Ucraina, vittima di bombe e di ipocrisia

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C’è un sambuco in giardino e uno zio a Kiev”, così recita un vecchio detto ucraino, ad indicare quanto ci sia in comune tra due interlocutori che conducono ragionamenti totalmente differenti. Ed è quello che sta accadendo in Ucraina da anni, ormai: vi è un leader imposto democraticamente dagli americani ed una Russia che ha risposto ad una minaccia indiscutibilmente temibile, bombardando, senza remore, un Paese inerme. In mezzo, il popolo, la vera vittima di questo drammatico teatrino.

Gheddafi, Saddam Hussein, Bin Laden, sono solo alcuni dei più famosi personaggi della storia “sedotti ed abbandonati” da quella egemonia USA che ha come unico obiettivo quello di soddisfare i propri interessi economici ed espansionistici. Le amministrazioni americane non cercano alleati ma colonie, sudditi pronti a sacrificare la propria gente per la conservazione del potere a stelle e strisce. Il buon Zelensky, ancor prima di fidarsi di un governo reiteratamente guerrafondaio – soprattutto quando guidato da “caritatevoli democratici” – avrebbe dovuto pensare a coloro che, prima di lui, avevano già intrapreso tale percorso fallimentare, per sé ma anzitutto per il proprio popolo.

Ed è palese quando, nonostante qualcuno cerchi di ricostruire quei ponti di dialogo caduti sotto le macerie provocate dalle bombe russe, il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, soffia sulle ardenti fiamme del fuoco dell’est. Egli, il 7 maggio scorso, rilascia questa dichiarazione a Welt: “I membri della NATO non accetteranno mai l’annessione illegale della Crimea. Siamo stati sempre contrari anche al controllo russo di parti della regione del Donbass nell’Ucraina orientale”. Pur concedendo – nel corso della dichiarazione - una discrezionalità decisionale al governo ucraino relativa agli aspetti che andranno a delineare un’auspicabile tregua, il numero uno dell’Alleanza Atlantica afferma inequivocabilmente che, semmai tali saranno i punti di incontro tra le due nazioni belligeranti, l’Occidente non li accetterà e non li riconoscerà.

In questo marasma di atteggiamenti apparentemente inspiegabili, prevale finalmente il buonsenso di Papa Francesco, forse l’unico tra i leader mondiali a voler davvero la pace. Il Capo del Vaticano prende posizione, sostenendo giustamente che il conflitto vada fermato e non alimentato: “Cos'ha scatenato questa guerra? Probabilmente l'abbaiare della Nato alla porta della Russia...un'ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata forse sì”. Parole che gli varranno le critiche del mondo perbenista mondiale, che costituiscono, invece, una dichiarazione di verità e lucidità.

Ma chi vuole questa guerra? Mentre il papa cerca di tener vivi canali di diplomazia, con un netto “NO!” alle armi, la governance mondiale continua ad assecondare un canuto (quasi) ottantenne che mostra inconfutabili segni di instabilità, quando contesta Putin in modo barbaro, definendolo macellaio, mentre stringe mani a personaggi immaginari.

La reazione dell’Europa, intanto, consiste in una lista di sanzioni che colpiscono direttamente solo gli europei stessi (non gli americani, non Putin, ma le famiglie italiane!) nonché nella eclatante ipocrisia di bandire i russi - vittime del governo russo e del politically correct occidentale – da ogni competizione mondiale, per supportare uno sconosciuto gruppo rap-folk ucraino all’Eurovision 2022. La prossima mossa sarà aggiudicare i prossimi mondiali di calcio alla nazionale gialloblu?