Una sirena a settembre

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Sirena: figura mitologica dall’aspetto di donna giovane e bella nella parte superiore del corpo e uccello nella parte inferiore, dal Medioevo in poi con la forma di pesce nella parte inferiore. Tra le doti di queste creature, il canto melodioso e incantatore, la capacità di affascinare e ammaliare.

"Una sirena a settembre" di Maurizio de Giovanni, uscito per Einaudi il 6 luglio, ci porta a Napoli, dove di sirene ce n’è più di una: c’è Ester, dolce e bellissima sirena sfortunata dalla voce melodiosa; Susy, sirena della TV, capace di mostrare il volto di donna decisa, onesta e sicura di sé; ci sono poi le sirene tatuate, importanti quanto quelle in carne e ossa.

Mina Settembre, appassionata e procace assistente sociale, che i lettori hanno imparato a conoscere e ad amare nei racconti Un giorno di Settembre a Natale, nella raccolta gialla di Sellerio Regalo di Natale (2013), e Un telegramma da Settembre in La scuola in giallo (Sellerio, 2014) e poi nei romanzi Dodici rose a settembre e Troppo freddo per settembre, questa volta si trova coinvolta da ben due storie che, come sempre, la vedranno agire insieme a Domenico (chiamami Mimmo) Gammardella, ginecologo del consultorio, bellissimo e insicuro, grazie al quale gli appassionati di cinema, e le fan di Brad Pitt in particolare, potranno ritrovarsi con una bella lista di film da rivedere! C’è, poi, come sempre, l’immancabile Rudy Trapanese, ambiguo portiere del palazzo. Anche questa volta le amiche storiche di Mina, profondamente diverse da lei ma legate da un affetto altrettanto profondo, avranno un ruolo importante. 

Si tratta davvero di una sfida doppia per Mina, che ritroviamo a combattere con la sua gelosia, con una madre che le ricorda solo i suoi fallimenti o presunti tali, con un quartiere che, dopo una sola puntata di una trasmissione televisiva, le gira le spalle. A Napoli, che secondo la leggenda sembra sia stata fondata proprio da una sirena, Partenope, niente è come sembra. Mina, ancora una volta, non accetta il ruolo di spettatrice passiva né si rassegna alle cose che sembrano dover accadere per forza in questa città così bella e così complicata: che cosa nasconde lo scippo dell’anziana signora a Via Toledo, che si ritrova a combattere tra la vita e la morte? E chi è davvero il piccolo Geppino, che si contende il cibo con i cani randagi? Per Mina questi due eventi, che pure non dovrebbero stupirla in una città in cui bene e male, ricchezza e povertà, bellezza e raccapriccio convivono e si alternano, nascondono altro. Il modo in cui si svolgono e i protagonisti stessi sembrano non convincerla e la spingono ad andare oltre le apparenze, anche se questo significa rivolgersi, ancora una volta, e con immensa gelosia di Mimmo, all’ex marito, il sarcastico e inappuntabile magistrato Claudio De Carolis. 

In una storia di sirene, nella città che da una sirena è stata fondata, bisogna muoversi con grande cautela, perché è fin troppo facile lasciarsi incantare e perdere la rotta, smarrire il filo degli eventi. 

Ma, fortunatamente, ad accompagnare il lettore c’è la voce della Signora, personaggio straordinario e poetico, che funge da vera a propria guida tra inganni e menzogne: “Abbiamo seguito le sirene, ricordi? Era una delle cose che potevamo scegliere, non l’unica ma la più interessante, perché la sirena è un simbolo sbagliato, una che non era un pesce ma un uccello, una che non illudeva ma era illusa, una che se ne voleva andare ma è rimasta…Abbiamo scelto la sirena, giovino’, ma ti posso assicurare che si può scegliere qualsiasi altro filo, di ogni colore, seguendo il quale si percorre una storia grande fatta di storie piccole. Perché questo posto. mi devi credere, è pieno di connessioni invisibili, fili di nylon che legano ogni persona a un’altra, e camminando a zig zag, salendo e scendendo per queste stradine strette, salendo affannosamente dai piani bassi a quelli alti e poi scendendo a rotta di collo per le scale, diventa tutta una rete di nylon così stretta e inestricabile che puoi raccontare tutto quello che vuoi tu”. 

