Reddito di cittadinanza: dall'intuizione di Reagan alla degenerazione grillina

Fonte Immagine: theitaliantimes.it

"Abbiamo abolito la povertà!" Questa affermazione dell'on. Di Maio, allora vicepremier del primo "governo Conte", risultava di cattivo gusto già in illo tempore, figuriamoci oggi, tre anni dopo, in una realtà sociale, quella italiana, che è andata degenerando, anche a causa della pandemia, che ha inferto il colpo di grazia ad un'economia già moribonda.
Ebbene, dopo due "governi Conte", oggi i 5 Stelle (o quel che ne rimane) governano in una terza, ulteriore compagine diversa e l'indice di povertà continua a crescere (siamo al 9%) .
Lo slogan di Gigino da Pomigliano è rimasto tale, così come la soluzione propinata dai grillini: il reddito di cittadinanza. Intendiamoci, parliamo di un provvedimento che, se applicato da "buon padre di famiglia", rimane sintomo di grande civiltà, assolutamente necessario. Non è concepibile che nel 2021, in una nazione occidentale ed industrializzata, vi possano essere famiglie che non usufruiscano di alcun reddito o che vivano in assoluta povertà. Garantire un reddito, seppur minimo, di sopravvivenza a tutti i nostri concittadini, deve essere un dovere primario della politica. Quello che hanno fatto i grillini, però, non è altro che clientela, pura e semplice, poiché non è possibile attuare una riforma di tale portata in mancanza di un apparato solido ed organizzato, addirittura propedeutico rispetto al reddito stesso. E i cosiddetti Navigators hanno rappresentato solo fumo negli occhi, un paravento a tale mancanza.
Oggi è chiarissimo lo scopo di questa avventata e prematura introduzione legislativa: creare consenso.

Ma questa degenerazione poteva essere prevista (ed è stato fatto dai più) ed vietata, poiché questa forma assistenzialista non è stata scoperta dal leader maximo, Beppe Grillo, bensì risulta una pratica di sussistenza concepita già negli anni sessanta, negli Stati Uniti d'America. Il ricorso a tali procedure di sostegno al reddito furono rese disponibili da J F Kennedy, tanto da scadere in un vero e proprio abuso. Ciò comportò un enorme deficit sui bilanci statali, concretizzatosi soprattutto sotto la presidenza Johnson. E nemmeno Nixon volle prendere atto di tale situazione, ormai incontrollata.
L'esplosione della spesa assistenzialista colpì significativamente lo stato della California, il cui governatore era Ronald Regan. Cosa accadeva di così grave? Semplice: tanti cittadini americani ricevevano l'assistenza pubblica e lavoravano in nero; altri rifiutavano addirittura di lavorare, accontentandosi del sussidio. Fatti di cronaca italiana, che si sono verificati già mezzo secolo fa in America: se solo i grillini avessero conosciuto la storia (voglio credere alla buona fede), avremmo assistito ad un trionfo di questo grande atto di civiltà.
L'acuto Ronald, nel 1971, stabilì che chiunque avesse aderito al sostegno (l'attuale reddito di cittadinanza) avrebbe dovuto impegnarsi in servizi sociali, pulizia delle strade, aiuto agli anziani e quant'altro.
Il "California Welfare reform Act" si tradusse in ottimi risultati: il numero di assistiti diminuì di un buon 20% (evidentemente non si rivelarono così bisognosi) e la cifra media dell'aiuto ad una famiglia tipo di tre persone aumentò da 172 dollari al mese a 235. Una vera, grande vittoria!

L'altra riforma che ritengo, a mio modestissimo parere, essenziale, per considerare il Belpaese una nazione civile, è quella riguardante il "salario minimo". Ma, per favore: sia concepita la gente seria, non da chi punta all'immediato, effimero consenso elettorale.

 

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