THE JOSHUA TREE - L’albero eterno del rock

Fonte Immagine: avig

Un capolavoro, una pietra miliare nella musica, uno degli album più belli di sempre, che rasenta la perfezione dell’equilibrio e la meraviglia della creazione.

Nel panorama musicale di trent’anni fa e più, nel marzo 1987, gli U2 arrivano come un ciclone a travolgere tutto e tutti, a impadronirsi della scena musicale, quali star indiscusse, dando vita ad un disco destinato a restare un fondamentale nella collezione di ogni amante della musica.

La forza evocativa del titolo, The Joshua Tree, dal nome dell’albero iconico immortalato dall’artefotografica del fedele Anton Corbjin (si ritroveranno ancora,tra gli altri,nel recente progetto di “All That You Can’t Leave Behind del 2000”), porta già l’ascoltatore nella dimensione che lo aspetta…Un albero che cresce solitario nel deserto della California, (in un parco -ovviamente- in onore chiamato “Joshua Tree Nationl Park”), anche se quello della copertina dell’album si trova -non distante- nella Valle della Morte, a rappresentare la vita nonostante le avversità del deserto. 

L’Albero di Giosuè…, così battezzato da alcuni credenti, che vedevano nei suoi rami innalzati verso il cielo, una similitudine con le braccia del profeta biblico Giosuè, levate a pregare il Signore, a raffigurare una terra promessa in cui solo la spiritualità e l’impegno possono portare alla salvezza dell’anima.Il progetto grafico dell’album, quando ancora un disco era un progetto, una creazione artistica, ed ogni particolare restituiva un pezzo della creatività dell’idea, non ancora dematerializzata dai “file mp3”, mostra l’”albero di Giosuè” (il Joshua Tree) imponente e austero.. il simbolismo che porta dentro di sé The Joshua Tree, lascia trasparire la spiritualità e la meraviglia dell’opera. Un albero…con le radici ben salde nel terreno, proteso con i suoi rami verso il cielo…verso la vita.

Impossibile non incantarsi di fronte a questo progetto artistico, già prima dell’ascolto. 

La semplicità e nel contempo la profondità prefigurano quanto importante sia il capolavoro degli U2.

All’ascolto delle prime tre tracce dell’album, si viene rapiti dalla meraviglia di suoni, canto, testi e atmosfere incantevoli…. “Where the streets have no name”, “I Still Havent Found What I’m Looking For”, “With or Without You”, mostrano immediatamente i segni caratteristici,spirituali e musicali, dell’opera…la perfezione di incastri tra la voce profonda di Bono, la chitarra di The Edge, e la ritmica precisa e pulita quanto rock nella sua dimensione più alta, di Larry Mullen jr. alla batteria e Adam Clayton al basso, completano un sound innovativo, come un vento che spazzava e ancora spazza via tutto…che entra nella mente ed annulla tutto il resto..

E la presenza dei grandi nomi di Brian Eno e Daniel Lanoise, che ne curavano anche la produzione, lasciano il segno nei suoni di ogni singolo brano.   Il connubio è unico… destinato, difatti, a ripetersi ancora, lasciando altri illuminanti segni.

Dopo il precedente The Unforgattable Fire, Bono prese un anno sabbatico, viaggiando sotto l’egida di Amnesty International in aiuto dei bisognosi. Si recò quale volontario insieme alla moglie Ali alla scoperta del mondo dell’Etiopia, per capire cosa stesse succedendo in quei posti, meritevoli di interesse e di aiuto, e su cui il Live Aid del 1985 si apprestava a porre i riflettori, scuotendo coscienze e politica. Gli U2 prima del 1987 avevano trovato la propria affermazione, con l’attenzione del pubblico e della critica…Ma fu al Live Aid del 1985…l’evento musicale che raccoglieva il più gran numero di telespettatori mai registrato, che gli U2 rubarono la scena ai più grandi nomi della musica con la loro folgorante esibizione… Da lì in poi tutti attendevano la svolta e la consacrazione con un album concept, un progetto che desse il giusto pregio e valore alla vena artistica della band, all’apice della creatività.

Gli U2 danno voce alla rabbia contro la politica statunitense in America Centrale…l’eco degli aerei da combattimento in missione, passati sulla testa di Bono in Salvador, risuonano nella viscerale “Bullet The Blue Sky”. Rabbia più misurata in “In God Country”, quasi rassegnata, dove gli Stati Uniti d’America sono descritti come “un rosa nel deserto”, nella speranza di nuovi sogni…Gli U2 ammiravano gli Usa, ciononostante ne contestavano le contraddizioni.

Tra luci ed ombre, il disco termina con due brani scuri… “Exit”, graffiante, pulsante, urlata e tetra, a percorrere lo spazio del protagonista che sta sbandando verso la psicosi, in preda alla disperazione.. ed “A Mothers Of The Disapparead”, che tra chitarre “sporche”, effetti stridenti prodotti da Eno, quasi come un lamento funebre, lascia riflessioni sulla malvagità dell’uomo.

The Joshua Tree narra la vita, la morte, il bene, il male, l’amore e la malvagità, un’opera di ricerca interiore, con lo sguardo sul mondo, sul genere umano e sulle sue contraddizioni…muovendo i passi nel deserto…intorno al The Joshua Tree…perché non esiste libertà maggiore di uno spazio immenso.    

The Joshua Tree consacra per sempre gli U2 quali sovrani del rock, in un album intimista, intriso di rock ed epica, di quella profonda spiritualità di cui i quattro irlandesi erano alla ricerca.

Forse chi legge questo articolo si starà chiedendo come mai termini come simbolismo, arte figurativa, epica, opera, progetto, siano stati usati per recensire un “disco”…la risposta è nella giusta valutazione che dovrebbe esservi nel considerare un disco come un’opera d’arte, perchè la musica è arte e un disco ne è il prezioso contenitore…

La grandezza di “The Joshua Tree”, di recente, è stata nuovamente consacrata con una ristampa in versione speciale dell’album, ed un tour nel 2017, che ha toccato anche l’Italia, con il concerto allo Stadio Olimpico di Roma. Il box include,ovviamente,extra track, b-side, un dvd, ed un book fotografico. Per chi voglia approfondire anche i segreti dell’album che ha collocato la band irlandese nell’olimpo del rock.

L’albero del profeta Giosuè, ora giace in terra, passato a vita eterna, ma rimane meta di pellegrinaggio dei fans, perché ormai è parte della storia del rock.

DISCOGRAFIA Ufficiale - Studio

1980 Boy  – 1981 October  – 1983 War  – 1984 Unforgattable Fire  – 1987 The Joshua Tree

1988 Rattle And Hum  -1991 Achtung Baby  – 1993 Zooropa  – 1997 Pop

2000 All That You Can’t Leave Behind – 2004 How To Dismantle An Atomic Bomb

2009 No Line On The Horizon  – 2014 Songs Of Innocence  – 2017 Songs Of Experience

 

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