Sotto il segno del toro

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Sotto il segno del toro, il 28 aprile 1916, a Renazzo in provincia di Ferrara, nasceva Ferruccio Elio Arturo Lamborghini. Tenace, visionario e combattente, cambierà il mondo delle super car. Il piccolo Ferruccio adorava sporcarsi le mani con ferro ed olio, infatti, la sua passione trovò sfogo nella cascina del padre agricoltore, che trasformò in una piccola officina meccanica. Trascorreva le giornate creando e riparando attrezzi agricoli. Frequentò l'Istituto superiore “Fratelli Taddia” di Cento dove si diplomò con buoni voti, e dopo un breve periodo da
apprendista presso un fabbro locale, riuscì a farsi assumere alla bottega Righi nella città di Bologna.

La seconda guerra mondiale piombò nella sua vita e Ferruccio fu inviato a Rodi, in Grecia. Durante la guerra ebbe modo di mostrare le sue capacità meccaniche e fu nominato capo reparto in brevissimo tempo. In Grecia conobbe anche sua moglie Clelia Monti. Finita la guerra rientrò in Italia e notò che l'agricoltura del bel paese era in forte crisi, ma questa difficoltà permise a Ferruccio di avere una grande idea: comprare pezzi di vecchi carri armati lasciati in Italia dagli alleati e trasformarli in macchine agricole. Il successo fu immediato. I trattori
Lamborghini erano economici e resistenti, così nel 48 fondò la fabbrica Trattori Ferruccio Lamborghini.

Negli anni cinquanta la Lamborghini divenne una delle più importanti aziende produttrici di macchine agricole, i suoi trattori erano indistruttibili. L’imprenditore era sempre alla ricerca di nuove idee, leggeva tanto e viaggiava spesso, durante un viaggio negli Stati Uniti visitò alcune fabbriche che producevano condizionatori, capì che gli stessi condizionatori potevano essere prodotti in Italia. Assunse i migliori tecnici e fondò la Lamborghini Condizionatori a Pieve di Cento in provincia di Bologna, riuscendo ad imporsi sul mercato grazie alla buona qualità e al prezzo competitivo. Ferruccio guardava sempre avanti, lavorava senza soste per trovare nuove ispirazioni. Questo spirito imprenditoriale lo portò al successo. Il suo nome iniziò a risuonare in tutto il mondo. Dopo anni di duro lavoro la fabbrica di trattori rendeva molto bene, così riuscì a coronare uno dei suoi
sogni, comprare auto sportive veloci, tra cui Maserati, Mercedes e ovviamente una Ferrari, una 250 GT. Le sue aspettative, tuttavia, non furono all'altezza del rinomato marchio. Non era soddisfatto delle prestazioni della vettura. La frizione non era abbastanza solida e si
rompeva spesso al punto da doverla portare diverse volte a Maranello, ad un certo punto stufo di pagare il conto della frizione, decise di parlarne direttamente con Enzo Ferrari. La leggenda narra che Ferrari rispose dicendo: “Ferruccio, le mie macchine funzionano  perfettamente. Non sei in grado di guidare le auto sportive perché sei abituato a guidare i trattori. Vai ad occuparti dei trattori e lascia che io mi occupi delle auto sportive”.

Per Ferruccio fu una vera sfida e decise di rompere definitivamente con Ferrari. Lo scontro verbale non ci sarà mai  ma decise di costruirsi le auto da sé. Alla fine del 1962 convocò i suoi collaboratori e annunciò la sua intenzione di produrre automobili sportive. Diverse persone
vicine a Ferruccio erano convinte che la stravagante impresa non portasse alcun profitto. Invece, lui credeva fermamente di poter avere successo e reclutò i migliori tecnici tra cui Gian Paolo Dallara, Paolo Stanzani e Giotto Bizzarrini, ai quali affidò il progetto delle Gran
Turismo. Individuati gli uomini, iniziò a pensare a un simbolo da mettere sulle sue auto. La scelta cadde sul suo segno zodiacale, il Toro, un toro che incarnasse forza e potenza, un toro valoroso e temibile.

