Più distanziati di così...

Fonte Immagine: avig

Ormai anche il mese di ottobre volge al termine e la parola più usata dagli italiani è stata, purtroppo, di nuovo covid 19. Sembra  di essere tornati indietro di sei mesi, ma a differenza della scorsa primavera, c’è anche un altra parola che comincia sempre con la C ed quella più pensata dal popolo italico: “confusione”. Tutto il sistema Italia è andato in corto circuito, si susseguono dpcm a ripetizione che si sovrappongono ai provvedimenti regionali e talvolta addirittura ai comunali, vai a dormire con delle certezze e ti svegli pieno di dubbi. Ogni cittadino si barcamena tra limitazioni, spostamenti fuori provincia vietati ma infra regionali autorizzati, orari di apertura e chiusura dei negozi in fase variabile. La scuole sono state aperte, poi chiuse, poi riaperte ma solo per i bimbi piccoli, la didattica a distanza si fa al 50, 75 o al 100%, i treni ed i bus extraurbani viaggiano mezzi vuoti mentre quelli urbani e le metro sono intasati. Negli uffici oggi si lavora in presenza, domani in modalità smart, dopodomani non si lavorerá proprio. Nessuno  ci capisce più  niente, l’angoscia cresce, la paura serpeggia e cosa fanno le persone? Stanno da sole, isolate dai propri simili,  e se  nella vita quotidiana restano  confinate nelle loro case, ormai tristi, fa riflettere pensare che ci sono luoghi nel mondo in cui il distanziamento sociale non è un’imposizione ma una situazione naturale. Pertanto, almeno solo con l’immaginazione viaggiamo nei posti più isolati della terra, immersi in un ambiente estremo, dove già arrivare sembra un’impresa epica.

La prima meta è l’isola di Pitcairn che appartiene all’omonimo arcipelago situato al centro dell’oceano Pacifico meridionale, a circa metà strada tra il Cile e la Nuova Zelanda. Un luogo remoto, circondato da vaste distese di acqua, dove le terre più vicine sono l’isola di Pasqua e gli arcipelaghi di Tuamotou e Gambier della Polinesia francese. Tahiti sorge a 2.200 km a Nord-est. La capitale di Pitcairn è  Adamstown, città che ha una delle densità abitative  più basse al mondo, poco meno di 15 abitanti per km quadrato. L’isola, infatti, misura 4,6 km quadrati di superficie ed è abitata da appena 67 persone. Ma non sono solo queste le caratteristiche che rendono singolare questo posto, Pitcairn, infatti, è l’isola degli ammutinati del Bounty e i suoi abitanti discendono dai marinai del famoso vascello che si ribellarono al loro comandante nel 1789. A Pitcairn si arriva solo via mare, non ci sono voli charter che raggiungono l’arcipelago. Bisogna arrivare in aereo fino a Tahiti, da qui prendere un volo interno (ne parte uno a settimana, il martedì) per l’isola di Mangareva, nell’arcipelago di Gambier. Quindi a Mangareva raggiungere il villaggio Rikitea, dove prendere la nave Claymore II che parte per Pitcairn una volta ogni tre mesi.

Un altro estremo luogo isolato, ritenuto il più remoto del mondo è l’isola di Tristan da Cunha e il suo arcipelago, situato nell’oceano Atlantico meridionale. Si tratta del luogo abitato più remoto al mondo, lontano 2.431 km da Città del Capo, il centro abitato importante più vicino, mentre le coste del Sud America distano 3.360 km e Montevideo è a 3.415 km. L’arcipelago, poco più di 200 km quadrati di superficie, comprende l’isola principale di Tristan da Cunha, 98 km quadrati e l’unica abitata (con circa 300 residenti). L’arcipelago di Tristan da Cunha appartiene al territorio britannico d’oltremare dell’isola di Sant’Elena, 2.172 km più a nord nell’Atlantico, la celebre isola dove morì in esilio Napoleone Bonaparte. Per arrivare a Tristan da Cunha bisogna imbarcarsi sulle navi che fanno la spola con l’isola per il trasporto merci e passeggeri. Le navi di solito partono da Città del Capo e si tratta della nave sudafricana per la ricerca SA Agulhas, e le navi da pesca Edinburgh e Baltic Trader. Per sbarcare sull’isola non servono visti, ma bisogna compilare un modulo di richiesta, in cui indicare le proprie generalità, il periodo scelto e soprattutto il motivo della visita. Potrebbe essere richiesto anche un certificato penale. La domanda dovrà poi essere approvata dal governo dell’isola.

L’ultimo viaggio ci porta ad Ojmjakon in  Russia, il  villaggio abitato più freddo della terra, con temperature medie di -58 gradi. Questo agglomerato è localizzato presso il fiume Indigirka nel Nord-est della Repubblica di Sacha-Jacuzia nell’est della Siberia. Per arrivare ad Ojmjakon bisogna partire da Mosca, prendere un volo per Takutsk o Magadan, a circa 560 miglia di distanza dove bisognerà guidare sulla strada denominata “ Strada delle Ossa”, fino a destinazione.

Non c’è acqua corrente perché tutto è congelato, quindi siate pronti ad utilizzare il bagno velocemente! È impossibile coltivare con questo clima, quindi i pasti tipici includono pesce congelato, carne di renna e cubetti di ghiaccio di sangue di cavallo con pasta. Circa 500 residenti vivono in questo luogo ghiacciato, con 21 ore al giorno di buio.