Signori si nasce!

Fonte Immagine: romatoday

"SIGNORI, CHE SCHIFO!" (TuttoSport); "CALCIO INFETTO" (La Gazzetta dello Sport); "ARRESTATO SIGNORI!" (Corriere dello Sport).

Erano ormai lontani i tempi di "FINIMONDO SIGNORI", quando il popolo laziale scese in piazza per blindare il proprio idolo, Beppe-gol, contestando in modo plateale un più che probabile trasferimento al Parma, per la modica cifra di 25 miliardi di lire. L'epilogo era già scritto: Signori resta!

Viviamo in uno strano Paese, in cui si passa dall'essere un mito a delinquente in un brevissimo lasso di tempo. E a deciderlo sono i media, i quali la fanno da padrona in un ormai circolo vizioso che, nonostante l'art. 27.2 Cost., rende colpevole chi non è, o almeno non lo è ancora. E' un caso comune a migliaia di italiani che, quotidianamente, devono difendersi da accuse infamanti, calunnie mosse senza la dovuta, ovvia premura di approfondire la veridicità dei fatti. E se il malcapitato di turno fosse un volto conosciuto, tanto meglio; si scriveranno fiumi di parole denigratorie, diffamazioni, titoloni da vendere a chi si ciba di falsi scoop, artefatti di malelingue bramose di notorietà e danaro, che ignorano consapevolmente l'effetto catastrofico che ciò comporterebbe non solo sulla vittima prescelta ma anche e soprattutto sui relativi rapporti familiari. Un vero e proprio inferno generato volutamente da una società malata, egoista e cinica.

In un attimo, Beppe Signori, il calciatore che ha fatto sognare milioni di tifosi, che ha ispirato le vite sportive di tantissimi di noi, ragazzini degli anni '90, l'eroe di USA 94, del Foggia di Zeman, il pluri-capocannoniere della Lazio, che ha fatto vendere milioni di quotidiani sportivi a chi per dieci anni gli ha vomitato addosso qualsiasi tipo di ingiuria; viene rimpiazzato dallo scommettitore incallito, colui che avrebbe (ma i giornali non usano il condizionale) infettato quel calcio che gli ha regalato, invece, infinite soddisfazioni.

Riconosciuto colpevole ancor prima di aver subito un processo, la FIGC gli commina cinque anni di squalifica da ogni categoria, nonostante un ricorso (respinto) al Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport.

Dopo un decennio lungo e difficile, il verdetto è chiaro: i tribunali di Piacenza e di Modena hanno stabilito che Giuseppe Signori non ha truccato i risultati di Piacenza-Padova del 2 ottobre 2010, e nemmeno  di Modena-Sassuolo e Modena-Siena del 2011, poiché "il fatto non sussiste!".

La morale è palese e di facile interpretazione: l'Italia, ahinoi, ha smesso di essere una nazione garantista per cominciare ad essere altro, in un contesto in cui l'onere della prova non spetta più a chi perpetra l'accusa, come sarebbe auspicabile, ma a chi la subisce, magari ignaro e, per questo, non sempre pronto ad adottare contromisure idonee in modo repentino, catapultato, de facto, in una sfera drammatico-folkloristica che di giuridico ha ben poco.

E anche la "grazia" concessa da Gravina, che va a riabilitare Signori all'attività sportiva, risulta di pessimo gusto e susciterebbe ilarità, se non ci trovassimo al cospetto di una situazione così tragica. La grazia si concede ai colpevoli: Beppe era ed è innocente, gli vanno formulate delle scuse ufficiali, corredate da un lauto risarcimento, che comunque non restituirebbe i dieci anni sottratti indegnamente ed ingiustificatamente. Signori non va riabilitato per il semplice fatto che non sarebbe mai dovuto essere reso inabile, poiché non vi era (e non vi è) sentenza che implicasse ciò. Beppe Signori è un perseguitato dallo stato italiano ma anche da chi ha alimentato tale contesto diffamatorio, legittimando, mediante provvedimenti anche sportivi, quel chiacchiericcio che, col tempo, è diventato un cataclisma scaraventato sulla vita di un professionista, marito, figlio e padre, innocente.

Ricordando Totò, verrebbe da dire "Signori si nasce" e gli artefici di questa ennesima farsa giudiziaria hanno dimostrato di non averne affatto i mezzi per "diventarlo".