Sangria o Champagne? Lega di lotta vs Lega di Governo

Fonte Immagine: giustizianews24.it

Della Lega ho fatto parte e della Lega non faccio più parte. Ma un po' l'ho vista dall'interno. E non mi riferisco all'interno periferico che è tenuto esclusivamente a battere le mani al Capitano (almeno al Sud) ma, come tutti sanno, ho avuto modo di conoscere, superficialmente si intende, anche aspetti leghisti più intimi, finanche crepuscolari, finché sono stato in servizio al terzo piano di Beni Spagnoli in piazza San Luigi dei Francesi a Roma, e cioè fino a ottobre 2020.

Alle volte il destino e la coincidenza sono beffardi, già così a prima vista. Il Palazzo che ospita il Gruppo Parlamentare al Senato del carroccio ed il suo indirizzo, con questa contrapposizione Francia/Spagna (e non dite subito "purchè se magna" che è troppo banale!) rappresenta in effetti un dualismo che è percepibile dentro il Partito.

La mia esperienza da quelle parti è incominciata nel turbine fantasticoso del Governo del Cambiamento, primo e unico della storia d'Italia sostenuto da una maggioranza parlamentare in cui non vi fossero riferimenti alcuni del Ppe o del Pse.

Quota 100, legittima difesa, porti chiusi, Flat Tax, decreti sicurezza, la Lega era una locomotiva di pragmatica governativa che ha trovato un oggettivo riscontro elettorale di gradimento alle europee, aumentando di 20 punti il proprio consenso, già significativo, in poco più di un anno di Governo. Ad un Salvini così, le mie orecchie abituate alla fine retorica novecentesca dei grandi oratori del passato, poteva perdonare qualche superficialità, qualche sortita infelice, finanche qualche caduta di stile. Alla gente normale, spesso disinteressata o anche schifata dalla politica, invece, piaceva eccome, piaceva sempre, e infatti riempiva le piazze, mobilitava passione ed adesione, sembrava l'uomo giusto della sovranità, al posto giusto e al momento giusto. E quindi, dentro il Partito, non era neanche ipoteticamente ipotizzabile un dissenso, una voce critica, una minima differenziazione dal coro unanime che faceva, tutto, da contorno al culto del leader maximo. Questo fra i parlamentari, figurarsi nel circuito di Partito, composto da una notevole quantità di aspiranti parlamentari che aspettavano solo il momento propizio e la candidatura buona, tanto visto il livello medio della classe parlamentare, detto fra noi, oggettivamente oggi il deputato lo potrebbe fare chiunque.

Tutti sapevano di Giorgetti e dei suoi punti di vista, tutti si chiedevano quanto la vecchia guardia pesasse e pensasse ancora di pesare, come Calderoli, ad esempio, fine regista di tante operazioni d'Aula. Tutti si interrogavano su quanta recrudescenza bossiana covasse sotto la cenere, o quanto ci fosse ancora del mondo legato a Maroni. Tutti, infine, ipotizzavano che solo Zaia potesse, eventualmente un giorno, sfidare grande Matteo, e cercavano di studiarne le mosse preparatorie. Ma finché la nave aveva vento in poppa, e finché Salvini era così popolare, non poteva volare una mosca. La classe parlamentare, peraltro, era ed è giovane, a tratti acerba, comunque non selezionata da lunga gavetta ma spesso approdata in Parlamento, un po' come molti grillini, per casualità, senza neanche aspettarselo, avendo la Lega toccato picchi percentuali inediti ed imprevisti in tanti collegi. Del resto, solo in queste condizioni, qualcuno avrebbe potuto pensare la cosa più tamarra che si sia mai vista nella storia politica italiana: il concorsone "Vinci Salvini", una cafonata finanche più agghiacciante del coro di donne poppute che cantava, dieci anni prima, "Meno male che Silvio c'è" in qualche convegnetto del PdL di periferia, con contorni scollacciati degni delle commedie sexy all'italiana tipo "l'onorevole con l'amante sotto il letto".
Forse non tutti ricordano, però, che poco prima del Papeete, accadde un fatto estraneo alla narrazione leghista salviniana dominante fino ad allora. Il dibattito sui MiniBot fu liquidato da Giorgetti come una fesseria. "Sarebbe troppo facile così" disse l'attuale ministro dello sviluppo economico.

Cazzo, i MiniBot al portatore erano la svolta epocale, un elemento che avrebbe concesso alla Lega un pezzettino di Storia e non di cronaca politica. Come è possibile che mentre i più intelligenti e raffinati parlamentari leghisti (Bagnai e Borghi, ovviamente) si sforzavano di introdurre un tema così pregnante, sistemico, rivoluzionario per l'Italia e la Unione Europea, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del loro stesso Partito facesse loro una pernacchia???

Dopodiché, Moijto e caduta del Governo fecero dimenticare questa storia, ma oggi sarebbe il caso di analizzarla meglio.

La contrapposizione Francia/Spagna, cioè Lega Nord vecchia maniera Padana e Lega Salvini nuova scuola sovranista era rimasta sopita fino ad allora.

Guardate che non è solo un fatto di "struttura" ma riguarda anche l'elettorato: metà elettori della Lega vogliono una forza politica presentabile, responsabile, capace di interpretare istanze del mondo produttivo e imprenditoriale, senza velleità populiste ma al contrario con vocazione di governo; l'altra metà è voto di protesta euroscettica, reclama con convincimento il motto "prima gli italiani" perchè è, come dire, una specie di area trumpiana (il cui "assumi americano, compra americano" fu forse più significativo del più retorico Make America Great Again) all'italiana: è un elettorato antiglobalista, antimercatista, sovranista forse senza neanche saperlo o capire bene che cosa significhi.

Insomma Francia e Spagna sono le due Leghe, quella di lotta e quella di governo.

La posizione sui MiniBot di Giorgetti, e il fatto che Salvini non difese la posizione, peraltro socioeconomicamente approfondita da anni, a partire da "Oltre l'Euro", fu il seme che oggi ha portato al sostegno a Draghi.

Non mi è chiaro se Giorgetti siede lì a dire al mondo che la vecchia Lega ha ripreso il sopravvento, anche accettando di diminuire il proprio consenso emotivo pur di sedere dove la politica si fa e non si comizia semplicemente, oppure se ce lo ha messo Salvini per intestare alla vecchia Lega il sicuro flop di consenso, a tutto vantaggio di Fdi, che intanto cresce e travasa al suo mulino molti voti che sono stati già leghisti.

Certo, la Lega del 35% alle europee non avrebbe mai sostenuto Draghi. Le sconfitte salviniane in Emilia Romagna e Toscana, l'affanno oggettivo al Sud, stanno spingendo la nave verso un'altra rotta.

Il porto sarà la Spagna sanguigna o la Francia elegante? Sangria o Champagne?

 

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