Rimuovere i contanti. Il sogno del capitale finanziario

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È da tempo che tra i desiderata della global class liquido-finanziaria ve n’è uno che, non essendosi ancora realizzato, riaffiora frequentemente: la rimozione inappellabile del danaro contante. Quest’ultimo – si dice – dovrebbe essere sostituito in toto dal danaro elettronico, gestito mediante carte e applicazioni apposite.

A conferma della nostra tesi, secondo cui il Coronavirus ha reso possibile il transito a un nuovo (e più radicale) modello di capitalismo, non deve sfuggire come, tra le tante misure proposte, non sia mancata l’abolizione del danaro contante. Così titolava, ad esempio, “Avvenire” il 9 maggio 2020: La proposta. “Ora aboliamo i contanti”. Non era, certo, una voce isolata: Coronavirus, la rivincita della carta di credito: addio ai contanti? (“Quifinanza.it”, 1.5.2020). Ancora: La distanza sociale e il declino irreversibile dei pagamenti in contanti (“La Repubblica”, 30.4.2020).

La sintesi più dettagliata del programma di digitalizzazione del contante in relazione al Covid-19 si trova, però, su una testata romagnola, che così spiega: “è noto che monete e banconote possono essere veicoli di trasmissione di germi se non di virus. Sarebbe opportuno anche sulle spiagge limitarne il più possibile l’uso incentivando l’utilizzo delle carte di credito, di debito e la moneta elettronica, a favore del contrasto alla diffusione globale del Covid-19” (“Ravenanotizie.it”, 24.4.2020).

Insomma, il contante veicolerebbe il virus e ciò sarebbe un ulteriore motivo per abolirlo. Non è chiaro, invero, perché il virus dovrebbe prediligere il contante, per trasmettersi, rispetto ai “pos” e alle carte elettroniche e non ci stupiremmo se, dalla popolosa tribù dei virologi televisivi, qualcuno si avventurasse a spiegarcelo. Chiarissimo, invece, è il motivo per cui da tempo il capitalismo finanziario mira alla digitalizzazione del danaro. Il motivo ufficiale – la foglia di fico, come usa dire – è la lotta all’evasione fiscale. Eppure, se la ratio fosse realmente quella, non si spiegherebbe perché non si inizi a combattere l’evasione legalizzata dei gruppi e-commerce, dei colossi multinazionali e dei cinici speculatori finanziari: categorie che, a norma di legge, pagano il 3 % di tasse (contro il 65 % delle “normali” imprese nazionali).

La verità è che i globocrati no border aspirano a rimuovere il contante per le seguenti ragioni: 1) il contante è almeno in parte gestito liberamente dal cittadino, là dove il danaro digitalizzato è direttamente in mano al sistema bancario; 2) il sistema bancario può lucrare in modo parassitario sulle transazioni digitalizzate; 3) con il danaro elettronico, si è ininterrottamente tracciati (in coerenza con la società a controllo totale); 4) se il danaro è in mano al sistema bancario, sarà agevole, con un click, mettere a tacere e uccidere – metaforicamente – i dissenzienti, intervenendo sul loro conto (ciò che, con tutta evidenza, non è possibile mediante la tesaurizzazione privata del contante); 5) con il danaro in mano al sistema bancario, prevalgono la perdita della contezza “materiale” del danaro e l’indebitamento di sempre più vaste categorie di persone.

Come ho provato più estesamente a mostrare in Glebalizzazione, l’homo indebitatus è, per definizione, il nuovo schiavo del sistema contemporaneo, preso nei dispositivi di cattura e legato alle catene invisibili del debito usuraio. Il Coronavirus sembra essere una preziosa occasione per accelerare il processo di transizione alla digitalizzazione integrale del danaro.