Tanti auguri Paperino

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Maltrattato, umiliato, strapazzato, letteralmente tormentato, con lui il celebre Carl Barks si è divertito parecchio, impudentemente ma scientemente, con il rispetto e l'ammirazione che si deve ai più cari amici di sempre, consci del legame imperituro che li unisce.

Facilmente irascibile ma anche tenace ed inscalfibile, scorbutico ma dal cuore d'oro, sicuramente calamita naturale di ogni genere di sciagura, è il miglior amico di Topolino ed è tutto ciò che a quest'ultimo non è dato essere: l'antieroe per eccellenza.

Donald Fauntleroy Duck è un personaggio immaginario di proprietà della Walt Disney Company, l'azienda di corto e lungometraggi, per bambini ma non solo, che non ha bisogno certo di presentazioni. In realtà, ciò che molti non sanno è che colui che conosciamo come Paperino, che reputiamo un papero in giacca e berretto blu, non appartiene alla famiglia delle papere, oppure oche, bensì è un'anatra, dato che il nome originario inglese è duck, anatra, e non gosling, papera.

Il famosissimo, sempiterno Paperino fu introdotto nel mondo animato il 9 giugno del 1934, esattamente ottantasette anni or sono, nel cortometraggio "La gallinella saggia", ispirato alla fiaba russa "La gallinella rossa", e si presume fosse stato concepito per una sola apparizione, tant'è che non si conosce il suo vero ideatore.

E' interessante scorgere il segno del tempo che passa, confrontando le numerose grafiche relative al soggetto di Paperino che si sono succedute negli anni, da una sagoma sfrontatamente spartana ad altre sempre più nitide e dettagliate, sino ad arrivare a quella attuale, addirittura tridimensionale, grazie alla tecnologia moderna.

Se, quindi, è evidente l'evoluzione del personaggio, visto sotto l'aspetto estetico, immutato è rimasto l'interessamento dei giovani e meno giovani verso questo anatroccolo vestito da marinaio, tanto da diventare oggetto di merchandising da parte di numerosi marchi famosi, quale ad esempio Gucci.

Tratto distintivo, ed oserei dire unico, è il suo modo di dialogare, vagamente comprensibile, che ricorda quello di una vera anatra, se solo le anatre fossero in grado di parlare. La geniale idea è di Clarence Nash, colui che ha prestato la propria voce (si fa per dire) al personaggio di Paperino fino al 1983, quando interpretò l'amico di una vita, Ducky, per l'ultima volta, nell'ormai cult, tratto dall'omonimo romanzo di Charles Dickens, il "Canto di Natale di Topolino".

Ma perché piace così tanto al pubblico? Perché Paperino incarna fedelmente l'uomo che non è superuomo, che non è l'eroe invincibile e che inconfutabilmente non rappresenta colui che ha solo pregi e nessun difetto. Anzi, riesce ad "umanizzare" ciò che fino ad allora, e nonostante la dimensione fiabesca, era ritenuto qualcosa di intangibile, metafisico. Walt Disney, mediante il suo personaggio, riesce a rendere empiriche, deridendole, le sventure quotidiane, quando anche aprire una semplice finestra, casualmente incastrata, o spostare un apparentemente leggerissimo comodino diventa un'impresa da affrontare con coraggio e perseveranza. Ed il conseguente abbandono al solito, puntuale atteggiamento collerico, implicazione del costante insuccesso in quelle che sembravano, invece, mere mansioni domestiche, non è altro che la coerente rappresentazione dell'ordinario che caratterizza la vita di ognuno di noi, con annesse imprecazioni. Paperino è uno di noi, uno dei "pares" prestato ai "primus" del mondo immaginario.

Paperino è anche il detentore di un Oscar, sì, un Academy Award per il miglior cortometraggio d'animazione nel lontano 1943. Egli è il protagonista di "Der Fuehrer's Face", un film propagandistico antinazista, che deride la figura di Hitler. Non solo, egli ha addirittura una stella sul marciapiede dell'Hollywood Boulevard di Los Angeles, proprio come il suo compagno di avventure Topolino. 

Che dire, allora: “Felice ottantasettesimo compleanno, Donald Duck!”