Pratola Serra: si ritorni al primato della politica

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Senza disquisire nei particolari di una scelta di scioglimento di consiglio comunale - di cui avremo modo di dissertarne le contraddizioni evidenti nel prossimo futuro - che mette in stand-by una acclarata sovranità popolare, nonostante non siano ancora rilevati provvedimenti cautelari ad personam (i quali sarebbero più che comprensibili date le accuse, del tutto ipotetiche, mosse), faccia da esempio la delibera numero 23 del 10/03/2022 della Commissione Straordinaria, la quale revoca la precedente Intitolazione della Sala Consiliare del comune di Pratola Serra.

A detta dei deliberanti, non sarebbero state rispettate le corrette procedure.

Per comprendere cosa sia successo a Pratola Serra (AV) nell’ultimo anno e mezzo, bisogna partire da un concetto ormai reso obsoleto da quella strategia transnazionale che “si è servita di una parte del mondo politico, complice o ignorante, che ha contribuito, unitamente ad alcuni settori della burocrazia dello stato (come ad esempio la magistratura)” a sostituirlo con “una tecno-burocrazia compiacente, orientata in linea teorica da principi pseudoscientifici”: il primato della politica. (da “Tempo e Realtà”, di Sabino Morano, di prossima uscita”)

Ma perché, quindi, ciò dovrebbe interessare il richiamo ad un auspicabile ritorno al primato della politica?

Per comprenderlo in modo davvero esaustivo, bisogna considerare un’altra delibera, quella consiliare n.17 del 14/04/2011, la quale illo tempore intitolò la sala, “luogo simbolo della democrazia e della rappresentatività urbana”, all’indimenticato dott. Antonio Aufiero, la cui decisione fu assunta all’unanimità (maggioranza ed opposizione) dal suddetto consesso.

E allora, ci si soffermi su questo: può un triumviro di non eletti sovvertire il volere popolare, rappresentato in modo manifesto e condiviso da coloro che ne hanno ricevuto il consenso in maniera assolutamente democratica, per un mero formalismo? E’ accettabile che la sovranità di una comunità, espressa nella più alta forma di civiltà costituzionale, sia piegata all’arrogante cavillismo burocratico“che tende in maniera sempre più pervasiva ad invadere tutti i ruoli decisionali"?

Tale inutile forzatura testimonia, con spudorata trasparenza, la “progressiva perdita del primato della politica in favore del primato dell’elemento burocratico a trazione tecnocratica”, in nome di una sbagliata quanto totalitaria convinzione in una discutibilissima “superiorità della scienza e dei suoi esperti, rispetto alla tradizionale preminenza della dimensione politica del potere”.

Per giunta, già Gaetano Mosca, nel secolo scorso, evidenziò una incessante quanto costante corsa verso il cosiddetto autoritarismo burocratico, un totalitarismo legalizzato che punta all’annientamento di quel sacro e necessario equilibrio tra componente burocratica e componente elettiva, riducendo quest’ultima a semplice evento rituale, privato di quel significato enfatico che, ancora e nonostante tutto, farebbe di esso fonte di potere decisionale.

La propensione a sottoporre ogni settore dell’amministrazione dei singoli stati al controllo esclusivo di funzionari non legittimati da alcun tipo di mandato popolare annulla de facto il primato della politica, nonché la storia, le radici, l’identità, l’appartenenza e, sicuramente, gli interessi legittimi dei singoli popoli.

Esautorare la politica, mediante l’alienazione del primato che le spetta, dai processi decisionali e di indirizzo significa introdurre in maniera stabile una sorta di troika di natura pseudo politica, che fa leva su un meccanismo di psicologia delle masse che corrisponde ai comportamenti tipici della “massa aizzata”.

Un modus operandi, inoltre, che ricorda la dilagante logica della Cancel Culture, non meno aberrante: dell’abbattimento della statua di Cristoforo Colombo, perché avrebbe inaugurato lo genocidio dei nativi americani; della recente censura ai danni di Fëdor Dostoevskij, reo di essere russo; del divieto di onorare festività tradizionali per non turbare la nuova morale progressista.