S.P.Q.R.: un acronimo di oltre duemila anni

Fonte Immagine: sapere.it

Chiunque, addetto o meno ai lavori, almeno una volta nella vita, ha letto o sentito parlare dell'acronimo S.P.Q.R. particolarmente diffuso, quasi abusato nell'antica Roma, divenuto, non solo di dominio pubblico ma addirittura emblema stereotipato ed identificativo della potenza militare e sociale di Roma antica. In realtà l'acronimo mette in luce due componenti sociali fisionomiche del mondo romano: il Senato e il popolo. Questi due corpi sociali ben distinti, costituivano l'ossatura e la struttura portante della potenza di Roma nell' antichità. A partire dal periodo repubblicano tutti i monumenti e i vessilli di Roma, comprese finanche alcune monete, portavano in bella mostra la sigla S.P.Q.R. Fondamentale e propedeutico, risulta chiarire, il binomio senatus e populus. Il popolo non era semplicisticamente massa informe ma aveva una sua precipua conformazione e una sua identità, assurgendo addirittura ad una classe sociale intesa quale termine di paragone e confronto da affiancare al senato. Va precisato, a scanso di equivoci, il significato di popolo a cui si riferisce la sigla. Il termine popolo non era sinonimo di comunità, intesa nella sua totalità, ma anzi nella sua esclusività, riferendosi apertisverbis a due precise categorie di soggetti: i patrizi e gli equites. Ad escludendum tutti gli altri erano plebe, massa amorfa anonima, composta perlopiù da artigiani, ambulanti e liberti. Illuminante a riguardo risulta essere Gellio, per cui popolo indicherebbe tutti i cittadini, compreso i patrizi, ma con l'esclusione dei plebei. Secondo quanto si apprende da Tito Livio, Romolo stesso, aveva chiesto ed ottenuto, l'ausilio e la collaborazione dei capi famiglia più importanti per edificare l'Urbe. Questi patres, cofondatori di Roma, erano i diretti antenati dei patrizi. Successivamente, sotto Tarquinio Prisco, a Roma si riversarono diversi "stranieri", soprattutto Etruschi che nel giro di pochi anni superarono per numero la popolazione indigena. Si iniziarono così a distinguere i patres, dagli "altri", da un lato i patrizi, dall'altro gli equites ossia i nuovi arrivati, dediti maggiormente ad un florido commercio. Gli equites, i cavalieri, avevano enormi risorse finanziarie ma non avevano i gloriosi e nobili natali di sangue dei patrizi. La maggiore aspirazione degli equites oltre alla ricchezza economica era quella politica, volevano accedere al senato, come protagonisti, come senatori, fino ad allora riservato esclusivamente ai patrizi. Dopo poco più di un decennio dall' inizio della Repubblica, Roma fu squassata da aspre e subdole lotte sociali intestine. La plebe pur non avendo voce nella sfera sociale e politica della città, costituiva substrato privilegiato per reclutare combattenti. Schiacciati da debiti e talvolta ridotti in schiavitù i plebei si riunirono sul Monte Sacro, per far falere le loro istanze, rifiutandosi di combattere. Sotto la pressione militare di tribù barbare, in particolare Equi e i Volsci, il senato aveva impellente bisogno di braccia armate per difendere il limes e fu costretto, suo malgrado, ad accordare ai plebei diversi benefici. Furono rimessi i debiti contratti e affrancati coloro che erano diventati schiavi. A questi risultati se ne aggiunsero altri importanti dal punto di vista squisitamente politico. Furono nominati due tribuni della plebe e tre edili, eletti direttamente dalla plebe con cadenza annuale. L'esercito fino a quel momento non veniva retribuito, fu Marco Furio Camillo ad introdurre lo stipendium. Oltre alle importanti conquiste socio- politiche ottenute, i plebei raggiunsero un altro importante traguardo, la pubblicazione delle LegesDuodecimTabularum. Le Leggi delle Dodici Tavole, in ossequio a quello che è il nostro moderno principio di legalità, furono pubblicate in modo tale che ogni cittadino riusciva a distinguere il fas dal nefas, ciò che era lecito e ciò che non lo era, ma soprattutto, si face strada il principio della certezza della pena, in modo tale che ognuno era consapevole a priori di quali pene erano inflitte violando le Leggi. Questa precisazione può apparire superflua, ma è opportuno ricordare che prima delle Leggi delle Dodici Tavole, il magistrato esercitava lo iusdicere, basandosi su norme "segrete", raccolte in testi pseudo religiosi, caratterizzati da una forte componente mistica, frammisti a riti divinatori e propiziatori volti a carpire la voluntas degli dei. I magistrati interpretando le Leges, fungevano da strumento e da tramite privilegiato per l'attuazione e la manifestazione della volontà degli dei. Proprio coloro che interpretavano e custodivano le leggi, erano patrizi. Il senato fu costretto ad allargare le maglie del potere per evitare ulteriori lotte di classe fratricide. Furono conferiti, eccezionalmente, dal Senato pieni poteri ai decemviri per un periodo di due anni, presieduti e coordinati da Appio Claudio. La lotta di classe aveva portato la plebe ad ottenere significative conquiste sociali e civili, e da altro canto gli stessi patrizi avevano perfettamente compreso che era preferibile e conveniente l'appoggio della plebe soprattutto in ambito militare e produttivo. Canalizzare la massa della plebe, ha costituito un elemento di primaria importanza per l'espansione e la supremazia di Roma per i secoli successivi nel Mediterraneo. Patrizi e plebei erano le due componenti fisionomiche dello Stato romano. Il marchio SPQR, non si estinse con Roma, ma fu abbondantemente utilizzato sia in epoca medievale, ma anche in Età Moderna e contemporanea per rimarcare qualsiasi richiamo con la romanità, anzi costituendone la migliore sintesi della romanità stessa. Estremamente opportuno ed attuale, risulta sottolineare che nello stemma e nel gonfalone dell'odierna Roma Capitale, proprio nello scudo gotico coronato, sono collocate a scalinata le lettere dell'acronimo S.P.Q.R. e ancora sul tetto di Santa Maria in Aracoeli, sia nella Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Giuseppe Gioacchino Belli compose un sonetto romanesco intitolato S.P.Q.R e anche la cinematografia e la fumettistica produssero dei lavori su questa sigla, così misteriosamente pregnante che si è reiterata con la stessa forza per oltre duemila anni.

 

Tags