Maurizio de Giovanni non ha bisogno di presentazioni: è uno degli scrittori italiani fra i più affermati e prolifici, tradotto in tutto il mondo, autore di serie amatissime non solo dai lettori ma anche dagli spettatori delle fiction televisive. Ecco la breve chiacchierata virtuale che ho avuto il piacere e l’onore di fare con lui, che ancora una volta ha mostrato la sua grande disponibilità e il suo affetto per i lettori.

Buona lettura!

Che cosa è Napoli per te? Se dovessi descriverla a chi (ipotizziamo l’assurdo) non ne ha mai sentito parlare, come lo faresti?

Napoli è indefinibile, perché contiene tutto e il contrario di tutto. Se dovessi però descriverla con un paragone, la immaginerei come una di quelle madri sovrabbondanti e indiscrete, rumorose e colorate che indagano nei cassetti dei figli adolescenti per scoprire quello che nascondono, che parlano a voce troppo alta e che indossano vestiti chiassosi e provocanti, e si truccano troppo; uno se ne vergogna e cerca di tenerla nascosta, ma non la cambierebbe con nessun’altra e non consente che nessuno ne parli male.

Mina è un personaggio femminile molto interessante: pronta a tutto per aiutare chi si rivolge a lei, farebbe qualsiasi cosa per le persone che ama, bella senza esserne realmente consapevole. Come è nata l’idea del personaggio di Mina?

Mina risponde alla mia esigenza di utilizzare il tono della commedia, così importante per uno scrittore napoletano. È il mio vestito leggero e colorato, da indossare quando fa molto caldo per passeggiare per i vicoli della mia città. E volevo una donna forte, caparbia e determinata, che si confrontasse con quel territorio grigio che è al di fuori della legge ma dentro la giustizia. Le voglio molto bene, perché è piena di difetti e di impulsività, ma è buona e profondamente impegnata nel sociale.

Una sirena a settembre è dedicato alla tua mamma, scomparsa da poco. Molti dei tuoi lettori hanno avuto la gioia e l’onore di conoscere la tua mamma e di interagire con lei sia dal vivo che sui social. Quanto è stato importante per te e nella tua vita il rapporto con la Signora Edda?

Mia madre è stata, come per tutti, la figura più importante della mia vita. Ho avuto la fortuna di averla per tanto tempo, e non è mai stata diversa da se stessa, tutta cuore, amore, forza e certezze. Tra tante altre cose le devo la capacità di raccontare e la voglia di coinvolgere, l’amore per la città e tutto quello che di buono ho. Le dedicherò ogni libro che avrò la fortuna di pubblicare.

Le tue presentazioni e i tuoi incontri con i lettori, parlo per esperienza, sono sempre molto avvincenti; il pubblico è sempre numeroso e i tuoi lettori hanno ogni volta mille domande da farti. In questo tempo sospeso del Covid quanto ti è mancato il contatto umano e diretto con il pubblico (anche se le tue dirette web erano sempre frequentatissime e molto molto interessanti)?

È stato ed è molto difficile, perché anche adesso che si sta riavviando il motore degli eventi in presenza parlare a un pubblico ridotto a un terzo per rispetto delle normative e con mezza faccia coperta non è proprio la stessa cosa. Per fortuna abbiamo potuto utilizzare lo strumento informatico, che ci ha permesso di mantenere un contatto visivo. A me manca moltissimo il rapporto fisico coi miei lettori, che amo profondamente e che non vedo l’ora di rivedere.

Ultima domanda: progetti per questa estate? Dove ti vedremo?

Estate di scrittura: una codia per Antonio Milo e Adriano Falivene, alias Maione e Bambinella, e il nuovo romanzo dei Bastardi. Poi qualche partecipazioni ai festival, se riesco. La pagina Facebook del fan club vi terrà informati con la solita puntualità. Grazie, per questo affettuoso interesse: è ricambiato con tanto cuore.