Ricorda chi eravamo.

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Da circa 2 settimane si é conclusa la serie Romulus di Matteo Rovere, andata in onda su Sky e che racconta le origini di Roma. Con interesse spasmodico ho atteso gli ultimi minuti della puntata finale, in cui finalmente si è palesato il destino divino della città eterna. Infatti, nelle parole del coprotagonista Wiros, tutta la grandezza di quello che sarà: "La nostra nuova città accoglierà tutti gli dei, ma prenderà il suo nome dalla nostra signora dei lupi, il suo nuovo nome sostituirà il vecchio e correrà veloce sulle lingue di tutti i popoli della terra, la nostra città, se lo vorrete, si chiamerà ROMA". Uomini e donne in cerca del proprio destino, Romulus è il racconto di tre ragazzi: Yemos, Ilia e Wiros, cresciuti nella violenza di un mondo arcaico e pericoloso. Un mondo lontanissimo nel quale ogni rapporto umano è vincolato da dinamiche di potere per nulla estranee al nostro presente, un viaggio affascinante attraverso storie di vendetta, di amicizia fraterna e di amori incancellabili. La serie va ben oltre e racconta una storia mai narrata prima con tanta cura e con anche una sigla d’eccezione, un’emozionante e personalissima versione di Shout dei Tears for Fears. Una vicenda lontana, molto lontana, ma che ci appartiene e che ci riporta al tempo del mito, degli dei e delle sacerdotesse. Romulus ci catapulta nel Lazio del VIII secolo a.C., in una realtà arcaica e selvaggia, dove dominano la violenza e la paura, e dove gli uomini vivono sottomessi al volere degli dei.
Perché tanto interesse intorno ad una serie televisiva? Romulus è, finalmente, una serie tutta italiana, chi meglio di noi può raccontare la grandezza di Roma. Questa produzione, anche tardiva, rende onore e giustizia alla storia, molte volte forzata e distorta da serie straniere che hanno imperversato sul piccolo schermo. Abbiamo dovuto sorbirci Spartacus, lavoro a stelle e strisce che tra il 2010 ed il 2013, ha raccontato le gesta dello schiavo gladiatore trace che tenne in scacco le legioni intorno al 70 a.c. Poi è toccato a Britannia, coproduzione americana ed inglese del 2018, raccontare la resistenza dei popoli d'oltre Manica all'occupazione romana intorno al 43 d.c. In tutto questo scempio potevano mancare i tedeschi? Non sia mai, infatti, nel 2020 è uscita Barbarians, il telefilm teutonico che ripercorre le vicende della famosissima Battaglia di Teutoburgo del 9 d.c., una delle più gravi sconfitte che l’esercito romano abbia mai subito.
Negli ultimi anni, le serie tv che hanno come oggetto non direttamente gli antichi romani, ma le popolazioni con cui l’Impero entrò in conflitto, stanno proliferando, dando origine ad un vero e proprio filone narrativo “anti romano”
Tutte queste produzioni sembrano, infatti, avere quasi degli intenti propagandistici. I dialoghi sono pieni di stucchevole retorica sulla libertà e l’unità contro i romani, dipinti come degli oppressori crudeli ma stolti allo stesso tempo.
Lo spettatore ha un solo compito, deve subito capire chi sono i buoni e chi i cattivi, i romani. A convincerlo ci pensano gli attori con i loro sproloqui contro l’oppressione dell'impero.
A causa di queste derive patriottiche e totalmente unidirezionali si distorce totalmente la realtà.
Non si dimentichi mai che fu Roma a fondare la prima Europa, unità da un'unica lingua (il latino), da un unico insieme di leggi (quelle del diritto romano), da una sola moneta, da un modello urbanistico e da infrastrutture (ponti, acquedotti, fognature, fori e architettura civile), che rimarranno a fondamento dell'Europa futura. Di questa Roma antica possiamo ancor oggi ammirare infinite testimonianze archeologiche e le tantissime città da lei fondate, tra cui le più importanti: Londra, Parigi, Barcellona, Lione, Vienna, Zurigo, Lubiana, Manchester, Bratislava, Zagabria, Budapest, Gerusalemme, Istanbul… Continuiamo a valorizzare i principi del suo sapere giuridico e continuiamo ancora a parlarne la lingua. Pertanto, proprio in questa fase buia per il nostro paese è più che mai necessario recuperare la memoria, prendendo in prestito le parole di Delios agli spartani dopo la battaglia delle Termopili: "Ricorda chi eravamo".

 

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