Zodiaco Street Food - “I tempi cambiano e anche la malavita è costretta a correre ai ripari”

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Lascia stare il ferro Marconato, che come tiratore sei sempre stato scarso”.

Chi è Marconato, questo tiratore scarso da sempre? Romeo Marconato, aspetto e modi da piccolo boss, con la grammatica pari alla capacità di tiro, camicia aperta e collana d’oro in bella vista. Dopo un inizio di carriera come autista di Felice Maniero nella mala del Brenta, intuisce le possibilità insite nella contraffazione alimentare, in particolare in quella miniera d’oro rappresentata dall’olio di oliva e dalla polpa di pomodoro e vi si dedica con ottimi risultati prima di passare allo “street food” con la geniale creazione dei dodici food truck, uno per ogni segno zodiacale. Con questa trovata domina la scena da Chioggia a Padova, puntando soprattutto sul guadagno assicurato dalla scelta di materie prime scadenti e dall’affluenza dei nottambuli che, in preda alla fame chimica, ogni notte si rivolgono ai furgoni dello Zodiaco.

A un certo punto la strada percorsa da Romeo si incrocia con quella di due produttori televisivi che vogliono coinvolgerlo nel programma The simple cook e trasformarlo nello sfidante del famosissimo chef Ruggero Vitiello, che ha fatto della semplicità delle ricette la sua arma vincente. Ma per Romeo non sarà così facile partecipare al programma né portare avanti i progetti criminali: tra problemi familiari, sorprese del passato, ex agenti segreti russi, la situazione si complica in una girandola di eventi, tra il Veneto e la Russia, che terranno il lettore incollato alle pagine, pagine in cui umorismo nero e sarcasmo si alternano in una combinazione geniale. Romeo è un criminale, non c’è dubbio, ma fa anche tanta tenerezza: una moglie che ha sposato per amore ma con cui ormai non ha più niente in comune; un figlio complicato, che lui ama ma forse nel modo sbagliato; persone alle sue dipendenze, che lui crede fidate, ma che non lo sono.

Dialoghi serrati, in cui dialetto veneto e regole grammaticali molto personali si alternano con equità, eventi che si susseguono senza sosta: questo è Zodiaco Street Food, un libro da leggere tutto d’un fiato, anzi da divorare in un unico boccone! Nonostante gli omicidi e i traffici criminali che sono parte integrante della trama, leggendo Zodiaco Street Food si sorride per gran parte della storia: è un romanzo che regala ore spensierate e momenti di riflessione, in particolare quando parla del rapporto tra Romeo e Moreno, un padre che solo alla fine riuscirà a capire questo figlio difficile. “Non era mai stato un bambino facile, Moreno Angus. Già qualche giorno dopo l’ingresso alla scuola elementare la maestra aveva chiamato a udienza Gigliola per parlarle delle difficoltà di integrazione del figlio: non voleva stare al banco con nessuno e, se contraddetto, non esitava a menare le mani con compagni, maestra e bidelli”.

Con Zodiaco Street Food, Heman Zed ci regala una storia avvincente, di cui sarebbe un peccato svelare la trama con maggiori dettagli: è un libro che va scoperto, pagina dopo pagina, mentre ci si affeziona ai personaggi e si vorrebbe accompagnarli verso un lieto fine. È un libro che diverte e che commuove e che racconta molto di questa nostra società.

Ne parliamo con l’autore che ci racconta come è nata l’idea di Zodiaco Street Food, ci parla di Romeo e di tanto altro.

Come è nata la storia, avvincente e particolarissima, di Zodiaco Street Food?

Zodiaco Street Food è nato una sera, nel parcheggio antistante la piazzola dove c’era un food truck. Aspettavo una persona e nel frattempo ho iniziato a osservare i movimenti dei clienti e dei banconieri. Poi ho attraversato la strada per ascoltare voci e dialoghi. Quella è stata la prima tessere del puzzle. Da lì, è iniziato il percorso creativo su personaggi, luoghi, situazioni e posta in gioco.

Romeo: un personaggio complesso e affascinante, fa parte della malavita, è rozzo il più delle volte, ma può sorprendere per la sua sensibilità. Io, da lettrice, ho voluto immediatamente bene a Romeo. Dalla tua esperienza il pubblico lo ama? E se sì, perché?

Romeo è un personaggio complesso e, secondo me, completo. Lui non lo sa, ma ha tutte le carte in regola per impersonare il classico stronzo che piace. È scaltro, rozzo, sgrammaticato, ma è anche vero. Sorprende per la sua sensibilità, sono d’accordo; la stessa che ha in dote sia per annusare il pericolo e fermarsi un passo prima, sia per rimettersi in gioco all’interno del suo dramma familiare senza venir meno alle proprie responsabilità. Circa la fascinazione del pubblico, soprattutto quello femminile, posso dirti che ho ricevuto anche mail o messaggi in cui mi si chiedeva se fosse un personaggio reale e nel qual caso se potevo fornire il numero di telefono.

Il mondo della cucina e dei cuochi "artistici" invade ormai la TV, i social, le riviste. In tutta onestà, che cosa pensi di questo fenomeno? E ti piace  cucinare?

Mi piace molto cucinare; sono il cuoco ufficiale di casa e ho un trascorso di pizzaiolo. Circa il mondo della cucina in TV posso dire che a fronte di una presenza quasi ossessiva di cuochi, poi a casa si cucina sempre meno. Certo, il tempo a disposizione gioca un ruolo fondamentale, ma si passa dalle abbuffate virtuali di Masterchef ai Quattro Salti in Padella. Perché penso che anche nei reality culinari ciò che interessa non siano tanto le ricette o le elaborazioni dei cuochi, quanto lo scontro, l’arena dei cuochi dove c’è chi vince, chi soccombe, chi si dispera, chi ce la fa per un soffio, chi viene anche umiliato. È il classico circo coi gladiatori che non è mai passato di moda e che ho voluto mettere volutamente in scena nel romanzo.

Ci racconti un po' della tua vita di scrittore? Hai sempre sognato o desiderato scrivere? Come nasce un romanzo e come lo costruisci?

Prima di scrivere sono passato attraverso un lungo percorso di lettura. Inizialmente non pensavo a scrivere, fino a quando mia moglie (anch’essa scrittrice) non mi ha “scoperto”. Nel senso che ha scovato alcuni miei brevi scritti nel cassetto è mi ha esortato a continuare, organizzare, strutturare, lavorarci con metodo, insomma. Per quanto riguarda la costruzione del romanzo, nel mio caso parto da un lavoro abbastanza grosso a monte. Prediligo avere già l’architettura completa della struttura entro la quale mi dovrò muovere. Quando è tutto pronto allora, e solo allora, metto in scena i personaggi  e do il via all’azione.

Ringraziandoti per la disponibilità e per aver donato ai lettori un libro davvero geniale e originale, ecco un'ultima domanda, frutto di una pura curiosità di lettrice. C'è un libro che hai amato talmente tanto da arrivare a desiderare di averlo scritto?

Sono molti i libri che avrei desiderato scrivere, in momenti diversi. Tralasciando i classici ché altrimenti non si finirebbe più, direi che a memoria, tre romanzi che una volta finiti ricordo di aver avuto il pensiero che citi, direi: “Scritto sul corpo” di Jeanette Winterson, “La casa del sonno” di Jonathan Coe e “Colla” di Irvine Welsh.

Grazie a te.