Nel maggio 1963 fondò la società Automobili Ferruccio Lamborghini, ponendosi l'obiettivo di presentare la sua auto, la 350 GTV, al salone dell'Auto di Torino, l'evento più importante dell'epoca. Il prototipo venne presentato prima a Torino e poi al Salone di Ginevra, sfortunatamente non ebbe molto successo. Ferruccio non si arrese e l’anno dopo ci riprovò con la 350 GT.

Il coinvolgente entusiasmo di Lamborghini portò i suoi meccanici e ingegneri a progettare vetture sempre più performanti e all'avanguardia, trasformando l'azienda in una delle migliori case automobilistiche di granturismo. Innovatore e visionario nel 1965 presentò un telaio unico, disegnato dai due giovani ingegneri Dallara e Stanzani. I due prodigi concepirono la 400 GT, con una particolarità, il motore a 12 cilindri da 4 litri, posto centralmente dietro l'abitacolo in posizione trasversale. Il progetto fu apprezzato anche dal famoso carrozziere torinese Nuccio Bertone. Fù al salone di Ginevra del 1966 che Lamborghini presentò l’auto destinata a fare la storia: la Miura, la figlia del vento, una meravigliosa vettura arancione, rivoluzionaria per quei tempi. Design incredibile, la Gran Turismo più bassa al mondo con solo un metro e mezzo di altezza e la prima auto a toccare i 300 km/h. La Miura ottenne un successo che superò di gran lunga le aspettative del suo creatore. Divenne una grande icona e
tutt’ora lo è, ma soprattutto fece rompere definitivamente qualsiasi rapporto con Enzo Ferrari, al punto tale da non fargli mai più pronunciare in pubblico il nome Lamborghini. Tanti giornalisti che hanno lavorato con e per Ferrari, raccontano che l'ingegnere per indicare Ferruccio Lamborghini dicesse: “Quello lì, ma si! Come si chiama quello lì che guida i trattori”.

Nonostante il suo rinnovato ottimismo ma in un mondo industriale con cui Ferruccio non era più in sintonia, dovette prendere decisioni forti. Nel 1972 vendette il 51% delle azioni della Lamborghini e l'anno successivo si ritirò sul Lago Trasimeno alla Fiorita, lontano dai tumulti dell’industria, per dedicarsi interamente alla sua tenuta. Il suo spirito imprenditoriale lo spinse a creare un’azienda agricola e a produrre vino, chiamato Sangue di Miura.

Morì nel 1993, circondato dai suoi amici che lo adoravano.

Al genio industriale di Ferruccio è dedicato il Museo Ferruccio Lamborghini, inaugurato nel 2014 a Funo di Argelato (BO) dal figlio Tonino Lamborghini. Nel Museo si racconta la vita di Ferruccio attraverso il suo periodo imprenditoriale, dal primo trattore Carioca, a tutti i modelli più importanti degli anni '50, '60 e '70.

Nel giugno del 2016 è stato fondato un nuovo museo Lamborghini, a Sant'Agata Bolognese, sede della Casa del Toro, il museo ripercorre tutte le tappe che hanno fatto la storia del marchio Lamborghini.

Dopo aver cambiato proprietà 4 volte dal 1972, la Lamborghini è stata acquistata nel 1998 da Audi, azienda del gruppo Volkswagen. Oggi le vetture Lamborghini sono tra le più famose, esclusive e desiderate al mondo. Nell’ultimo quinquennio le vendite delle super car sono aumentate in modo vertiginoso, soprattutto con l’ultimo mastodontico “toro” Urus, a testimonianza del loro enorme successo.

Il mito Lamborghini sopravvive, così come la leggenda di Ferruccio Elio Arturo Lamborghini, lasciandoci un grande insegnamento che suona più o meno così: “Anche il più terribile fallimento, o il peggiore, finanche il più irrimediabile degli errori, è di gran lunga preferibile al non averci provato”.

 

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