Sinistr, sinistr, sinistr destr sinistr!

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La terra è umida; i pochi filamenti d’erba rimasti sono spezzati dallo stress costante ed insistente perpetrato dai pesanti, sincronizzati passi, calzanti scomodi anfibi ormai malmessi. Il calpestio non contempla solo un suolo consueto ed inerme: ora, l’avanzata costringe a non dribblare nemmeno i corpi martoriati di chi sperava, un giorno, di tornare a casa, dalla propria famiglia, al caldo, inarrivabile focolare domestico. Le spoglie di chi, per mera sorte, risulta più fortunato, per quanto possa esser considerato tale chi lascia la propria vita su un campo di battaglia, presentano palpebre che, come serrande notturne, vanno a celare lo sguardo inanimato di chi, poco prima, lottava per una già irraggiungibile sopravvivenza; quelli malcapitati oltremodo consegnano ai posteri gli occhi di chi è comprensibilmente atterrito alla presenza di un fato cinico e spietato, imposto da coloro che a quella guerra continueranno a non parteciparvi. Sembra fissino il vuoto, un punto indefinito che non vedono e non vedranno mai, colpevoli di esser stati costretti a combattere battaglie non proprie, condannati ad essere calpestati da un codice militare che non ammette misericordia da anteporre all’obiettivo prescritto.

Le regole sono regole: si marcia incessantemente, senza sosta, per raggiungere un fine comune che produrrà morte e morte soltanto.

Vi parleranno di esportazione di democrazia, consumata da democratici gentiluomini che andranno ad imporre la loro visione di società a popoli lontani, geograficamente e culturalmente, che quel modello non lo vogliono, non lo hanno chiesto e, la storia mi è testimone, continueranno a non applicarlo, perdutamente convinti che il loro modus vivendi seguiti ad essere l’unico adottabile, rispetto ad una realtà che la pseudo civiltà cronicamente capitalizzata non può comprendere.

Vi diranno che la guerra è necessaria, come se togliere la vita ad un fratello, dopo un secolo, quello scorso, che ha decretato, inconfutabilmente, il fallimento acclarato di chi divideva la popolazione mondiale in razze e non in nazioni libere e sovrane, permanga naturale come il battito d’ali di una farfalla, sorretta dallo stesso vento che diffonde l’odore acre della morte per mano dell’uomo.

Vi convinceranno che la guerra è giusta, l’extrema ratio adottata da fanatici religiosi, spinti da credenze popolari, tramandate da generazioni ignoranti e bigotte, per mezzo delle quali tentano di giustificare una coscienza immonda e cinica, che non può arrogarsi connotati umani.

Ma la guerra è solo guerra; una trovata dei ricchi per far combattere ai poveri un conflitto non loro, e anzi: traducendo in armi le tasse dei contribuenti, scambiano vite per il continuo e perenne, già strabordante, arricchirsi.

La guerra è una bambina che, alzando le braccia al cielo, si arrende all’obiettivo di una macchina fotografica.