offensiva contro lo Stato, contro i salari e contro il pubblico. È, una volta di più, la crisi come metodo di governo: e governare mediante la crisi – Foucault docet – significa gestire quest’ultima come arma a vantaggio dei ceti dominanti che vivono del capitale. Non v’è crisi che non venga usata dal capitale e dai suoi governi per velocizzare e intensificare la trasformazione dell’economia a beneficio dei dominanti, abbattendo ogni limite ancora esistente. Sia essa la crisi terroristica (2001), la crisi economica (2007) o, ancora, la crisi sanitaria (2020).