Tra sacro e profano: una società reale che non si arrende

Fonte Immagine: web

Quest’ultima non può essere catalogata come una consueta, noiosa settimana di ottobre. Tutt’altro!

Tra standing ovation forse inopportune, ma sicuramente emulate dall’ipocrita parte avversa in caso di esito diverso – come onestamente ammesso da qualche esponente PD -, il DDL Zan è stato finalmente affossato dal Senato della Repubblica Italiana, volto di una classe politica che nemmeno stavolta si dimostra in grado di assumersi le proprie responsabilità. Perché, se è vero che una parte della destra si è da sempre espressa in modo nettamente contrario rispetto al suddetto decreto delegislativo, quella che cerca, assiduamente ed inspiegabilmente, di compiacere un elettorato ideologicamente di estrazione differente ha, per l’ennesima volta, mostrato tutta la propria ambiguità verso un provvedimento che, così come presentato, avrebbe introdotto l’anticostituzionale reato di opinione e che, almeno per questo, avrebbe dovuto subire una convinta e democratica barricata sin dal proprio concepimento.

D’altro canto, questa norma risultava scomoda anche alla sinistra – soprattutto quella cattolica - altrimenti non sarebbe spiegabile l’inconfutabile autolesionismo di un Letta politico navigato che, come un kamikaze, sacrifica un testo (malfatto, per la verità) partorito dalla stessa dirigenza PD, a causa di un criptico guizzo d’orgoglio, o più appropriata bugiarda ostinazione. Poiché, al di là del folklore in sede istituzionale, solo un ingenuo crederebbe alla fandonia secondo la quale una minoranza parlamentare riesca a bocciare una legge – apparentemente – sostenuta dalla maggioranza.  

Mala tempora currunt: appuriamo, con amara meraviglia, che l’equivocità non pervada solo il potere temporale, andando a corrompere persino quello spirituale, come se fossimo stati teletrasportati in quel medioevo definito oscuro nei libri di storia. Ed è proprio il santo padre a mostrarci i tempi di totale, ma per nulla casuale, incongruenza cononico-religiosa, il quale, mentre equipara l’aborto all’omicidio, nomina, quale nuovo membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il professor Jeffrey Sachs, fervido sostenitore dell’aborto come soluzione al sovraffollamente globale. In più, concede la comunione (alla faccia della dottrina cattolica!) al presidente USA Biden, dichiaratamente filo-abortista, accolto in una santa sede caratterizzata da un clima rilassato e cordiale, in emblematico contrasto con l’espressiva inospitalità riservata al predecessore Trump, quel presidente dal ciuffo biondo che Francesco palesemente non digeriva.

Per questo, ma non solo, sono arrivate puntuali le reazioni, anche scomposte, di chi sostiene, in modo sempre più convinto, che la pseudo-confusione papale sia solo il prevedibile sintomo di uno stravolgimento programmato della società occidentale, partendo dall’annientamento di quei pilastri che, fino a qualche tempo fa, erano ritenuti inscalfibili.

E’ chiaro, però, che, nonostante la manifesta complicità dei poteri dominanti verso un disegno di assoluta alterazione dei valori europei, vi sia una società reale che non riveli alcuna voglia di arrendersi all’insopportabile pensiero unico egemonico.