Violare il domicilio e deportare i malati dalle loro case?

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Così ha testualmente affermato Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19: “le mura domestiche sono i principali focolai” (5.11.2020). E gli ha fatto eco Nicola Zingaretti, presidente del Partito Democratico: “virus è un ‘bastardo’, si rifugia nelle case” (“Ansa”, 6.11.2020). Ed è proprio lì che, già da tempo, vogliono penetrare, in un modo o nell’altro: dentro le vostre case, varcando la soglia delle mura domestiche. Con lo smart working già ci sono arrivati, invero: l’azienda entra nello spazio sacro dell'oikos, lo profana, e muta il tempo della vita in tempo del lavoro. Ma questo ancora non basta. Lo scopo ultimo è sopprimere la distinzione tra privato e pubblico, rendendo tutto economicamente “privato” – cioè sottoposto alle regole del mercato – e, insieme, politicamente pubblico, ossia controllato dal potere (e sottratto alla libertà dell’individuo). Non solo, dunque, tracciabilità sopra la pelle e sotto la pelle, ma anche abbattimento della distinzione tra vita privata e vita pubblica. Nulla deve rimanere indisponibile alla presa e al controllo panoptico del potere autoritario e incondizionato del nuovo ordine terapeutico. Se la casa – come afferma Arcuri – diventa il principale spazio di diffusione del virus, va da sé che è nella casa che dovrà penetrare l’ordine disciplinare del controllo del virus e delle politiche: il logo unico terapeuticamente corretto dirà, more solito, che anche tale invasione, che scardina l’ultimo baluardo di resistenza al potere, è a fin di bene, perché volta a proteggere le vostre vite e a contenere la curva epidemiologica. Ancora una volta, un diritto costituzionale – l’inviolabilità del domicilio – potrà, all’occorrenza, essere messo a tacere in nome del diritto alla salute, usato ideologicamente come passepartout per scavalcare ogni altro diritto e per ridisciplinare in chiave autoritaria la società e le vite. Si potranno, così, “scovare casa per casa i contagiati e isolarli in apposite strutture, in luoghi di quarantena (Stefano Bonaccini, su “La7”, 14.5.2020). Ma non solo: il nuovo potere terapeutico potrà pretendere di introdursi nelle abitazioni “private” per controllare che il rispetto delle direttive sia regolarmente seguito, senza violazioni. Era quanto, tra l’altro, si leggeva nella bozza del DPCM previsto per il 13 ottobre. Così riportava il quotidiano “Libero” nel suo articolo del 12 ottobre 2020 intitolato Verso il nuovo Dpcm, stretta sugli sport di contatto e le feste in casa: “nei luoghi privati il titolare, sia che trattasi di abitazioni familiari o sedi associative, può consentire l’accesso a un massimo di dieci persone diverse dal proprio nucleo familiare risultante dall’anagrafe comunale. Per assicurare il rispetto di tale prescrizione gli incaricati dalla pubblica autorità potranno in qualsiasi momento chiedere l’accesso e procedere alla identificazione dei soggetti presenti nell’immobile”. Si trattava, nel caso italiano, una palese violazione della lettera e dello spirito dell’articolo 14 della Costituzione (“il domicilio è inviolabile”). Nel testo finale, per fortuna, non si trovò suddetta formulazione. E ciò dipese dal capo della polizia, il prefetto Franco Gabrielli, che si oppose: è quanto apprendiamo da “Il riformista” e dal suo articolo del 15 ottobre del 2020, intitolato Franco Gabrielli, il poliziotto che ha impedito lo Stato di Polizia voluto da Speranza e Franceschini. Ancora una volta, l’Italia non è un caso isolato, se è vero che siamo al cospetto di una riorganizzazione planetaria del modo della produzione. Anche in Inghilterra, ad esempio, si parla apertamente della possibilità della violazione del domicilio da parte delle forze dell’ordine. Ne dà notizia “La Repubblica” il 29 ottobre 2020 con un articolo così intitolato: Coronavirus in Gran Bretagna, la polizia avverte: “Pronti a interrompere i cenoni di Natale”. È quanto testualmente avrebbero detto, secondo “La Repubblica”, il ministro degli alloggi, Robert Jenrick, e il commissario delle West Midlands, David Jamieson: “i poliziotti avranno il potere di entrare in casa qualora ci siano sospetti su assembramenti superiori a sei e, nell’eventualità, anche interrompere il cenone di Natale”. Si tratta, come dicevo, di una tendenza radicata nel nuovo ordine sanitario. Il dottor Michael Ryan figura come Direttore esecutivo del programma d’emergenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Egli ha elaborato una strategia infallibile per contenere il Coronavirus nella sua celerrima diffusione, che ormai, con il lockdown e il “distanziamento sociale”, avviene principalmente – anche se non esclusivamente – entro le mura domestiche dei nuclei familiari. La strategia di Michael Ryan è semplice: se, come è evidente, il virus si sta trasferendo dalle strade alle case, dalla sfera pubblica a quella privata, allora occorre in ogni modo isolare le persone infette che si trovano a vivere sotto lo stesso tetto. Per farlo – spiega Michael Ryan – è necessario andare a prenderle casa per casa e condurle in luoghi sicuri. Così Michael Ryan ha apertamente detto all’emittente statunitense “Fox News” il 7 aprile del 2020: “in un certo senso il contagio è stato eliminato dalle strade ed è passato all’interno delle famiglie. Adesso dobbiamo osservare all’interno delle famiglie per individuare i malati, rimuoverli e isolarli in modo sicuro e dignitoso”. Non è chiaro, in concreto, in cosa consista tale “modo sicuro e dignitoso” e si può, certo, lasciare ampio spazio di manovra all’immaginazione. Con le parole di Michael Ryan presentano non trascurabili punti di tangenza quelle del presidente della provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. In una video-conferenza del 30 aprile, Fugatti afferma: “non possiamo costringere le persone ad acconsentire all’isolamento, per ora. Non troviamo al momento una grande adesione volontaria. A meno di una norma che lo possa rendere obbligatorio. Di questo ne ho parlato oggi con il ministro Speranza”. Fugatti non fa menzione, invero, del “modo sicuro e dignitoso” prospettato da Michael Ryan. Spiega, però, che “per ora” (sic!) non si possono costringere le persone a essere portate via di casa, se contagiate. E lascia intendere, tra le righe, che solo una norma apposita potrebbe renderlo obbligatorio: di più, dice apertis verbis che di ciò ha direttamente parlato in giornata con Roberto Speranza, ministro della sanità del governo giallofucsia. Insomma, in un modo o nell’altro (“sicuro e dignitoso”, ci rassicura Michael Ryan), potrebbero presto venirci a prendere a casa, magari anche contro la nostra volontaria (ci vorrebbe la norma ad hoc). Del resto, “ce lo chiede l’emergenza”: che è, poi, la nuova formula che si è da qualche tempo affiancata a quella, ormai a tutti nota, “ce lo chiede il mercato”. Che sia il virus o sia il mercato, occorre ossequiosamente obbedire in qualità di docili adepti della nuova religione tecnoscientifica.