Resoconto elettorale: l'impresa del centrodestra e le manganellate della sinistra antifascista

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Sia chiaro, la lotta antifascista può dirsi rinviata alla prossima tornata elettorale. Perché l’obiettivo di una autoproclamata ed anacronistica resistenza contro un regime palesemente immaginario è stato efficacemente raggiunto.

E risulta persino avvilente che ciò sia stato permesso da una destra ingenua ed impreparata, che, invece di contrastare tale artefatta macchina di raggiro nei confronti dell’italiano medio, l’ha persino coadiuvata mediante post social anche senza fondamento storico (vedi il vile ed efferato rastrellamento del ghetto ebraico di Roma del 16 ottobre 1943, ad opera dei nazisti, non dei fascisti come confermato persino dalla Meloni), quasi un volersi scusare di un ventennio che non può vederla coinvolta, quantomeno per motivi anagrafici. Ed invece, ci si protrae in quella incessante rincorsa non all’elettore ma alle panzane di una sinistra che getta l’amo concretamente convinta che vi sia un avversario che, prima o poi, abboccherà.

Le elezioni del 3-4 ottobre, nonché i ballottaggi di domenica e lunedi scorso, hanno evidenziato, senza alcun dubbio e ancora una volta, che in Italia vi sono una sinistra maestra nel promuovere le proprie istanze, frutto di anni di istruzione politica ed egemonia burocratica, ed una destra che si affida ai singoli, che fuoriclasse non sono per nulla. Lo smantellamento dei partiti ha evidentemente fatto più danni alla destra che alla sinistra. Ed è indiscutibile se si guarda ai candidati scelti dall’una e dall’altra parte: una sinistra che punta a prodotti di partito, con una competenza politica conclamata, contro una destra che guarda ad una società civile che la politica, quella che coglie alla pancia dell’elettore, non sa realizzarla, ma comprensibilmente.

Sono ormai lontani, dunque, gli anni del Cavaliere, con un duo Salvini-Meloni che dimostra reiteratamente di non avere i mezzi oggettivi nemmeno per avvicinarvisi, sia per carisma che per propensione comunicativa. Nonostante si sia ancora oggi custodi della maggioranza del consenso italiano, questa destra attuale riesce brillantemente nell’impresa di perdere ogni capoluogo di provincia. E la dichiarazione post débâcle di Salvini “Abbiamo più sindaci” - platealmente puerile - non fa che confermare una totale e manifesta inadeguatezza nei vertici attuali del centrodestra italico.

L’abbandono della base, con annessa convinzione di un’onnipotenza virtuale ed ingannevole dei vertici, illusoriamente certi di poter fare a meno del tessuto sociale che li ha eletti, ha creato quell’equivoco che ha prodotto un’ipocrisia di sottofondo che vede una Lega di governo contro un Fratelli d’Italia “no green pass” che comunque non va a difendere i portuali di Trieste, padri di famiglia sottoposti a manganellate ed idranti da quella sinistra antifascista a cui è consentito tutto, persino dai media. Se si ritiene così necessario corrispondere alle provocazioni di questa sinistra, almeno la si emuli quando strumentalizza una già incomprensibile manifestazione antifascista, in pieno silenzio elettorale (ex Art. 9-bis, legge 4 aprile 1956 n. 212 e successive integrazioni), scendendo in piazza; se non per le proprie idee, per le proprie convenienze. 

Ah, dimenticavo: i grillini di Conte? Non pervenuti.