Supervulcani: il pericolo che viene dal basso

Fonte Immagine: greenme

Quando parliamo di vulcani, la nostra mente ci riconduce in un attimo ad un qualcosa di ben noto nell’immaginario collettivo; ai nostri occhi si profila immediatamente una montagna dalla quale fuoriesce roccia fusa accompagnata da fumi e boati.

Tutti i vulcani sono più o meno tristemente famosi, fra questi forse il più noto è il Vesuvio forse perché protagonista della distruzione delle antiche città di Pompei, Ercolano e Stabia avvenuta nel 79 d.C. Tuttavia la potenza del Vesuvio e di altri vulcani ancora più grandi risulta insignificante quando paragonata a quella dei super vulcani.

Un super vulcano è un vulcano caratterizzato dal possedere una camera magmatica migliaia di volte più grande rispetto quella di un comune vulcano; questo enorme serbatoio posizionato sotto la corteccia terrestre, in qualsiasi momento, può aprirsi un varco liberando così repentinamente e in forma violenta tutta l’energia accumulata.

In vulcanologia esiste una scala, l’indice di esplosività vulcanica (IEV), che misura la grandezza e l’esplosività di un’eruzione vulcanica, tale scala altresì misura il volume di materiale espulso durante un’eruzione oltre che l’altezza della colonna eruttiva. Questa scala, di tipo logaritmico, è divisa in otto gradi dove l’ottavo risulta il più elevato. Le super eruzioni sono contrassegnate da un IEV pari a 8 e sono caratterizzate da emissioni di materiale magmatico superiori ai 1000 km3; per avere un termine di paragone basta pensare che l’eruzione del Vesuvio, avvenuta nel 79 d.C. è stata classificata con un IEV pari a 5 dove è stata emessa una quantità di materiale poco superiore a 1 km3. Tracce di spaventose eruzioni, oltre quelle già verificatesi negli ultimi 2.000.000 milioni di anni, risalgono a circa 600.000 anni fa, ad opera del super vulcano Yellowstone (Stati Uniti), in quell’occasione durante un’eruzione con IEV pari a 8 furono eruttati circa 950 km3 di materiale.

Più vicino a noi, in termini di tempo, circa 70.000 anni fa, in Indonesia a largo dell’odierna Sumatra si verificò la spaventosa eruzione del vulcano Toba dove furono espulsi circa 2.800 km3. Le conseguenze di questo evento catastrofico generarono ripercussioni su tutto il pianeta; la quantità di cenere dispersa nell’atmosfera provocò un abbassamento della temperatura di decine di gradi, il che portò quasi all’estinzione del genere umano che a quell’epoca popolava il pianeta.

Attualmente si conoscono dodici super vulcani distribuiti su tutto il pianeta, in ordine di pericolosità troviamo al primo posto quello di Yellowstone (Stati Uniti), al secondo posto il Toba (Indonesia) e poi il Campi Flegrei (Italia), seguono gli altri.

L’Italia ospita, in termini di pericolosità, il terzo super vulcano situato in Campania nella provincia di Napoli e più esattamente nell’area del Golfo di Pozzuoli. Questa enorme struttura possiede una caldera (il serbatoio magmatico) di dimensioni gigantesche formatasi circa 40.000 anni fa durante la più grande eruzione avvenuta nel continente europeo. Benché la dimensione della caldera lo collochi al terzo posto nella scala della pericolosità, rispetto agli altri super vulcani, l’elevatissima densità abitativa presente in quest’area fa si che il Campi Flegrei risulti il più pericoloso al mondo in termini di distruzione.

Oggi non abbiamo certezza di cosa provochi una super eruzione, l’ipotesi più acclarata è che queste immense camere magmatiche, sotto l’influenza di alcuni fattori, possano svuotarsi improvvisamente liberando enormi quantità di energia con effetti catastrofici. Oggi se si verificasse un’eruzione di tali dimensioni, la quantità di ceneri immesse nell’atmosfera causerebbe un cambiamento climatico a livello globale dalle conseguenze devastanti.

Le possibili vittime di un tale evento catastrofico potrebbero essere così tante da sfiorare il 10% della popolazione mondiale; fortunatamente la probabilità che questo accada è alquanto bassa seppur non impossibile, si è calcolato che la percentuale che una tale eruzione possa accadere sia di circa 1 a 700.000 il che, in un certo qual modo, ci consente di dormire sonni tranquilli, almeno per ora.