Questo matrimonio non s'ha da fare

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"I matrimoni migliori sono sempre quelli che non si fanno", detto popolare, spesso e volentieri citato dai nostri nonni per definire un accordo non troppo vantaggioso per le parti o almeno per una di esse, al punto che risulta preferibile mandarlo a monte piuttosto proseguire nella scelleratezza della sua conclusione. Non c'è argomento o settore che sfugga a questa regola non scritta, come dimostra il caso Stellantis, il gruppo nato, nel dicembre scorso, dal matrimonio tra Fca (Fiat/Chrysler) con Psa (Peugeot/Citroen) diventando di fatto il quarto (terzo per fatturato) gruppo al mondo di costruttori di auto, dietro Toyota, Volkswagen e Renault/Nissan, con il ceo Carlos Tavares e sotto la presidenza di Jhon Elkann.

Tutta l'operazione si chiuderà in poco più di un anno, la sede sarà in Olanda e la quotazione del titolo avverrà nella borsa valori di Milano, di Parigi e di Wall Street. Sono previsti risparmi annui per 3,7 miliardi condividendo piattaforme e tecnologie, senza chiudere nessuno stabilimento o almeno così dicono. Si realizza così il sogno di Sergio Marchionne, che aveva già ampiamente previsto, ai tempi dell'acquisizione di Chrysler, la necessità di creare sodalizi sempre più grandi che se da un lato contribuiscono in maniera determinante a poter competere sul mercato globale, dall'altro, puntando sulla collaborazione, permettono di abbattere sensibilmente i costi di produzione. Il colosso italo-franco-americano è costituito da ben quindici brand: Fiat, Peugeot, Opel, Lancia, Citroen, Maserati, Dodge, Vauxhall, Alfa Romeo, Ram, Mopar, Abarth, DS, Chrysler e Jeep; inevitabilmente ci saranno delle scelte da fare per evitare inutili sovrapposizioni di prodotti sul mercato. Nota molto positiva dovrebbe essere la ripresa del marchio Lancia, testimonial di eleganza del gruppo insieme a DS.

A questo punto vi starete domandando cosa c'entra il proverbio succitato con Stellantis, invece, c'entra eccome, perché prima di sancire l'intesa, Fca è stata sul punto di sposarsi con Renault/Nissan, matrimonio poi sfumato per le pesanti interferenze del governo francese, il don Rodrigo di turno. A ben vedere, col senno di poi, le nozze mancate sono state una benedizione per Fca, infatti, il gruppo franco-nipponico ha chiuso il 2020 con una perdita monstre di 8 miliardi di euro, a fronte dei 19 milioni del 2019. Il Covid ha determinato un calo del 21,3% delle vendite (meno di 3 milioni di unità) con ricavi scesi del 21,7% a 43,5 miliardi (Fonte Renault). Il gruppo è stato penalizzato anche dalla crisi profonda in cui è piombata la partecipata Nissan (43% del capitale detenuto dai francesi), pertanto, non saranno distribuiti dividendi. La mano di Renault/Nissan è stata promessa all'italiano Luca Di Meo, che quando era in Fiat ha contribuito in maniera determinante alla ripresa del Lingotto, puntando sulla rinascita della storica 500. Operazione nostalgia che sarà riproposta anche sotto la torre Eiffel con la riedizione della mitica R5, elettrica e super tecnologica.

Nei primi giorni di marzo Stellantis renderà noti i dati 2020 delle ex Fca e Psa, per l'ultima volta separati. Anche in questo caso, considerato che l'anno appena trascorso è stato condizionato dalla pandemia, sarà interessante vedere, come nel caso di Renault, i risultati operativi. Ma almeno gli azionisti ex Fca hanno tirato un sospiro di sollievo, d'altronde: "Questo matrimonio non s'ha da fare".

 

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