Quei 4 ragazzi di Liverpool che conquistarono il mondo

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"Non voglio essere una leggenda vivente. Ho fatto tutto questo per non dover lavorare. E per rimorchiare le ragazze. E ne ho rimorchiate più di una, e non ho dovuto lavorare: ecco perché sono ancora qui."
È la chiave del successo dei Beatles: sapevano di essere i più grandi ma sono rimasti con i piedi per terra per tutta la vita. "I wanna be famous, a star on the screen
but you can do something in between".

Durante il dopoguerra inglese, se possedevi una chitarra e conoscevi un paio di accordi potevi cimentarti nel blues. Con un asse da bucato, possibilmente di metallo, per il ritmo e una cassa di tè che fungeva da basso, potevi ambire a fondare una band. La mancanza di denaro aguzzava l'ingegno, la fantasia era vitale. Bisognava arrangiarsi ma non scoraggiarsi. Nothing's gonna change my world! Una band ti permetteva di tirar su un paio di sterline alla settimana, quanto bastava per portare al cinema la ragazza.

I Quarrymen (da Quarry Bank School) fu il primo gruppo musicale di John. Suonava musica skiffle, una sorta di Rock'n'Roll primordiale, influenzato da sfumature country e blues. Solo nel 1957 vi approdarono Paul e il suo compagno di scuola, George. Quando molti dei componenti lasciarono la band, i superstiti Lennon, McCartney ed Harrison decisero di continuare. Con Stuart Sutcliffe al basso e Pete Best alla batteria, la primissima formazione fu completa: nacquero i Beatles.

Una concorrenza spietata, band che spuntavano come funghi, una rudimentale ma diffusa abilità di strimpellare, emulando i pezzi più famosi, fece sì che ad ogni festival i partecipanti ripetessero più e più volte le medesime canzoni, a svantaggio dell'evidente imbarazzo di chi nella scaletta serale occupava una posizione numerica sconveniente. Bisognava inventarsi qualcosa. Le hit erano presentate dagli artisti nel lato A degli LP, quindi i Beatles decisero di puntare sui lati B, su quei pezzi che nessuno suonava perché ritenuti non "di successo". E fu così che si ritrovarono a fare la cover di canzoni come "Till there was you" di Peggy Lee o "If you gotta make a fool of" di James Ray. "That'll be the day" fu una bomba. Era di Buddy Holly, che portava gli occhiali come John: da quel momento ciò che era fonte di imbarazzo divenne un motivo di vanto. Buddy fu di forte ispirazione per i FabFour perché era uno dei pochi big dell'epoca che scriveva lui stesso le proprie canzoni ed erano tutte semplici, di tre accordi. Così si convinsero che scrivere non era poi così difficile. E fu un bene per l'umanità.

La città di Amburgo rappresenta lo spartiacque tra i Beatles che furono e quelli che conosciamo noi. Sutcliffe, il bassista, decise di rimanere nella città tedesca perché innamorato di una ragazza; così Paul lasciò il piano per tornare in prima fila. Era mancino, quindi fu costretto a suonare il basso imprestatogli al contrario.
Sempre ad Amburgo, nacque il sodalizio tra McCartney ed il famoso basso a violino. Andò più o meno così, Paul non poteva permettersi un Fender, che costava un centinaio di sterline persino allora: le sue finanze gli consentivano di acquistare, però, un Hofner Violin alla cifra più modesta di trenta sterline. E fu subito storia.
Un'ultima chicca legata ad Amburgo: Jurgen Vollmer era il ragazzo, tedesco appunto, a cui i Beatles copiarono il taglio dei capelli a caschetto.

Lasciata la Germania, l'obiettivo divenne quello di suonare al mitico Cavern Club di Liverpool. Il problema era che il Cavern scritturava soltanto jazzisti e bluesmen, era praticamente bandito chi suonava Rock'n'Roll. Fu allora che decisero di aggirare l'ostacolo, presentando "Blue suede shoes", canzone di Carl Perkins, reinterpretata magistralmente da Elvis, come un noto capolavoro del fantomatico, nonché leggendario, artista blues Leadbelly. La cosa meravigliosa fu che la trovata funzionò: i Beatles si stavano esibendo al Cavern quando i proprietari si accorsero del raggiro. Troppo tardi!

I ragazzi di Liverpool piacquero, tanto da finire per esibirsi regolarmente in quella che definirono poi "piccola cantina opprimente, dall'atmosfera umida e soffocante, con il pubblico che addentava panini al formaggio e sorgeggiava Coca Cola".

Nel maggio del 1962 ottennero il loro primo contratto con la Parlophone e fu allora che la band fu finalmente completa, quando sostituirono il batterista Pete Best con un ragazzo del posto, Ringo Starr. Era più vecchio e navigato degli altri, tanto da diventare un esempio per tutti: "si cominciò a bere bourbon e 7Up perché lo beveva Ringo". Finì per diventare una specie di piccola mascotte buffa.

I Beatles stavano diventando i BEATLES. Ogni loro avvistamento scatenava clamore. Quando nel 1964 parteciparono all' "Ed Sullivan Show", persino i genitori dei giovani fan finirono sotto l'effetto dell'incantesimo dei FabFour. Un incantesimo da cui non ci siamo ancora svegliati.

 

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