Strategia della tensione sanitaria

Fonte Immagine: assidai.it

Così ha dichiarato l’OMS, che ha temporaneamente occupato il posto del FMI nel dettare l’agenda della politica liberista su scala planetaria, di fatto ponendosi come baluardo della “civiltà medica cosmopolitica”, come la qualifica Illich in Nemesi medica (p. 144): “dopo questa, ci saranno altre pandemie, prepariamoci per la prossima” (“Fanpage.it”, 6.5.2020). Prima di commentare questa proposizione, svolgo una rapida considerazione intorno ai finanziamenti di cui beneficia l’OMS. Come ricorda l’Agenzia Giornalistica Italia (AGI), “fino ad oggi, il maggior contribuente sono stati gli Usa. Nel biennio 2018-2019, il finanziamento americano ha rappresentato quasi il 15% del bilancio complessivo. Al secondo posto figura la Fondazione di Bill Gates e di sua moglie Melinda” (“Agi.it”, 16.4.2020). L’AGI ci ricorda che l’OMS è, nei fatti, un’organizzazione internazionale semi-privata, finanziata in maggioranza – per quel che riguarda i privati – dal “filantropo” Bill Gates. La definisco “semi-privata”, giacché riceve fondi per l’80 % da soggetti economici privati. Già il fatto che il governo a stelle e strisce finanzi l’OMS per il 15 % e la “Bill & Melinda Gates Foundation” per il 10 % dovrebbe indurci a una revisione del teorema che presenta suddetta organizzazione come un’istituzione pubblica e super partes. Procedendo secondo la demistificazione marxiana delle ideologie, ancora una volta dietro il nobile e sviante nome di “interesse universale” si cela l’interesse particolare della classe dominante e della potenza geopolitica egemonica. Tornando alla proposizione citata in precedenza, in relazione alle nuove pandemie che verranno, sappiamo che la scienza in generale, e quella medica in particolare, dovrebbero procedere con circospezione e cautela, evitando – è superfluo ricordarlo – titoli sensazionalistici e a effetto: specie se quei titoli possono, come è il caso di cui sopra, gettare nel panico la popolazione, peraltro già provata dal nuovo regime di vita imposto in nome della lotta al Covid-19. Si ha davvero l’impressione che la strategia sia quella del terrore. Che è, poi, come sappiamo, la condizione ideale per il prosperare indisturbato del potere e della fobopolitica. Tra i tanti titoli che attraversano la sfera “infodemica” della primavera del 2020, ne menziono due soltanto. Chi porta un caffè a chi è seduto su una panchina sta commettendo un reato: l’ha detto il ministro degli affari regionali, Francesco Boccia, in diretta sul canale televisivo “La7” (6.5.2020). E ancora: Lecce, vigilessa interrompe funerale di una 32enne per identificare presenti (“La Repubblica”, 11.5.2020). Insomma, siamo ormai entrati da tempo nel nuovo ordine del terrorismo sanitario. Esso necessita di un’emergenza infinita, di modo che infinito sia il tempo delle stringenti misure emergenziali. In tal maniera, si fa permanente lo stato d’eccezione. Con le parole di Agamben (blog di “Quodlibet”, 13.4.2020): “so che qualcuno si affretterà a rispondere che si tratta di una condizione limitata del tempo, passata la quale tutto ritornerà come prima. È davvero singolare che lo si possa ripetere se non in mala fede, dal momento che le stesse autorità che hanno proclamato l’emergenza non cessano di ricordarci che quando l’emergenza sarà superata, si dovrà continuare a osservare le stesse direttive e che il ‘distanziamento sociale’, come lo si è chiamato con un significativo eufemismo, sarà il nuovo principio di organizzazione della società. E, in ogni caso, ciò che, in buona o mala fede, si è accettato di subire non potrà essere cancellato”. È sempre più evidente che dallo stato d’emergenza non si tornerà più del tutto indietro, perché esso si avvia a divenire la “nuova normalità”, la nuova razionalità politica, sociale ed economica del brand new world pandemico e post-pandemico. Le cosiddette misure “emergenziali” si sedimenteranno in una nuova normalità, centrata sul paradigma del “distanziamento sociale”, del “divieto di assembramento” e della contactless society.