URSS e Russia, corsi e ricorsi storici

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Cosa ci lascia in eredità l’Unione Sovietica? Quali analogie ci sono con l’attuale Russia putiniana? Sono solo alcune delle domande che ci si pone a 30 anni dalla caduta dell’URSS.

Di tutto questo e di altro se ne occupa Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes, rivista italiana di geopolitica, e più precisamente nel volume CCCP Un passato che non passa.

Il suddetto volume mette in risalto tutti i punti in comune tra passato e presente a partire dal sondaggio che vede Josip Stalin come personaggio storico preferito dalla grande maggioranza dei cittadini russi, che gli attribuiscono il merito di aver vinto la seconda guerra mondiale, detta anche grande guerra patriottica.

Continuando nell’analisi si evincono tratti in comune dal punto di vista antropologico-culturale risalenti agli anni ‘70-80, l’epoca della stagnazione brezneviana, mentre uno dei principali tratti discontinuità può essere considerato l’attuale ridotta dimensione territoriale della Repubblica Federale Russa.

Per comprendere meglio la società ed ancora di più l’individuo russo, ci viene in aiuto il Orietta Moscatelli, esperta giornalista e corrispondete italiana nel paese degli zar. Nel suo articolo sul cosiddetto “homo sovieticus”, termine mai utilizzato dai teorici del comunismo, un uomo nuovo portatore dei valori marxisti-leninisti quindi un individuo dotato di una grandissima moralità dotato di una grandissima forza morale e fisica, lo stesso individuo raffigurato sui mosaici della metropolitana di Mosca, una figura che cambia la sua funzione sociale per la società circostante, dedito alla lotta di classe negli anni’20 mentre negli anni’40 in piena guerra diventa una patriota.

Di “homo sovieticus”, vero e proprio si comincerà a parlare negli anni’80 con saggio del filosofo e scrittore Alexander Zinoviev, lo stesso autore una volta in esilio si renderà conto che la realtà era completamente diversa da come l’aveva teorizzata.

In conclusione l’uomo sovietico è un anti-modello, un individuo che si adatta, spesso anche passivamente alle esigenze dello Stato, una connotazione negativa che continua prima con l’analisi del sociologo Yuri Levada, e poi con Lev Dmitrievitsch Gudkov suo allievo e direttore del centro di studi che porta il nome di Levada stesso, sostiene dati e sondaggi alla mano la sua tesi sulla continuità dell’uomo sovietico nell’odierno cittadino russo, e tutto ciò a parere stesso di Gudkov non è una buona notizia, e l’esempio più lampante dei questa continuità è la poca partecipazione dei russi alla vita del governo, una sorta di delega collettiva al governante di turno aldi là dell’appartenenza politica. Tuttavia se la Russia avviasse un processo di “democraticizzazione” in tal senso finirebbe per scomparire, finirebbe per essere quella che conosciamo.

Continuando con l’analisi storica si può notare che l’Unione Sovietica se da un lato poteva considerarsi l’erede del dissolto impero zarista, dall’altro ha visto aderire i suoi Stati membri su base volontaria contribuendo in tal modo a rendere l’Urss il secondo impero in ordine di importanza al mondo, un’importanza ricercata ma mai realizzata con i Romanov. Un impero che al momento del suo scioglimento ha visto dividere i suoi confini secondo le linee amministrative decise da Stalin e tutt’ora per la gran parte invariati.

La fine dell’Urss ha visto Gorbachev, con il suo tentativo di salvare il gigante sovietico sconfitto da un emergente Boris Elstin, il tutto condito dal consueto atteggiamento dei cittadini russi, i quali chiamati a Referendum sulla permanenza all’interno dell’Urss si esprimono a favore ma allo stesso tempo dicono di sì alla proposta di Elstin stesso di votare per l’istituzione della carica di Presidente della Russia, contribuendo in tal modo ad accelerare il processo di sfaldamento interno dell’Unione Sovietica, a tal punto si disse che la Russia avesse vinto la guerra fredda perché a differenza degli Usa fosse riuscita a sconfiggere l’Urss. Teoria poco credibile visto che gli americani considerano la Russia per molti versi come lo Stato successore di quello sovietico anche a causa delle sue mire espansionistiche nei confronti dei paesi confinanti come l’Ucraina.

Tornando al confronto tra Gorbachev e Elstin, se il primo aveva promesso una serie di riforme democratiche e libertarie senza però riuscirci, anzi accelerando maggiormente il processo di sfaldamento dell’Urss, il secondo fallisce gli obbiettivi che si era prefissato, e cioè quelli di portare benessere e prosperità al popolo russo, fallisce per via della sua debolezza rispetto alle manovre stelle e strisce di svendere ed appropiarsi delle ricchezze nazionali russe aprendo di fatto le porte al suo successore ed attuale Presidente Vladimir Putin, chiedendo di fatto l’esperienza sovietica.

Di questo evento rimarrà l’immagine storica dell’ammaina bandiera sovietica sulla piazza rossa nella quasi totale indifferenza della popolazione preoccupata dell’imminente e radicale cambiamento di cui sarebbero stati i protagonisti.

Continua Lucio Caracciolo affermando che il disfacimento della società sovietica era prevedibile e previsto da molti pensatori, in particolare dal pensatore e critico Amlric, il quale aveva parlato di sua fine per il 1984 (sbagliandosi di soli sette anni) ed aveva messo in luce le enormi contraddizioni presenti in quella società, un paese pioniere dal punto di vista scientifico, che aveva mandato in orbita Yuri Gagarin il primo astronauta, ma che allo stesso tempo era incapace di provvedere ai bisogni più basilari dei sui cittadini. Di questi ne fu consapevole lo stesso Gorbachev il quale affermo “se avessimo speso qualche miliardo di rubli per riempire i negozi a quest’ora l’URSS esisterebbe ancora”.  

Tutt’oggi, conclude Orietta Moscatelli, questa sensazione di gigante dai pedi di argilla è ancora presente tra i cittadini russi, i quali chiedono a Putin, investito da forte consenso popolare, una maggiore sicurezza economica ed una persuasiva opera di redistribuzione della ricchezza in un paese dove è presente una fortissima oligarchia nata contemporaneamente alla dissoluzione del regime grazie alla spartizione delle ricchezze naturali come gas e petrolio acquisite per pochi spiccioli dagli ex componenti del governo sovietico i quali secondo il saggista americano Jeffrey Sachs hanno rivestito un ruolo fondamentale per la vittoria di Boris Elstin nel 1996 e che ancora oggi chiede il conto per il supporto politico apportato negli anni ’90.

Citando il grande letterato italiano Gianbattista Vico che parlava di ”corsi e ricorsi storici”, lo stesso principio varrà anche per la Russia?