Siamo tutti Hikikomori. Sentinella, quanto resta della notte?

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In un passaggio dell’Antico Testamento, ci imbattiamo in una domanda che è anche la nostra: “sentinella, quanto resta della notte?” (Is, 21, 11). Quanto durerà ancora la notte dell’emergenza e della pandemia? D’un tratto, nell’apoteosi del terrore sanitario e delle misure d’emergenza, ci siamo trovati tutti a vivere come i “ragazzi Hikikomori”. L’espressione giapponese Hikikomori potrebbe essere tradotta con la formula “ragazzi che hanno scelto di starsene in disparte”. In termini tecnici, sono quelli che si chiudono nella propria stanza – per mesi, quando non per anni –  e, isolati dal mondo reale, scelgono di vivere esclusivamente on line. Le relazioni digitali non soltanto indeboliscono le relazioni reali, nell’atto stesso con cui promettono di potenziarle. Al tempo stesso, e in maniera sinergica, contribuiscono al livellamento planetario delle identità, id est alla loro sostituzione con il profilo neutro dell’uomo disumanizzato e post-identitario: con le reti sociali, si hanno “profili” e non più “identità”. D’altro canto, la rete dell’internet è un territorio vasto e sconfinato, dove le informazioni si succedono senza tregua, mentre i banner, i pop-up e i moduli d’iscrizione di ogni tipo attirano e eccitano la mente, ne sollecitano una instabilità perpetua e una sovraeccitazione continua. Poggiante sulla precedente polverizzazione delle comunità etiche tradizionali, la socializzazione consumistica delle giovani generazioni a capitalismo integrale e prive di coscienza infelice trova il proprio humus nelle digitali communities non comunitarie: i cui abitanti nomadi a socialità liquida non fanno che pubblicare post autoreferenziali per sentirsi collegati con il mondo e dimostrare al prossimo, con cui spesso mai nemmeno si incontreranno realmente, di essere parti attive del processo di socializzazione conformistica di massa. In ciò sta l’essenza della generazione che, con sferzante ironia, potrebbe definirsi degli “egomostri” e dei “selfiedella gleba”, figli di un io minore. Ebbene, la riplasmazione verticistica dei rapporti di forza che si sta attuando con il nuovo capitalismo sanitario sta accelerando i già da tempo in atto processi di digitalizzazione del reale, sostituito dalla società fittizia delle relazioni elettroniche: mediante le quali ciascuno è, idealiter, connesso con il mondo intero e, materialiter, isolato nella propria solitudine di Hikikomori. Ci siamo trovati tutti, all’improvviso, a vivere per decreto come i ragazzi della generazione Hikikomori: condannati al lockdown, all’isolamento completo e alla digitalizzazione di tutte le relazioni amicali, sentimentali e affettive. Il lavoro diventa smartworking da casa, la scuola decade a e-learning in isolamento, a paideia a distanza. Variando la nota equazione hegeliana di identità tra il reale e il razionale, il reale è digitale, e il digitale è reale. Il trionfo, anche sotto questo profilo, del nuovo capitalismo a digitalizzazione integrale delle relazioni, con ovvio e conseguente disinnesco preventivo di ogni possibile moto rivoluzionario. L’unione elettronica dei proletari di tutto il mondo al tempo del distanziamento sociale diventa, in effetti, caricaturale e, soprattutto, priva di ogni reale portata rivoluzionaria.